GOVERNO

Governo, frattura tra Grillo e Casaleggio che non ama la svolta a sinistra

Lunedì 26 Agosto 2019 di Mario Ajello
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Governo, frattura tra Grillo e Casaleggio che non ama la svolta a sinistra

I partiti si possono ereditare, come nel caso dei 5 stelle passati da Casaleggio padre a Casaleggio figlio. Ma non è detto che i legami affettivi e soprattutto politico-culturali tra un padre e un amico possano automaticamente riprodursi sulla discendenza. Infatti il rapporto strettissimo fra Grillo e Gianroberto era speciale e quello tra Grillo e Davide non lo è affatto. Fino al punto da scontrarsi platealmente visto che le loro linee sulla crisi sono diverse, Beppe tutto sparato verso il Pd e Casaleggio niente affatto? Davide, a cui le offerte di Salvini per Di Maio premier e per un nuovo esecutivo giallo-verde continuano a piacere assai, è stato informato ieri delle ultime novità. Che registrano un aumento di chance per il Conte Due.

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Proprio come voleva Grillo, e fortemente, fin dall’inizio, e come adesso vuole più che mai. E sul blog ha postato una vera e propria investitura, ieri, il fondatore: «Saluto con grande piacere il Professor Giuseppe Conte, lo abbiamo visto attraversare una foresta di dubbi e preoccupazioni maldestre, faziose e manierate, che ha saputo superare grazie a dei requisiti fondamentali per la carica che è destinato a ricoprire». Cioè il premier rieccolo. E che «tenuta psicologica» e che «eleganza nei modi», dice Grillo di Conte l’«Elevato» e non lo fa in maniera ironica. 

LE SIRENE LEGHISTE
Quindi Casaleggio deve cedere? Al mondo di Davide, al cuore del partito-azienda, arrivano messaggi da parte della Lega che dicono: «Se andate con il Pd finirete male». Ed è proprio questo il timore di Casaleggio. Il quale sta subendo la linea Grillo-Fico, sta constatando che i niet di Zingaretti su Conte sono sempre più flebili (Nicola è circondato dai maggiorenti del suo partito e dai renziani) e a questo punto l’importante per lui è blindare un posto per Di Maio nel governo perché Luigi è stato sempre organico al casaleggismo.
 

Che sarà pure ontologicamente nordista (con Gianroberto lo era anche di più e a suo modo era stato leghista) ma Davide nel sudista Luigi ha trovato una sponda e un interprete affidabile e ancora utile. Agli occhi di Casaleggio, un posto alla guida di un dicastero economico per Di Maio sarebbe la cosa migliore. Ma l’importante è che la sconfitta di Di Maio - e dell’asse tra lui e il capo azienda milanese - sia contenuta. Ma che Davide e Luigi, i padroni in questi anni del movimento, uno come cuore politico-finanziario e l’altro come leader partitico e organizzativo, siano finiti in minoranza rispetto al grillismo filo-dem - gestito da Beppe l’ex emarginato e da Fico che era stato immobilizzato alla guida della Camera - segna un passaggio rilevante nella vita del movimento. Sempre che l’evoluzione in atto, verso un governo giallo-rosé, concluda la sua parabola e non s’interrompa visto che i giochi ancora sono aperti, gli sgambetti all’ordine del giorno e la volubilità dei protagonisti è sotto gli occhi di tutti. 

«Il mai con il Pd» di Casaleggio padre («E se il movimento volesse farci un governo insieme, io lascerei il movimento», disse il santone) pesa e non poco su Casaleggio figlio. Confortato su questo - ma poi bisognerà vedere come andrà il voto su Rousseau e chi sarà più capace di condizionarlo: la rivincita di Davide si giocherà in quel momento? - dall’ondata di resistenza all’accordo giallo-rosè che si registra sui social dove spopola l’hashtag #maiconilPd. 
E comunque, è la prima volta che tra il fondatore e il figlio del cofondatore emerge così platealmente una differenza di linea che risponde a una diversità culturale profonda. Chissà se questa divaricazione si sarebbe prodotta, di fronte al possibile abbraccio con il Pd, anche tra Beppe e l’adorato Gianroberto. O magari Grillo non avrebbe avuto il coraggio di sfidare l’amico sul punto - «la sinistra è morta per sempre e noi saremo sempre un’altra cosa» - a lui più caro? Domanda senza risposta, naturalmente. 

IL POPOLO E IL PROF
Il problema è che, da piccolo imprenditore del nord, Casaleggio appartiene a quel blocco sociale che non vede il Carroccio come il demonio, nonostante in questi 15 mesi Salvini abbia vampirizzato i 5 stelle. «Il Pd è il vecchio che non vuole sparire e il nostro popolo non lo sopporta», ha ripetuto Casaleggio a Beppe - Beppe-Mao, anche detto - in questi giorni. «Ma con Conte cambia tutto e il nostro popolo Conte lo vuole eccome come premier di nuovo», è la replica di Beppe che mai come adesso sembra aver trovato il gusto di mettere le mani in pasta nelle cose politiche e di Palazzo.

«E dal maggio 2018, quando Conte diventò premier, che Grillo tifa apertamente per lui. Ora è coerente con la sua posizione originaria. E quanto al Pd, non fu certo Casaleggio - ma Grillo - a chiedere l’iscrizione nel circolo sardo di Arzachena, un po’ per provocare e un po’ per ribadire che comunque con quel mondo qualche affinità la sente. Casaleggio non ne sente alcuna. Ma la necessità e la realpolitik costringono Davide a ingoiare la sconfitta e a non rompere platealmente con Beppe. A una condizione: salvategli il soldato Luigi. 

Ultimo aggiornamento: 09:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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