Prof uccisa dal compagno: «Per i periti lui non è pericoloso. Noi amiche ci batteremo per dare giustizia a Michela»

Giovedì 31 Ottobre 2019 di RAFFAELLA TROILI

C'erano come sempre le amiche e gli amici di Michela, che non hanno perso un'udienza, che chiedono giustizia per la professoressa uccisa dal compagno brutalmente. A distanza di 912 giorni dal femminicidio di Michela Di Pompeo, oggi si è svolta l'udienza in Corte d'Assise e di Appello con dibattito sulla terza perizia psichiatrica fatta sull’imputato Francesco Carrieri, rinchiuso nel carcere di Rebibbia. Il perito (siamo alla terza perizia) ha ritenuto che Francesco Carrieri al momento del fatto versava in condizioni tali da ridurre la sua capacità di intendere e di volere a causa di un disturbo bipolare di tipo 1. Ha pure ritenuto che si uù escludere la sua pericolosità in senso psichiatrico a condizione che non interrompa le cure senza precisa indicazione dei medici curanti.
«Siamo rimasti sconcertati da una perizia che considera Carrieri non socialmente pericoloso, con una diagnosi di bipolarismo che comunque necessita di cure permanenti - così commenta il folto gruppo di amici che si batte affinché ci sia giustizia -. Non si considera la futilità di in gesto che rimane atroce e che ha lasciato come vittima non solo la nostra amata Michela, ma la famiglia, le figlie e tutte le donne che ogni giorno si devono difendere da uomini simili. Tuttavia emerge una contraddizione nella perizia. Se da un lato lui potrà avere una pena ridotta e quindi tra un certo periodo di tempo essere anche rilasciato, chi ci dà la garanzia che, una volta fuori, lui continui la terapia obbligatoria? Potrebbe diventare pericoloso se deciderà di interromperla, come ha già fatto più volte in passato!».

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«​Inoltre, rimane il dubbio sull’operato del medico psichiatra curante e di altri soggetti che non hanno informato Michela sullo stato di salute mentale dell’allora compagno. In questo senso lui è doppiamente colpevole, facendosi passare per un uomo normale, affidabile e premuroso. E cosa dire del fatto che lui, una volta recluso in carcere, abbia dato disposizioni e procura alla ex moglie per far riscuotere dalla Banca Popolare di Novara tutto il suo Tfr, nonché di provvedere a far sì che a nome suo nulla ancora risultasse? Una mossa squallida per evitare di pagare dei risarcimenti alla famiglia, alle figlie ancora piccole rimaste senza una madre. Il motivo della sua azione si basa ora solo sul fatto che lei lo incalzava a tornare al lavoro. La nostra campagna va comunque avanti, ci saremo ancora il 28 novembre 2019, quando è prevista la pronuncia della sentenza finale. Saremo promotori di azioni volte ad aiutare le possibili vittime di uomini come lui, malati di mente ma apparentemente stabili, brillanti e socialmente integrati».

Francesco Carrieri, direttore di banca romano, il primo maggio 2017 uccise la compagna Michela Di Pompeo, insegnante della prestigiosa Deutsche Schule, nella sua abitazione di via del Babuino, nel centro storico di Roma colpendola con un peso da palestra alla testa, al culmine di una lite. L'uomo è stato condannato a 30 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato, dopo una sentenza emessa dal gup capitolino a conclusione del rito abbreviato; adesso aspetta il pronunciamento dei giudici d'appello che arriverà a fine novembre. 

Ultimo aggiornamento: 17:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA