Genova, morta Gaia investita da un'auto pirata a Quezzi: ha lottato per due settimane

Genova, morta Gaia investita da un'auto pirata a Quezzi: ha lottato per due settimane
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Giovedì 12 Novembre 2020, 19:34 - Ultimo aggiornamento: 19:46

È morta a Genova Gaia Morassutti. Ha lottato per due settimane con tutte le forze che a 16 anni si possono avere, ma non ce l'ha fatta. È morta Gaia, una delle quattro ragazzine travolte a Quezzi, sulle alture di Genova, da un'auto pirata lanciata a folle velocità. La giovane, Gaia Morassutti, era ricoverata al centro grandi ustionati dell'ospedale Villa Scassi e le sue condizioni si sono aggravate negli ultimi giorni.

Pubblicato da Il Messaggero.it su Giovedì 12 novembre 2020
 

Intanto la polizia municipale e gli agenti delle volanti hanno denunciato un quarto passeggero che quella notte era a bordo della vettura ed era scappato senza aiutare i feriti. Quel sabato sera un gruppetto di amici si era dato appuntamento in piazzetta Pedegoli, nella periferia di Genova. Quattro amiche tra i 19 e i 16 anni, di cui una incinta, stanno chiacchierando. Poco dopo le 23 piomba su di loro una Bmw a folle velocità. Gaia rimane schiacciata tra la macchina e un motorino che prende fuoco.

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Urla disperata, rimane ustionata. Nel frattempo l'autista, Luca Bottaro, 23 anni, scende dalla macchina con un suo amico. Non aiutano nessuno. Il loro unico pensiero è quello di disincastrare la macchina e dileguarsi. Gli agenti lo ritrovano alle quattro del mattino, vicino casa. Ha pianto, ha pensato al suicidio. Gli investigatori lo arrestano ma il gip lo scarcera dopo un paio di giorni, concedendogli i domiciliari. Al giudice dice di essere dispiaciuto, di avere perso il controllo dell'auto perché gli era caduto il telefonino.

Ma soprattutto ammette di essere andato veloce, anche se non tanto. Lo smentiscono i testimoni che invece parlano di un'auto come un proiettile impazzito. E che Bottaro correva spesso da quelle parti e pubblicava pure i video sui social. Il giorno dopo lo schianto si presentano in questura l'amico che lo ha aiutato a liberare l'auto e una ragazzina che era seduta dietro. Vengono tutti indagati per omissione di soccorso.

I tre giurano che con loro non c'era nessuna altro, ma chi ha assistito alla scena sostiene di avere visto una quarta persona. Due settimane dopo, mentre Gaia non ha più la forza di lottare contro la morte, gli investigatori rintracciano e denunciato il quarto ragazzo, un albanese di 20 anni. Anche lui accusato di avere lasciato per terra, tra le urla e il sangue, quattro ragazzine ferite.

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