LOCKDOWN

Con il lockdown crollo dei parti prematuri in tutto il mondo: donne meno stressate

Lunedì 20 Luglio 2020
Con il lockdown crollo dei parti prematuri in tutto il mondo

Uno dei possibili effetti collaterali del lockdown in tutto il mondo è la nascita di molti meno neonati prematuri rispetto alla norma. Lo affermano, riporta il New York Times, studi condotti in diversi paesi, secondo cui il fenomeno potrebbe essere dovuto a vari fattori, dal riposo alla minore esposizione a virus diversi dal Sars-Cov-2. Le prime ricerche pubblicate sul fenomeno vengono da Irlanda e Danimarca. L'università di Limerick, ad esempio, ha verificato che mentre prima della pandemia il tasso di prematuri nel paese era 8,18 ogni 1000 nati, tra gennaio e aprile 2020 è sceso a 2,17, mentre in Danimarca una ricerca dello Statens Serum Institut di Copenhagen ha osservato un calo addirittura del 90%. Numeri simili simili sono stati visti anche in Canada, in Australia e negli Usa, dove ad esempio il Vanderbilt Children's Hospital di Nashville ha avuto il 20% di prematuri in meno. «Un fattore determinante - afferma Stephen Patrick, un neonatologo dell'ospedale - potrebbe essere il riposo, con le donne che hanno avuto meno stress dal lavoro, hanno dormito di più e hanno ricevuto più supporto dalla famiglia. Inoltre, stando a casa le gestanti hanno evitato in generale le infezioni, non solo quelle dal coronavirus, ed è noto che alcuni virus possono aumentare il rischio di parto prematuro. Anche l'inquinamento atmosferico, che è stato legato ad alcuni casi di parti pretermine, è diminuito durante i lockdown».

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