Popolare di Bari, cosa sta succedendo: i primi esposti nel 2014, 7 le inchieste

Sabato 14 Dicembre 2019
Popolare di Bari, cosa sta succedendo: i primi esposti nel 2014

Due nuove indagini sulla Banca Popolare di Bari si aggiungono a quelle, almeno altre cinque, che negli ultimi anni hanno acceso i riflettori della magistratura barese sulla gestione dell'istituto di credito. I fascicoli aperti da alcune settimane a questa parte, entrambi modello 45, cioè senza indagati né ipotesi di reato, fanno seguito il primo alla lettera trasmessa alla Procura dalla Consob, Commissione nazionale per le società e la Borsa, sul mancato invio da parte della banca, così come richiesto, delle comunicazioni al mercato sulla situazione dei conti. L'altro si basa su un esposto presentato a novembre da un azionista, relativo agli aumenti di capitale del dicembre 2014 e del giugno 2015 e alle acquisizioni da parte di BpB di altri enti creditizi.

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Il riferimento è, tra gli altri, alla vicenda Tercas, già al centro di una precedente inchiesta tuttora in corso e nell'ambito della quale sono indagate dieci persone, tra le quali l'amministratore delegato Vincenzo De Bustis e l'ex presidente Marco Jacobini. Nei loro confronti la Procura ipotizza i reati di false comunicazioni sociali, falso in prospetto e ostacolo alle funzioni di vigilanza. Gli accertamenti della Guardia di Finanza, diretti dai pm Lidia Giorgio e Federico Perrone Capano e sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Roberto Rossi (che coordina tutte le indagini su BpB), hanno l'obiettivo di verificare eventuali comunicazioni di bilanci non del tutto veritieri fatte dalla banca a Consob, soprattutto con riferimento alla quantificazione dei crediti.
 

Nel marzo 2018 parte di questa indagine fu archiviata con riferimento all'ipotesi di una associazione per delinquere finalizzata a truffare i correntisti. Un singolo episodio di truffa aggravata ai danni di una contribuente 84enne è invece stato accertato ed è finito in un altro fascicolo, chiuso ormai mesi fa, a carico di De Bustis, Jacobini e altri tre dirigenti e funzionari dell'istituto di credito. C'è poi la recente inchiesta relativa alla sospetta operazione di rafforzamento del capitale, risalente a un anno fa e non concretizzatasi, con una emissione obbligazionaria da 30 milioni di euro da far sottoscrivere ad una società maltese. Altre due vicende, nate dai crac di alcune aziende baresi, hanno attirato l'attenzione degli inquirenti sui comportamenti della banca nell'erogare crediti e nell'agevolare le società in crisi.

Una è quella sul fallimento di due società del gruppo Fusillo di Noci, Fimco e Maiora. La banca, quando le due aziende erano già in dissesto, avrebbe concesso loro ulteriori linee di credito. La Procura sta valutando eventuali corresponsabilità interne all'istituto nella bancarotta ma al momento non ci sono indagati. La seconda inchiesta, trasmessa ormai un anno fa per competenza da Bari a Roma, riguarda la vicenda del Bari Calcio e lo «stratagemma», come lo definivano i pm baresi, usato dall'ex patron della società sportiva Cosmo Giancaspro con la complicità di alcuni funzionari della BpB per evitare una penalità per la squadra fornendo documenti retrodatati alla Covisoc (Commissione di Vigilanza sulle società di Calcio Professionistiche).

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