Coletta: «Me ne vado a testa alta ho vinto 3 volte, potrei riprovarci»

Coletta: «Me ne vado a testa alta ho vinto 3 volte, potrei riprovarci»
di Andrea Apruzzese
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Giovedì 29 Settembre 2022, 11:45

«Me ne vado a testa alta, me ne vado da tre volte vincitore». È appena finita: i consiglieri di centrodestra si sono appena dimessi, più Annalisa Muzio, per un totale di 20 su 33, la maggioranza assoluta, il Consiglio è decaduto e con esso anche tutta l'amministrazione, e il sindaco, Damiano Coletta, che non ha fatto nemmeno in tempo a pronunciare quello che sarebbe stato il suo terzo giuramento.

Nella conferenza stampa è duro, quando parla di quanto accaduto come di «uno spettacolo indegno, chiedere la sospensione e poi andare dal notaio: è stato offensivo, nei confronti della città e delle istituzioni. Che senso aveva raggirare così? Avrebbe avuto più senso dire che si voleva far cadere il numero legale. E impedire il giuramento del sindaco che è sindaco della città che rappresentiamo, è un altro gesto di annullamento, mi è sembrato un gesto da branco. Ci sono momenti in cui le istituzioni vanno rispettate».

Forse non sono tanto le dimissioni in sé, a bruciare, quanto il modo: annunciate sulla stampa ma senza un dibattito in aula. «È una giornata molto triste per le istituzioni. Io ieri avevo invitato le forze di coalizione di centrodestra a fare una riflessione sul senso di responsabilità che in certi momenti è necessario, ad anteporre il bene comune.

Tante cose che avevamo avviato, il Pnrr, il Pua, il Peba, dall'8 luglio avevano avuto un'interruzione e con una gestione commissariale, mancando di una guida politica, la città ne subirà le conseguenze. Avevo fatto un invito su un accordo su punti programmatici: si poteva arrivare a traguardare una scadenza, magari a febbraio, e dopo magari si poteva procedere a una sfiducia. Invece, la risposta è stata questa. Ora il centrodestra si può mettere la spilletta di quattro commissariamenti (tra il 2010 e oggi, ndr)». L'ex sindaco ribadisce che «vado via con la coscienza a posto, ho fatto tutto quello che dovevo, nell'interesse del bene comune. Non condivido il fatto che si dica che in questi dieci mesi è stato fatto poco o nulla, quando invece si è ritardata la formazione delle commissioni. E nonostante tutto siamo riusciti a far partire progetti del Pnrr per i quali arriveranno 60-70 milioni di euro».

Inevitabile la domanda: è pronto a ricandidarsi ancora? «Sono pronto a rigiocarmela anche una quarta volta - risponde - non lo annuncio adesso, ma c'è un lavoro da portare a termine ed è questo il mio dispiacere. Le valutazioni si faranno a tempo opportuno ma in linea teorica sono pronto a rigiocare e conosco i loro punti deboli». E ancora: «Sono decaduto in un momento delicato ed è un messaggio negativo della politica, che sceglie di negare alla città delle opportunità per un mero calcolo di voler mostrare i muscoli».

Rivendica poi che «questo è diventato un palazzo trasparente, a Latina è finita l'era dei favoritismi, delle gestioni clientelari». Quando la stampa gli domanda se ha tentato il dialogo con il centrodestra, obietta che si, «almeno dieci giorni prima del 25 settembre avevo inviato le forze politiche al confronto, ma è stato negato. Ho chiamato i segretari, ottenendo risposte evasive del tipo se sarà, verremo tutti insieme; poi, una serie di non risposte al telefono. Evidentemente era una decisione già presa il 4 settembre, su cui avrà poi pesato anche il risultato del 25 settembre». E, sul perché non si sia dimesso lui, ribatte che «non mi appartiene questa modalità».

Infine, l'augurio alla città: «Il mio pensiero va ai giovani: non devono perdere la speranza nella politica, e mi auguro che tutto il lavoro fatto, che forse non è stato spiegato in maniera adeguata, porti del bene. Gli applausi? Quelli li porto con me».

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