Il razzo cinese può cadere sul Centrosud, la Protezione civile: non state all'aperto

Il razzo cinese può cadere sul Centrosud, la Protezione civile: non state all'aperto
di Cristiana Mangani
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Sabato 8 Maggio 2021, 06:16 - Ultimo aggiornamento: 19:24

Un cilindro di metallo da 20 tonnellate sta precipitando senza controllo verso la Terra. E quasi certamente non si disintegrerà del tutto entrando in contatto con l'atmosfera. Si tratta del secondo stadio del razzo cinese Lunga marcia 5B, lanciato lo scorso 29 aprile per inviare nello spazio il primo modulo della nuova stazione spaziale di Pechino. Ora il booster, separato dal modulo principale, sta lentamente decadendo dalla sua orbita ed è diventato un «rifiuto spaziale» potenzialmente pericoloso.

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Al momento, la previsione di rientro sulla terra è fissata per le ore 2.24 locali della notte tra oggi e domani, con una finestra temporale di incertezza di 6 ore in più o in meno. All'interno di questo arco temporale sono tre le traiettorie che potrebbero coinvolgere l'Italia e interessano porzioni di dieci regioni del Centrosud: Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna.

A riferirlo è la Protezione civile che ieri ha riunito il Comitato operativo per un'analisi degli ipotetici scenari dovuti al rientro incontrollato in atmosfera del razzo. Le previsioni di rientro saranno soggette a continui aggiornamenti perché legate al comportamento del vettore spaziale e agli effetti che la densità atmosferica imprime agli oggetti in caduta, nonché a quelli legati all'attività solare. Il tavolo tecnico si riconvocherà oggi, alla presenza dei rappresentanti delle Regioni potenzialmente coinvolte, proprio per seguire tutte le operazioni del rientro.


Le valutazioni - «Non si può ancora escludere la remota possibilità che uno o più frammenti possano cadere sull'Italia», affermano gli esperti. Sebbene le traiettorie siano comunque tantissime e buona parte della superficie della terra sia composta dal mare. I rischi, dunque, vengono valutati come bassi, anche «se non sono rischi zero».

Alla riunione che si è svolta ieri per seguire le operazioni di rientro e analizzare i possibili scenari, hanno partecipato, oltre alla Protezione civile e all'Agenzia spaziale italiana, un membro dell'ufficio del Consigliere militare della presidenza del Consiglio e rappresentanti di Vigili del fuoco, Coi, ministero degli Esteri, Enac, Enav, Ispra e la Commissione Speciale di Protezione civile della Conferenza delle Regioni.

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«Sulla scorta delle informazioni attualmente rese disponibili dalla comunità scientifica - sottolinea la Protezione civile - è possibile fornire alcune indicazioni utili alla popolazione: è poco probabile che i frammenti causino il crollo di edifici, che pertanto sono da considerarsi più sicuri rispetto ai luoghi aperti». Si consiglia, comunque - indica il Dipartimento - «di stare lontani dalle finestre e porte vetrate; i frammenti impattando sui tetti degli edifici potrebbero causare danni, perforando i tetti e i solai sottostanti, così determinando anche pericolo per le persone: pertanto, non disponendo di informazioni precise sulla vulnerabilità delle singole strutture, si può affermare che sono più sicuri i piani più bassi degli edifici; all'interno degli edifici i posti strutturalmente più sicuri dove posizionarsi nel corso dell'eventuale impatto sono, per gli edifici in muratura, sotto le volte dei piani inferiori e nei vani delle porte inserite nei muri portanti (quelli più spessi), per gli edifici in cemento armato, in vicinanza delle colonne e, comunque, in vicinanza delle pareti. Si consiglia, in linea generale, che chiunque avvistasse un frammento, di non toccarlo, mantenendosi a una distanza di almeno 20 metri, dovrà segnalarlo immediatamente alle autorità competenti».

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