Samantha Cristoforetti: il premio negli Usa al Diario, il salotto da tinteggiare e la “non mistica” esperienza nello spazio

Grande successo negli Stati Uniti del libro in cui l'ingegnera trentina racconta come è diventata astronauta

Samantha Cristoforetti: il salotto da tinteggiare, il premio negli Usa al Diario e la non mistica esperienza nello spazio
di Paolo Ricci Bitti
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Sabato 2 Ottobre 2021, 20:48 - Ultimo aggiornamento: 5 Ottobre, 02:06

Le è costato tre anni di lavoro fra mille stop&go e anche la ritinteggiatura delle pareti del salotto della casa di Colonia, ma “Il Diario di un'apprendista astronauta” continua a garantire soddisfazioni a Samantha Cristoforetti, la prima astronauta italiana: l'edizione in lingua inglese del suo libro, edito in Italia da La Nave di Teseo e con tutti i diritti dell'autrice devoluti all'Unicef, ha appena vinto negli Stati Uniti il premio Space Hipster Book 2021, un riconoscimento che arriva dalla base, dal popolo di appassionati di spazio riuniti da una pagina Facebook molto frequentata, tenuta d'occhio dalle case editrici che vogliono capire che aria tira in quell'ambiente capace di assorbire oltre 200 titoli l'anno sui vari aspetti dell'aerospazio, dell'astronomia e dell'astrofisica. E si parla solo dei titoli destinati a una distribuzione nazionale e internazionale. Forte la concorrenza al Diario della Cristoforetti,  pubblicato anche in lingua tedesca, che nel prossimo marzo tornerà in orbita sulla Stazione spaziale internazionale.

Stati Uniti, premiato il Diario di Samantha Cristoforetti

Gli altri finalisti, superstiti dopo la scrematura dei 27 libri "nominati, erano Sarah Stuart Johnson con The Sirens of Mars,  Alison Wilgus con The Mars Challange e Donovan Moore con What Stars Are Made Of: The Life of Cecilia Payne-Gaposchkin. In particolare quest'ultimo, brillante giornalista, scrittore e sceneggiatore americano molto conosciuto, era assai quotato con la biografia dell'astrofisica angloamericana che negli anni Venti non vide riconosciuto il valore delle sue importanti scoperte poi in realtà saccheggiate da altri scienziati. Una vicenda invero molto appassionante, molto affascinante. 

Ebbene, la storia della bambina trentina che passave le notti sui monti perduta nell'ammirazione del cielo stellato ha convinto la giuria che ha premiato Diary of an apprentice astronaut (Allen Lane editore), peraltro già ottimamente recensito negli Usa dove è uscito l'anno scorso e dove ora è disponibile anche con la copertina flessibile.

Applausi, durante l'evento on line per la proclamazione su Facebook, per l'ingegnera italiana, 44enne, due figli di 4 e un anno, che da tempo non ha più un profilo su questo social e che poco prima aveva trascinato la platea raccontando dei tre anni impiegati a scrivere le 538 pagine del Diario (in cui la parola Fortuna ricorre 85 volte): vale la pena leggerlo o rileggerlo in vista della prossima missione dell'astronauta dell'Agenzia spaziale europea che arriva a consigliare di saltare le parti considerate troppo ostiche per chi non mastica fisica, astrofisica e astronomia, proprio come aveva fatto lo scrittore Andy Weir con il magistrale The Martian da cui è stato tratto il film cult con Matt Damon.

Qui sotto la recensione del libro di cui fa sempre bene mandare giù una pillola:

L'UNIVERSO SI FERMA
(ovvero come si vive un istante capitato, dal 1961 a oggi, a meno di 600 persone scelte dopo selezioni impietose per decollare verso le stelle, ndr) 

“Una semplice frase, asciutta e tecnica, scioglie tutta la mia tensione. Ogni fibra del mio corpo, ogni corda del mio spirito si rilassa. Non esulto, non rido, non piango. Mi pervade una gioia quieta e assaporo in silenzio un profondo sollievo. Non c’è passato e non c’è futuro, esiste soltanto questo presente abbagliante. L’intero universo si è fermato e mi rivolge un sorriso benevolo. ... Con un misto di talento, duro lavoro e tanta, tantissima fortuna ho potuto realizzare ciò che è quasi impossibile. È infatti un sogno potente, ma insidioso, che la vita mi ha regalato, perché diventare astronauta è una cosa spaventosamente improbabile. Ora, però, la strada per lo spazio è aperta”.

