«Bastava chiedere»: storie a fumetti per spiegare ai papà la fatica delle mamme

Mercoledì 8 Gennaio 2020 di Maria Lombardi

Una scena così. «Sei tornata dal lavoro, hai fatto la spesa, stai preparando la cena e nel frattempo pensi a quando pagare l’affitto / chiamare l’idraulico / prendere la pillola / finire quella mail di lavoro / controllare che i tuoi figli (se li hai) abbiano fatto i compiti / prenotare il dentista per loro. Tutto questo mentre il tuo compagno ti chiede se per caso sai dove sono finite le sue scarpe».

O una scena così. «Sono stata invitata a cena da una delle mie colleghe. Quando sono arrivata lei stava cercando di far mangiare i propri figli, mentre preparava il nostro pasto. “Accomodati, prendi un bicchiere, io arrivo”. All’improvviso la padella si è messa a traboccare. E tutto è finito per terra. “Ohlala che disastro, ma che cosa hai fatto?”. “Come che cosa ho fatto? Ho fatto TUTTO, ecco che cosa ho fatto!”“Ma… bastava che chiedessi! Ti avrei aiutata!”» Bastava chiedere, dice il marito, e suona quasi come un rimprovero. C'era davvero bisogno di chiedere? Non vedevi la padella, i bambini, la collega, il disastro che si avvicinava?

Donne che fanno troppo: «Il carico mentale frena la carriera»

La blogger francese Emma, mamma e disegnatrice, racconta da anni con i suoi fumetti su Facebook le quotidiane follie familiari. Storie di ordinario “eroismo, con lei sull'orlo di una perenne crisi di nervi tra mail di lavoro da spedire (in serata), lista della spesa (domani), hamburger e patatine sul fuoco (adesso), visita dal dentista da prenotare (prossima settimana), regalo per festa di compleanno (sabato) e compiti di scuola (adesso), e lui tranquillo, «come ti posso aiutare?». Nel ruolo di collaboratore, quando va bene, di spettatore a volte. Il fumetto di Emma con altre storie è finito in un libro, “Un autre regard, e adesso arriva anche in Italia. «Bastava chiedere! 10 storie di femminismo quotidiano», con la prefazione di Michela Murgia (editore Laterza), in libreria dal 20 febbraio.

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Storie che tutte conosciamo bene. Quante volte lui ha risposto «Bastava chiedere», come se tu fossi la manager e lui cento passi indietro, pochi pensieri e ancora meno responsabilità. E quante volte ha commentato: mi sembri isterica. E quante volte ti sei preoccupata - oltre delle mille cose di cui sopra - anche che lui stesse tranquillo e non si arrabbiasse se i bambini saltano sul divano o lo tormentano con i compiti. E quante volte ti sei sentita sola con quel carico mentale insostenibile e invisibile. Avessero un peso i pensieri, la bilancia per le donne segnerebbe venti chili in più. 

Discriminate o licenziate: sempre più mamme restano senza lavoro

«Bastava chiedere» è uno scossone per i papà. «Se riescono a farsi carico di questo lavoro di pensiero invisibile che riguarda il prendersi cura della propria famiglia, condivideranno davvero i lavori, si connetteranno con le persone più importanti della propria vita, e già questo vale lo sforzo» Emma,  38 anni, si è laureata in ingegneria informatica, «capii subito che i miei colleghi avevano difficoltà a ricevere ordini da una donna e alla fine ero io a non trovarmi a mio agio tra i loro atteggiamenti sessisti». Si definisce una «femminista inclusiva e rivoluzionaria» e dice che i suoi disegni hanno un contenuto politico. «Le condizioni delle donne sono migliorate solo in apparenza», ha spiegato in diverse interviste. «Ma esistono discriminazioni che non si vedono come il “corsetto invisibile” (che richiede di prestare attenzione a ciò che si indossa o a come ci si comporta) e il “carico mentale”». Quello che fa fare boom! La padella brucia, la cena è rovinata. E lui: che disastro! Bastava chiedere aiuto. Meriterebbe per tutta risposta una padella in testa, ma Emma questa cattiveria non l'ha disegnata.  

Ultimo aggiornamento: 6 Febbraio, 13:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA