Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Latina, piani particolareggiati sospesi dal commissario: scoperto il “balletto” dei confini

Le campagne di Latina Scalo
di Vittorio Buongiorno
4 Minuti di Lettura
Domenica 28 Febbraio 2016, 16:08
LATINA - Insormontabili problemi di forma, ma anche incredibili problemi di sostanza. Le sei delibere con cui il commissario prefettizio Giacomo Barbato ha sospeso i piani particolareggiati di tre quartieri (Frezzotti, Prampolini e Isonzo), dello Scalo e di due borghi (Piave e Pdgora) evidenziano perfettamente come lo sviluppo urbano del capoluogo pontino sia stato piegato a interessi che (carte alla mano) si fa fatica a considerare pubblici.
Due casi lo dimostrano.

IL PERIMETRO DELL'R3
Primo caso, il quartiere R3 Prampolini. «Con la deliberazione della Giunta comunale 434/2014, con modalità surrettizie, si è provveduto - si legge nella delibera di sospensione a modificare una parte del perimetro sia rispetto al Prg vigente, sia rispetto al Ppe vigente, senza che mai vi fosse una consapevole e dichiarata variante al Piano generale. Tali scostamenti portano ad una riduzione dell'area da destinare a verde pubblico di circa 5.400 metri quadrati, da considerare come appartenente al Ppe del centro direzionale invece che al Ppe della zona R3». Un cambio tutt'altro che casuale visto che nel quartiere R3 Prampolini il verde pubblico era diventato un problema. Anzi, il Problema. Il nuovo piano pretendeva di insediare nel quartiere 1.159 nuovi abitanti, ma per farlo doveva trovare disperatamente nuove aree verdi per rispettare gli standard urbanistici. La legge infatti prevede che in un quartiere vi siano almeno 9 metri quadrati per abitante. Sotto quella soglia non si può andare. Ecco quindi l'escamotage che fu trovato. I progettisti trasformarono l'area dello stadio Francioni da impianti sportivi in verde pubblico recuperando così 35 mila metri quadrati al calcolo degli standard. «Così fu sacrificato il Francioni per salvare il Piano particolareggiato», scriveva nel luglio scorso Il Messaggero. Togliendo i 35.800 mq dello Stadio il verde nel quartiere scende a 82.368 mq, ovvero 4.590 metri quadrati sotto il limite necessario per rispettare lo standard. Troppo rischioso, visto che la patata bollente dello stadio poteva comunque - come poi è accaduto - saltare fuori prima che si definisse il trasferimento dell'impianto in periferia. Forse è per questo che venne recuperata la fetta del parco dal quartiere vicino: con quei 5.349 metri quadrati di verde in più la cifra complessiva tornava sopra la soglia minima. Fantaurbanistica? Chissà? La certezza è che adesso, con lo stadio rimasto dove è, il nuovo Piano particolareggiato che sarà adottato dovrà comunque abbassare il numero dei nuovi abitanti da insediare per restare dentro gli standard.

LA ZONA AGRICOLA DELLO SCALO
Problemi di confini anche nel piano di recupero di Latina Scalo che nei cartigli delle tavole viene indicato anche come Piano particolareggiato, creando una confusione che non ha aiutato a fare chiarezza. Eh già, visto che i confini di Piano di recupero e Piano particolareggiato non sono gli stessi. Anche qui, come in R3, la differenza crea un problema insormontabile. Racconta la delibera di sospensione: «Ulteriore elemento di eccezione è da rilevare nel contrasto dei perimetri delle aree del Piano di recupero con il Piano regionale territoriale con relative discrasie delle destinazioni d'uso. A comprova di tale assunto in relazione alla fascia di salvaguardia definita ”Verde agricolo di rispetto” prevista dalla variante Asi, il Comune di Latina presenta osservazioni» che vengono però «dichiarate improcedibili». Ma non è tutto: la delibera fa notare anche come «modifiche perimetrali con relativa destinazione, sia rispetto al Prg vigente, sia rispetto al Ppe vigente, si evidenziano nel settore meridionale del perimetro». La delibera non entra nei particolari, ma in entrambi i casi il problema è serio. Nell'area di rispetto della zona industriale, quella con destinazione «verde agricolo di rispetto», il piano di recupero prevedeva la realizzazione di sette palazzi. In quella unità minima di intervento «il piano di recupero - raccontava nel settembre scorso il Messaggero - 29 mila metri cubi di volumetrie residenziali in sette palazzi alti 20 metri, oltre a una scuola elementare di 15 aule e alla realizzazione del tronco di viabilità tangenziale introdotta dal precedente piano di recupero, come nelle norme tecniche di attuazione». Mentre lo scostamento dei confini del Piano rispetto al Prg e al Ppe vigente - come dimostra la tavola allegata alla delibera di sospensione - prevedeva da una parte l'insediamento di un campus scolastico, dall'altra di un centro polifunzionale e della tangenziale nell'ambito del contratto di quartiere. Era legittimo? Solitamente i piani di recupero sono utilizzati per la riqualificazione urbanistica delle zone degradate, e si fa un po' fatica in questo caso a considerare degradata la campagna pontina.
 
© RIPRODUZIONE RISERVATA