(La descrizione è relativa alla notte del 18 maggio 2009: Cristoforetti, allora in forza all'Aeronautica militare, è nella sua stanzetta alla base di Istrana e ha appena letto la mail con cui l’Agenzia spaziale europea le comunica l’ammissione ai 6 posti per astronauti ambiti da 8mila qualificatissimi candidati che già solo per iscriversi al concorso dovevano avere, oltre a un curriculum stellare, il certificato medico di idoneità al volo e il brevetto di pilota d'aereo. L'altro italiano dei sei selezionati è Luca Parmitano, ndr).

Come è arrivata a scrivere il libro?, le hanno chiesto l'altro ieri gli Space Hipster 

«Non scriverò più un libro a meno di non avere davanti sei o sette mesi per potermi dedicare solo a quello. Il Diario ha richiesto tre anni di lavoro, molto faticosi, molto assillanti, perché il pensiero di doverlo portare a termine non era facile da gestire fra tanti impegni: dopo la missione Futura (199 giorni in orbita fra il 2014 e il 2015, allora un record, ndr) ero presa da mille attività, avevo avuto la prima figlia ed era molto difficile riprendere ogni volta il filo della stesura. Un giorno tutti i miei familiari, genitori e suoceri compresi, sono usciti da casa e ho deciso che dovevo usare quelle ore di solitudine per dare una svolta alla scaletta del libro. Ho iniziato ad attaccare fogli e appunti a una parete del salotto, che pure è abbastanza vasto, poi a un'altra parete, poi a un'altra: dopo un po' tutti i muri erano tappezzati di fogli incollati, con me che li spostavo vorticosamente da una posizione all'altra, da un possibile capitolo all'altro fino a quando non ho trovato l'assetto che avevo in mente. Immaginate le facce del mio compagno, dei miei familiari quando sono rientrati e hanno visto quelle parete addobbate in quel modo. Alla fine la "scaletta" del libro era pronta, ma poi abbiamo dovuto ritenteggiare le pareti perché la colla e il nastro adesivo avevano causato un disastro sui muri».

Le hanno anche chiesto quali modelli avevano ispirato la sua carriera in cui ha concretizzato il sogno di diventare astronauta, un mestiere riservato a pochissimi.   

"Il mio consiglio è quello di non autoconfinarsi in un modello che ci può piacere, che ci può assomigliare: si può essere ispirati per migliorareo da una moltitudine di esseri umani, di eventi, di situazioni". Seguono altri applausi.

Qui la registrazione dell'evento-proclamazione del premio letterario con gli interventi di Cristoforetti.

La "non mistica" dello spazio

Durante il mese di settembre, dedicato alla parte più dura dell'addestramento per la prossima missione che ha compreso anche l'ennesima trasferta a Star City a Mosca, Samantha Cristoforetti è stata intervistata anche da Time che ha schierato l'asso dei cronisti dello spazio, Jeffrey Kluger, Editor at Large  (vuole dire che è libero di scrivere ciò che più gli piace per il magazine che poi lo mette in copertina, com'è accaduto oltre 40 volte). Solo sullo spazio ha scritto dieci libri di grande successo, incluso Apollo 13, ed è stato anche nominato agli Emmy Awards per la serie "Un anno nello spazio". Brillanti le sue domande, altrettanto le risposte, in particolare sulla questione di genere nello spazio, fra gli astronauti, e sull'effetto che provoca, nell'anima, non solo sul fisico, l'andare nello spazio. Un filone, quest'ultimo, effettivamente affascinante e trascinante, sempre al centro dei colloqui con chi è si è spinto appunto verso le stelle. Anche Pontefici e presidenti di superpotenze, re e regine, hanno fatto più volte agli astronauti questa domanda ricevendo quasi sempre la stessa risposta. E Kluger, veterano della materia, non si è sottratto. Ecco la risposta, in contropiede, di Cristoforetti. 


