Russia senza Putin, come sarebbe? Nessuna guerra “estesa” o instabilità: così sono cambiati gli scenari

A lungo si è ipotizzato che il cambio di regime in Russia potrebbe peggiorare la repressione e intensificare il conflitto. Ma diversi studi e analisi suggeriscono il contrario

Come sarebbe una Russia senza Putin? Nessuna guerra estesa o instabilità: così sono cambiati gli scenari
5 Minuti di Lettura
Lunedì 21 Novembre 2022, 19:49 - Ultimo aggiornamento: 23 Novembre, 12:54

Cade la prima neve sull'Ucraina e l'orrore della guerra sembra congelarsi anche nel tempo, cristallizandosi tra le strade delle città oramai evacuate e completamente al buio, sulle trincee scolpite dai raid missilistici di Mosca che si sono intensificati mese dopo mese, giorno dopo giorno. Zelensky, di fronte al duro inverno che si prospetta, ha fatto appello all'Occidente perché resti unito e «aumenti la pressione sulla Russia». Ma dal versante opposto è arrivato un appello uguale e contrario, con Mosca che ha chiesto a Washington di «esercitare un'influenza su Kiev rendendola più flessibile» e inducendola a negoziare. Perché, ha avvisato il vice ministro degli Esteri Serghei Ryabkov, la Russia non intende rinunciare ai territori annessi. Mentre il Cremlino ha attribuito al rifiuto ucraino di intavolare trattative serie le sofferenze dei civili e i blackout.

Ucraina, i russi bombardano le infrastrutture: l'inverno costringe Kiev ad evacuare Kherson e Mykolaiv

La Russia starebbe meglio senza Putin? Gli scenari

Ecco allora che l'ennesimo stallo torna a far vibrare una questione centrale per quanto riguarda le dinamiche del conflitto. Sebbene la Casa Bianca abbia fatto di tutto per affermare che gli Stati Uniti non hanno una politica di promozione del cambio di regime in Russia, non c'è dubbio che ci siano state molte discussioni ai massimi livelli sul fatto che gli Usa dovrebbero, in effetti, fare il tifo per la rimozione di Putin. Per capire cosa comporterebbe un cambio di vertice al Cremlino, occorre soppesare qualcos'altro. Andrea Kendall-Taylor, direttore del Transatlantic Security Program presso il Center for a New American Security, e Erica Frantz, professoressa associata di scienze politiche alla Michigan State University, hanno cercato di chiarire in che modo la fine politica di Putin potrebbe influenzare il destino di Mosca, e se un successore dello zar, o un sistema di potere creato ad och per tenere le fila della nazione, possa essere auspicabile o meno.

Numerosi analisti hanno ribadito a più riprese che la caduta di Putin avrebbe probabilmente scatenato l'instabilità all'interno della Russia. S'è detto, in tal senso, che un nuovo leader sarebbe spinto ad alimentare le correnti sotterranee nazionaliste e antioccidentali per rifocillare l'opinione pubblica. Oppure, venendo meno la capacità di Putin di bilanciare le diverse spinte di potere all'interno del Cremlino, le lotte intestine tra le élite potrebbero innescare sconvolgimenti politici assai pericolosi. La conclusione è che una Russia senza Putin potrebbe essere un male per l'Occidente.

Ma queste analisi avevano certamente qualche valore strategico prima dell'invasione dell'Ucraina. Per giustificare la guerra, Putin ha infatti alimentato un oscuro e irrazionale nazionalismo. La sua propaganda ha convinto molti russi della legittimità della sua campagna di “denazificazione".  La repressione e il controllo sono aumentati vertiginosamente e con essi le denunce alle autorità su fantasiose attività “antipatriottiche”. Cittadini contro cittadini. Russi contro russi. E nulla lascia presagire un allentamento della tensione. Kendall-Taylor e Frantz hanno studiato a lungo i regimi autocratici e la loro documentazione supporta sempre più la conclusione che una Russia con Putin è probabilmente peggiore di una senza di lui.

 

L'analisi

I due accademici hanno analizzato le transizioni di leadership degli autocrati che sono stati al potere per 20 anni o più, come lo è stato Putin, per valutare cosa potrebbe succedere una volta che lo zar sia di fatto messo alla porta. Il track record storico di autocrati di lunga durata suggerisce che se Putin lasciasse il comando a causa di dinamiche interne - colpi di stato, proteste o morte naturale - è improbabile che la traiettoria politica della Russia peggiori in termini di repressione e aggressione rispetto ad ora. Anzi, potrebbe migliorare.

Quando il leader più longevo della Russia, Joseph Stalin, morì dopo 29 anni di potere assoluto, scoppiò una lotta per la leadership dalla quale emerse Khrushchev, che subì il colpo di stato nel 1964. Tuttavia, nonostante questo periodo di incertezza, le condizioni nell'Unione Sovietica migliorarono notevolmente dopo la morte del dittatore. Ancora, le transizioni di leader autoritari nell'era post-Guerra Fredda suggeriscono che la possibilità di colpi di stato o di proteste su vasta scala negli anni dopo che tali leader hanno lasciato l'incarico si riducono notevolmente. Nei paesi in cui si sono verificati colpi di stato o grandi rivolte il livello di ricchezza era  sostanzialmente inferiore a quello della Russia odierna. Basti pensare alla Costa d'Avorio o all'Indonesia

Le percentuali

Lo stesso schema emerge quando si esaminano forme più significative di instabilità come i conflitti armati o grandi sommosse. Guardando al periodo successivo alla Guerra Fredda, la possibilità di un tale scenario in un dato anno è del 27 per cento durante i lunghi mandati dei leader autoritari. L'anno dopo che questi leader hanno lasciato l'incarico, scende all'11% e nel periodo di 10 anni che segue, la media complessiva diventa del 16%

Con ogni probabilità, l'autoritarismo in Russia sopravviverà a Putin. Ma un nuovo autocrate potrebbe cambiare il posizionamento della politica russa. Si potrebbe aprire la strada ad una liberalizzazione in molti settori strategici dell'economia, proprio in un'ottica di invertire la strategia geopolitica del Cremlino dopo una guerra che ha incrinato i rapporti tra le diverse potenze. Gli Stati Uniti da sempre sono i grandi antagonisti della Russia, ma negli ultimi mesi è diventato evidente che sarà molto difficile imboccare la strada del ritorno alla normalità con Putin ancora al potere. Certo, sarebbe imprudente per gli Stati Uniti adottare una politica formale di cambio di regime, ma è pur vero che gli schemi della storia del dopo Guerra Fredda suggeriscono che è improbabile che le dinamiche politiche in Russia peggiorino una volta che Putin verrà estromesso o inghiottito dalla sua stessa lucida follia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA