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Coronavirus, dopo le tragiche rivolte nelle carceri, i giudici chiedono di affidare più detenuti ai Sert

Coronavirus, dopo le tragiche rivolte nelle carceri, i giudici chiedono di affidare più detenuti ai Sert (Foto Meloccaro)
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Martedì 10 Marzo 2020, 16:17 - Ultimo aggiornamento: 16:22

La situazione drammatica nelle carceri, in cui hanno perso la vita per overdose 10 detenuti in due giorni, innesca i primi interventi. In oltre 30 carceri sono scoppiate rivolte per il blocco dei colloqui con i familiari e dei permessi per le norme anti coronavirus e, oltre ai tragici assalti alle dotazioni di medicinali, si sono registate anche evasioni di reclusi pericolosi.

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MILANO
Il Tribunale di Sorveglianza di Milano si allora è attivato per «liberare» le carceri «il più possibile» in seguito all'emergenza Coronavirus e visto il problema di sovraffollamento ha avviato «intese con il Sert (i servizi per le tossicodipenze) per potenziare gli affidamenti terapeutici e per potenziare le misure alternative anche con un tavolo che si è costituito con le direzioni delle carceri, il Provveditorato regionale e Regione Lombardia». Lo ha detto Giovanna Di Rosa, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano.


«Faremo una segnalazione, noi come Procura di Milano e il Tribunale di Sorveglianza di Milano, al Ministero e al Dap perché si prendano sulle spalle la responsabilità del sovraffollamento e prevedano modifiche normative in modo da alleviare la permanenza in carcere»: così Alberto Nobili, responsabile dell'Antiterrorismo, e il presidente del Tribunale di Sorveglianza Giovanna Di Rosa hanno spiegato al termine dell'incontro con una rappresentanza dei detenuti di San Vittore, che ieri hanno inscenato una rivolta. Incontro a cui hanno partecipato anche il pm Gaetano Ruta, il direttore del carcere Giacinto Siciliano e Manuela Federico, comandante della polizia penitenziaria della casa circondariale.

MODENA

Stop ai disordini nelle carceri «prima che le conseguenze si aggravino tragicamente». Lo chiedono, in una nota congiunta, i Garanti territoriali dei detenuti dell'Emilia-Romagna. «La situazione che si è consumata a Modena, con la tragica perdita di vite umane, e che ancora si sta consumando in alcuni istituti penitenziari emiliano-romagnoli è gravissima - scrivono -. Per ora, è questa l'emergenza». A Bologna, spiegano, «da quanto viene riferito, è parte attiva della rivolta un certo numero di persone detenute che ha preso possesso di sezioni detentive (e di ambulatori medici) con pesantissime conseguenze che non si è ancora in grado di quantificare.


«Non è questo il tempo di interrogarsi in merito a eventuali profili che possano aver contribuito a far degenerare la situazione - sottolineano i Garanti territoriali -, ma s'intende ora lanciare un deciso e accorato appello per l'interruzione dei disordini, prima che le conseguenze si aggravino tragicamente». «Resta ovviamente centrale - prosegue la nota - la questione delle misure di prevenzione del contagio da Covid-19 da assumere nel contesto penitenziario, rispetto alle quali dovrà essere veicolata una corretta e puntuale informazione nei confronti delle persone detenute e la relativa adeguata possibilità di comunicare con i congiunti». Pare anche opportuno, concludono, «iniziare a valutare iniziative per l'adozione di misure di sostegno per le persone detenute indigenti affinché abbiano aiuti economici per contattare le famiglie».


SALVINI
«A Conte abbiamo sottolineato che non è possibile che nel mondo girino immagini delle carceri in rivolta. Uno Stato che si rispetti e che vuole fare la zona rossa fa rispettare la legge nelle carceri con il pugno di ferro. Altro che garanti dei detenuti, gli unici che ci interessano sono quelli dei poliziotti. Lo Stato agisce con le buone e con le cattive maniere». Lo dice Matteo Salvini.
 

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