"Ha scritto che si colloca fra coloro che vogliono ricordare l'importanza della russa Valentina Tereshkova, prima donna nello spazio, e i valori che rappresenta con quella prima missione. Ma per molto tempo nello spazio sono andati solo uomini: si sta finalmente raggiungendo la parità di genere?", le ha chiesto Kluger. 
 

La risposta dell'astronauta: "Il problema è che su questo tema i media iniziano sempre citando i numeri (verissimo, e sempre per ricordare che dal 1961 a oggi fra astronauti, cosmonauti e taikonauti si contano 530 uomini e solo 66 donne, di cui solo cinque russe e il 75% delle altre americane, ndr) e anche quando si arriva alla Nasa si sente spesso dire che non abbiamo raggiunto l'equilibrio di genere. Sì, immagino che sia vero, ma allo stesso tempo nelle ultime selezioni si è vicini alla parità, al 50% (verissimo anche questo, per il programma lunare Artemis sono stati scelti dalla Nasa 9 uomini e 9 donne, ndr). I numeri citati dai media, in altre parole, andrebbero contestualizzati perché relativi a tutto il periodo storico dell'esplorazione spaziale, compresi i primi decenni in cui di donne che si avvicinavano a questi ambiti non ce n'erano o ce n'erano  poche. È un po' sleale ritenerci responsabili per questioni del passato".

E si arriva alla domanda più interessante, quella sull'Overview Effect (qui un magnifico documentario) ovvero sull'effetto della veduta d'insieme che possono raccontare in pochi, ovvero quei meno di 600 fra uomini e donne che sono andati nello spazio. Viene così definito il cambiamento che maturano, maturerebbero, gli astronauti nella conoscenza e nella consapevolezza che si ha della Terra vista tutta intera (per chi si è spinto fino a Luna) o quasi, come capita agli inquilini della stazione spaziale internazionale che sfrecciano a 400 chilometri di quota. E' un cambio di prospettiva radicale, esaltante, affascinante, straniante. Per Luca Parmitano manca persino il vocabolario per descrivere queste sensazioni provate dall'uomo da meno di tre generazioni, ancora non c'è stato il tempo per adeguare il linguaggio.  Da lassù i confini fra gli stati non si vedono come non si vedono le più grandi strutture costruite dall'uomo come la muraglia cinese. Molti astronauti dicono che è evidente, oltre alla straordinaria bellezza, la fragilità della Terra, "un pallido puntino azzurro", e che rimpicciolisce via via il significato dei conflitti che ci lacerano. E in tanti, sempre fra gli astronauti, sostengono che far vivere questo effetto a sempre più persone aiuterebbe a democratizzare finalmente il pianeta per "proteggere l'unica astronave del genere umano". Nel libro The Overview Effect di Frank White, 1987, ben 29 astronauti raccontano di questo profondo cambiamento cognitivo che è avvenuto in loro durante, e dopo, la missione nello spazio.

Ed ecco allora la risposta di Cristoforetti alla domanda di Kluger sull'effetto Overview e se l'avesse vissuto.

«Penso che a volte ci sia un piccolo malinteso. Sento molte affermazioni tipo: "Oh, vorremmo mandare i politici nello spazio e loro cambieranno la loro visione del mondo", ma non credo che qualcosa cambierà drasticamente la visione di qualcuno a meno che quel qualcuno sia predisposto a quel cambiamento. Andare nello spazio può aumentare la tua sensibilità all'idea del pianeta come un sistema, come un'astronave con l'umanità come un unico equipaggio. Quello che non credo è che sarà una sorta di esperienza mistica: semplicemente non ci credo e non l'ho visto succedere ad alcuno».

Paolo Ricci Bitti

Barbie astronauta ispirata a Samantha Cristoforetti

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