La fumettista Emma: «Il sessismo non sparisce perché è alla base della nostra organizzazione economica»

Giovedì 27 Febbraio 2020 di Valentina Venturi
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Emma HD Crédit Camille Ferré

Si chiama «carico mentale e consiste nel dover sempre pensare a cosa c’è da fare». In altre parole è la wonderwoman insita in ogni donna. La disegna bene, con la giusta dose di ironia, affetto, empatia e consapevolezza Emma, una blogger, fumettista (le sue storie sono bestseller da 100.000 copie) e ingegnera informatica francese nel suo delizioso libro “Bastava chiedere!” (Editori Laterza, con la prefazione di Michela Murgia). Il sottotitolo precisa come siano “10 storie di femminismo quotidiano”, ma forse più che femminismo, sembrerebbe quasi più giusto dire che sono 10 storie di vita al femminile. Lo racconta lei stessa.
 

 

Cosa significa essere femminista e donna nel 2020?
«Sostanzialmente significa essere stanche. La gente pensa che i diritti delle donne seguano una progressione naturale e regolare e che dobbiamo solo aspettare, ma è falso. Ogni progresso fatto è il risultato di aspre battaglie femministe. È solo che quelle lotte sono rese poi invisibili nella storia, così sembra che i cambiamenti siano avvenuti da soli. E non è neanche una progressione regolare. Ogni volta che vinciamo su qualcosa, regrediamo su qualcos’altro. Il sessismo non sparisce, si adatta, cambia, perché la nostra organizzazione economica si basa sul sessismo. Essere donna oggi significa ancora vivere con il 15% di probabilità di essere stuprata, il 100% di possibilità di essere molestata, avere salari più bassi, fare la maggior parte delle faccende domestiche, dover convivere con dettami estetici come essere magre, senza peli sul corpo, di dover sorridere, ecc».

Come superare il divario tra uomo e donna?
«Dobbiamo lavorare su tutti i livelli. Dobbiamo rovesciare il capitalismo. Non è possibile che gli uomini decidano di punto in bianco di fare lavori domestici e di assumere lavori part-time se ciò significa essere poveri e svalutati. Il capitalismo non ci dà dignità, quindi ognuno diventa individualista e cerca di sfruttare gli altri. Se questo non cambia, niente cambierà. E aggiungerei: dobbiamo farlo rapidamente prima che il pianeta bruci, perché non ci sarà nessuna parità di genere, se il pianeta sarà già bruciato. Dobbiamo anche lavorare sull'educazione, sugli stereotipi, il modo in cui ragazze e ragazzi sono rappresentati in film e libri... Dobbiamo educare gli insegnanti e i genitori a identificare e combattere i loro pregiudizi. E comunque, questo non sarà possibile in una società in cui l'unico valore importante è il guadagno».

Quando hai sentito pronunciare per la prima volta "Bastava chiedere!", affermazione amaramente ben nota al mondo femminile e scelta come titolo?
«È la storia che racconto nel mio libro (è il primo capitolo, ndr.), di quando ero a casa del mio amico».

Cosa non farebbe mai per un uomo? E per una donna?
«Questo è abbastanza personale e non so cosa rispondere!».

Da cosa crede dipenda il successo del libro?
«Penso che la particolarità del mio lavoro sia parlare della vita delle persone, ma non in modo personale. Aggiungo dei contenuti teorici e politici. Non penso che siamo persone vuote, stupide, solo capaci di "lavorare per noi stesse" e a comprare cose. Possiamo pensare. Possiamo fare politica. Penso che la gente che mi segue e che apprezza il mio lavoro lo faccia perché non la considero come cliente ma piuttosto come pari, capaci e intelligenti. Non devono solo starmi a sentire, possono anche essere partecipi».

C’è qualcuno che la ispira?
«Tutte le persone e le loro vite. L'ingiustizia e il fatto che sono sicura che ci sia un altro mondo possibile. Non è utopico pensare che tutta l'umanità sia in grado di vivere con dignità. Dobbiamo solo sbarazzarci degli imperativi del guadagno, della logica del profitto. Sbarazziamoci dei lavori di merda la cui unica utilità è far funzionare il capitalismo (penso a banchieri, lobbisti e tutti i lavori di supporto di cui hanno bisogno). Lavorare di meno e produrre cose che durano più di uno o due anni, smettere di produrre e di sprecare cose perché nessuno le ha comprate. Trascorrere il nostro tempo libero prendendoci cura degli altri e facendo politica, organizzando la nostra società. Questo non è un mondo fatato, immaginario, è solo un mondo senza ricchi».

Progetti futuri?
«Quest'anno cercherò di sostenere il movimento sociale in Francia, perché i nostri diritti sono messi in pericolo e ci sono così tante lotte, ma il Governo li ignora semplicemente».

Ultimo aggiornamento: 28 Febbraio, 20:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA