Elezioni, i diciottenni? Scettici. Il 50% verso l’astensione

Sabato 10 Febbraio 2018 di Diodato Pirone
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A Il 4 marzo saranno grosso modo un milione i giovani fra diciotto e vent’anni che si recheranno alle urne per la prima volta, il 2% circa dei probabili voti validi. I sociologi li definiscono “generazione Z” e corrispondono grosso modo a quelli che il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha definito nel discorso di Capodanno “ragazzi del ‘99”, con un simbolico riferimento ai diciottenni che un secolo fa furono richiamati alle armi per combattere nella prima guerra mondiale.

Le due leve di “ragazzi del ‘99” hanno in comune solo la nazionalità. Se i bisnonni furono spediti in guerra senza neanche il diritto di voto, i diciottenni di oggi - complici le elezioni - sono sottoposti ad un corteggiamento serrato da parte dei partiti che li hanno fatti radiografare come mai prima dai sondaggisti.

LE DOMANDE
Iniziamo da qui, allora: cosa vota la “generazione Z”? «Il partito che rischia di vincere in questa fascia d’età è quello dell’astensione - spiega Antonio Noto della Noto Sondaggi - Non che non siano interessati al bene comune, ma la politica non è al centro dei loro interessi ed è possibile che il tasso di astensionismo oscilli fra il 48/50% e il 70/75%. Si vedrà negli ultimi giorni». Per avere un termine di paragone va ricordato che alle politiche del 2013 votò il 75% degli elettori.

«I giovanissimi che andranno alle urne sono in buona parte orientati verso i 5Stelle che in questa fascia d’età raccolgono più consensi che in altre», aggiunge Fabrizio Masia, di Emg-Acqua. «Vero - conferma Enzo Risso di SWG - Fra i diciottenni che andranno a votare i pentastellati sono quotati fra il 35 e il 38%, fra i 7 e i 10 punti più della media. Anche un altro partito anti-sistema come la Lega in questa fascia si colloca intorno al 18% contro il 13% complessivo. Il centro-sinistra nelle sue varie formazioni sta intorno al 25% mentre Berlusconi è meno popolare che in altri segmenti di elettorato e raccoglie circa il 10% dei consensi».

Le ragioni degli orientamenti di voto della “generazione Z” sono più profonde del marketing elettorale più spicciolo. Secondo i sondaggisti, infatti, circa un terzo dei diciottenni sono appassionati di politica. Una dato sorprendente se si pensa che solo il 26% dei “millennials”, ovvero coloro che sono nati a cavallo fra gli Ottanta e i Novanta, segue l’evoluzione della politica italiana. Altro dato poco atteso è che oltre il 60% dei ragazzi al primo voto si dice contrario alle ideologie fasciste.

SENSO COMUNITARIO
«E’ importante notare però che il grosso dei giovanissimi non si orienta via televisione oppure leggendo i giornali - sottolinea Noto - I loro canali preferiti sono in rete, e anche questo elemento spiega un certo vantaggio dei pentastellati». «Tuttavia il voto dei ragazzi sarà meno emotivo e superficiale di quanto si pensi - assicura Risso - Sul piano culturale il 22% di loro si dichiara progressista e il 60% vorrebbero cambiare profondamente l’Italia. Quindi siamo di fronte ad italiani che abbozzano una prima risposta politica con caratteri più comunitari e attenti all’equità sociale rispetto ai loro fratelli maggiori».

Il probabile alto tasso di astensionismo della “generazione Z” viene spiegato dai sondaggisti con quell’impasto di disincanto, rabbia, scetticismo e voglia di partecipare che è caratteristico di quell’età ma che viene accentuato dalla consapevolezza di avere di fronte una strada in salita. «Non a caso - chiosa Risso - L’80% chiede una diversa politica sul lavoro». Una richiesta che solo in parte finirà nelle urne.

  Ultimo aggiornamento: 11 Febbraio, 18:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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