CORONAVIRUS

«Non lasciamoci sole», l'appello delle donne per affrontare la quarantena e il dopo

Lunedì 6 Aprile 2020

«Non lasciamoci sole», è l'appello-manifesto lanciato da un gruppo di donne, prima firmataria Susanna Camusso, segretaria della Cgil. Iniziamo a progettare il dopo perché da questo dipenderà il nostro futuro, si legge nel testo firmato da scrittrici, registe, giornaliste, dottoresse e infermiere.

La figlia 18enne mette le cuffie per non sentire la lite: il padre uccide la madre 40enne e si toglie la vita

«È una pandemia e non una guerra. Siamo confinate, distanziate, o al lavoro per tutelare la salute e la possibilità di vivere. Lo siamo per vivere, non per conquistare terra o difenderci da nemici visibili ed individuabili. Non ci sono armi o munizioni che servono ad uccidere utili a difendere la salute ed il diritto alla cura. Abbiamo bisogno di non sentirci sole e non del proliferare di delatori e rancorose invidie. Abbiamo bisogno di vivere e non di aspettare. Abbiamo bisogno di progettare oggi il dopo, perché il dopo ci sarà e come reagiamo oggi lo condizionerà. Non lasciamoci sole potrebbe essere l’imperativo di oggi. Rendiamo disponibile e certa quella rete e quel movimento che oggi appare offuscato dall’ossessivo ritornello “state a casa”, che non parla a tutte coloro per le quali casa non è “casa dolce casa”».

Allarme in Turchia, un femmicidio al giorno da inizio quarantena. A Istanbul violenze aumentate del 40 per cento

Appello Onu contro la violenza in casa. E in Italia sos per centri: «Servono più spazi»

Vita in quarantena, le donne reagiscono meglio. Autostima e cura di sè alla prova del coronavirus

Non lo è, si legge nell'appello, per chi torna dai turni in ospedale con il terrore di infettare i parenti. Per chi in casa subisce violenze, per chi sa già che perderà il lavoro, per colf e badanti e tutte le lavoratrici in nero che non vengono più pagate. «Non lo è cioè per tutte quelle donne che già avevano poca voce e sembrano sparire oggi. Cominciamo a non lasciarci sole dando loro voce, creando una rete ed inventandoci ogni giorno una soluzione, una risposta, un segnale di collettività. Bene continuare a dichiarare che il 1522 funziona, bisogna dirlo di più, su tutti i mezzi. Possiamo dare parola, visibilità e sostegno ai centri antiviolenza e alle case delle donne che ovviamente soffrono della chiusura generale, ma devono invece poter essere attive. Possiamo decidere che, se il tema è la salute, sul servizio sanitario pubblico deve funzionare anche per l’applicazione della 194, che fa parte degli interventi non rinviabili. Anche innovando e sperimentando come in altri paesi telemedicina ed altre tecniche..... Certo non sono piccole cose, sono gesti piccoli, attenzioni, che possono cambiare in meglio non solo la solitudine di oggi, ma permetterci di non essere sole neanche domani»

© RIPRODUZIONE RISERVATA