Donne e digitale, il web rischia di diventare un (altro) mondo non per donne

Martedì 22 Ottobre 2019 di Vanna Ugolini

Solo 24 su 1000 sono le donne diplomate in materia Tic (tecnologia dell'informazione e delle comunicazione) e solo 6 delle 24 decidono di lavorare nel settore digitale. Numeri che sono addirittura in diminuzione rispetto a quelli rilevati nel 2011, secondo la ricerca europea Women in digital 2019. La percentuale di donne italiane con competenze digitali non arriva al 40 per cento (è il 37,9%), contro un 53,1% della media europea. Una speranza arriva dalle ragazze nella fascia d’età 16-24 anni, che mostra competenze digitali superiori a quelle di base più alta di quella degli uomini.

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Ma questi dati sono importanti - e sono un vero e proprio segnale d'allarme - se si guardano anche da un altro punto di vista: se ci sono poche donne che hanno la capacità di creare informazione, di creare  cioè tutti quei processi e strumenti tecnologici che servono a produrre e migliorare le conoscenze e gli strumenti di apprendimento, vuol dire che lo stanno facendo gli uomini. E che quindi c'è anche il rischio che sul web si crei un tessuto culturale che non tiene conto delle differenze di genere così come è successo, per altri motivi, fino ad ora nei processi storici e sociali. 
L'allarme è stato lanciato dalla consigliera regionale di Parità della Regione Umbria, Monica Paparelli, durante il convegno "Separicidio. il codice rosso è legge", organizzato dalla sezione di Perugia dell'associazione Cammino - Camera nazionale avvocati per la persona, le relazioni familiari, i minorenni - presieduta dall'avvocata Luisa Mammoli. Un convegno che si svolgerà in altre due giornate per sondare da ogni punto di vista l'universo del diritto di famiglia ma anche capire dal punto di vista culturale in quale direzione va la parità di genere e la tutela dei minori. 
Paparelli ha fornito anche dati poco rassicuranti circa la presenza delle donne nei corsi di laurea della discipline scientifiche anche a livello europeo: il divario di genere esiste in tutti e 13 gli indicatori individuati dall’indice a livello Ue, ma con un gap maggiore nelle competenze specialistiche e nell’occupazione nelle Tic, dove solo il 17per cento degli specialisti in tecnologia dell'informazione e comunicazione è donna. «Se le donne continuano a rimanere fuori da questi percorsi - ha spiegato Paparelli - rischiamo di trovare nel web un altro luogo ostile per loro e la loro affermazione perchè non avranno accesso all'informazione e alle conoscenze che contano e mancherà sul web un linguaggio di genere: le bambine e le giovani donne che si affacciano su internet troveranno di nuovo sul web un luogo in cui non sono rappresentate e, anzi, in cui c'è il rischio che si rilancino gli stessi stereotipi».
Ma anche fuori da web, oggi, per le donne non è facile affermarsi nella professione e nelle relazioni interpersonali. A Perugia in un anno ci sono state 165 denunce per stalking, 99 a Terni e 97 nel circondario della procura di Spoleto. Ventuno le violenze sessuali a Perugia e Terni e 25 a Spoleto. Ogni giorno viene commesso almeno un maltrattamento in famiglia mentre il procuratore generale Fausto Cardella ha definito «demagogico» l'indicazione del legislatore che, (è ciò che prevede il Codice rosso), ha fissato in tre giorni il lasso di tempo in cui il pm deve sentire la vittima di reato.
 «Aspettiamo comunque a dire non ce la facciamo - ha proseguito Cardella -. perchè è vero che in alcuni casi i pm hanno preso vicende sotto gamba o hanno tardato. Ci sono stati dei casi di stupro su cui si è intervenuto troppo tardi - ha proseguito Cardella - Ora questi episodi vengono segnalati subito. Purtroppo è successo anche a Perugia che si sia arrivati a prescrizione per violenze sessuali. Di contro va anche detto che non è che entro tre giorni, imponendo l'esame della vittima, si può risolvere tutto».
Il vice questore Rosa Alba Tramandino ha però sottolineato come con il Codice rosso al centro dell'indagine si pone la vittima e si mettono in atto tutta una serie di accorgimenti che rendono più efficace l'intervento delle forze dell'ordine, come l'interrogatorio videoregistrato, «perchè ci sono situazioni in cui è molto difficile riportare per iscritto quanto avviene: le immagini di una donna che non riesce a parlare, in evidente stato emotivo, risultano più efficaci della trascrizione di una testimonianza: ogni vittima parla la sua lingua e deve essere l'operatore a capirla».

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