Liliana Resinovich, suo il cadavere trovato nel bosco il 5 gennaio: l'autopsia non chiarisce la dinamica della morte

Il marito: avrei voluto farle una carezza, non escludo nulla

Liliana Resinovich, suo il cadavere trovato bosco lo scorso 5 gennaio
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Martedì 11 Gennaio 2022, 14:30 - Ultimo aggiornamento: 20:22

Il corpo della donna trovata morta lo scorso 5 gennaio nel boschetto dell'ex Ospedale psichiatrico di San Giovanni è di Liliana Resinovich, Lo riporta sul proprio sito il quotidiano Il Piccolo, precisando che è stato il fratello della donna, Sergio, a effettuare il riconoscimento Liliana, di 63 anni, pensionata, era scomparsa il 14 dicembre scorso.

 

Liliana Resinovic, nessun indagato

Non risulterebbe ancora alcuna persona iscritta nel Registro degli indagati in merito alla scomparsa di Liliana Resinovic. Questo elemento fa ritenere che investigatori e inquirenti stiano procedendo con estrema cautela e pazienza per mettere al loro posto tutti i tasselli della vicenda e ricostruire dunque con estrema precisione il quadro complesso di quanto è accaduto, senza alcuna idea preconcetta, come viene sottolineato negli ambienti degli inquirenti. A distanza di giorni, apparentemente la situazione sembra cristallizzata con l'attesa dell'autopsia che, si spera, dovrebbe essere finalmente risolutiva.

Le indagini e il saluto dell'amico Claudio

Ieri la polizia scientifica nell'ambito delle investigazioni, ha cominciato l'esame di tutti gli oggetti che sono stati rinvenuti sul corpo della donna. Una analisi che potrebbe, ci si auspica, far emergere elementi utili per la comprensione di quanto accaduto. Intanto, Claudio Sterpin, l'amico di 82 anni di Liliana ha portato una rosa sul luogo dove è stato trovato il corpo, nel parco di San Giovanni. Ad accorgersene, e a riportarlo, è stato il sito TriestePrima. I due, come si è detto più volte, si erano frequentati anni fa, poi ciascuno aveva preso la propria strada. Poi, avevano di recente ricominciato a incontrarsi ed era forse a casa di lui che Liliana stava andando la mattina in cui è uscita di casa e non è più tornata.

Le parole del marito

«Mi hanno fatto vedere le foto, avrei voluto farle una carezza, ma avevo solo le foto. Ho riconosciuto Lilly, il suo orologio rosa che le avevo regalato, anche il suo giubbotto», ha detto Sebastiano Visitin, marito di Liliana Resinovich, parlando a Ore 14 su Raidue del momento del riconoscimento del corpo della moglie. Visintin questo pomeriggio non è a casa ma è stato intervistato dalla Rai rilasciando queste dichiarazioni. «Devo capire cosa è successo - ha aggiunto - se qualcuno ha fatto qualcosa o se lei ha ritenuto opportuno andarsene... Non escludo il suicidio. Nelle foto l'ho vista serena, riconoscibile dal suo ciuffo chiaro». «Mi hanno solo chiesto se è lei - ha concluso - la cosa più brutta della mia vita».

«Tutte queste congetture, le cose che dicono non hanno valore. Non mi vedo dentro queste cose. Cosa farò io adesso?», ha aggiunto. «Non ho pace, il mio corpo si ribella, trema, non mi lascia riposare - spiega raccontando i momenti che sta vivendo - ma devo dire 'basta, non c'è più». Visintin poi insiste: «Devo trovare il perché. Ho parlato con la Questura, ho chiesto scusa se le prime volte non ho detto le cose giuste, non ritenevo opportuno riferire del "lavoro dei coltelli"» che svolgo «per aiutare la famiglia. Purtroppo quando ho finito di lavorare con i giornali e sono venuto qui», a vivere «con lei, ero sulle spalle di Lilly, finché non mi sono ripreso, ho fatto qualche lavoretto qualche lavoretto». «Siamo cresciuti insieme. Lilly mi ha aiutato tanto - ha concluso - anche quando è morta mia figlia. Eravamo felici, non so cosa possa essere successo».

L'autopsia

Liliana Resinovich è morta per «scompenso cardiaco acuto», non sono stati rilevati «traumi da mano altrui atti a giustificare il decesso». Lo ha stabilito l'autopsia eseguita questo pomeriggio. Lo rende noto un comunicato del Procuratore Antonio De Nicolo precisando che dunque, per conoscere con attendibilità l'effettiva causa del decesso, è necessario attendere gli esiti degli esami tossicologici, che non saranno disponibili prima di trenta giorni e altre investigazioni della Squadra Mobile di Trieste e della Polizia Scientifica. Il reato ipotizzato resta dunque sequestro di persona a carico di ignoti.

Ad eseguire l'esame è stato il medico legale, Fulvio Costantinides, alla presenza del prof. Moreschi, nominato consulente di parte dal fratello della donna, ma altri accertamenti sono in corso. Intanto, sono già stati disposti gli esami tossicologici. Saranno questi, dunque, insieme con le altre indagini della polizia a poter svelare il mistero. Il fascicolo processuale resta aperto per lo stesso reato con il quale era stato aperto all'indomani della scomparsa di Liliana: al momento non ci sono infatti motivi per ritenere che il decesso sia avvenuto a causa di condotte altrui rispetto a quella del suicidio. Domani il magistrato titolare del procedimento, Maddalena Chergia, emetterà il nulla osta al seppellimento della salma. La Procura ha precisato anche che stamani è avvenuto il riconoscimento del corpo prima da parte del fratello e della cugina di lei, e successivamente dal marito.

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