Statali, rinviato a fine anno l’anticipo delle liquidazioni. Slitta il decreto per sbloccare il Tfs

Sabato 24 Agosto 2019 di Francesco Pacifico
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​Statali, rinviato a fine anno l’anticipo delle liquidazioni

A Palazzo Vidoni Giulia Bongiorno aveva persino fatto rientrare prima dalle ferie i suoi dirigenti. A loro era stato dato il mandato di concludere in tempi brevi il dossier sulla liquidazione degli statali. Una scadenza ancora più impellente con i primi 8 mila travet usciti tra luglio e agosto con Quota 100. Ma complice la crisi di governo, lo sblocco dell’anticipo del trattamento di fine servizio - se tutto andrà bene - potrebbe arrivare non prima dell’autunno. Eppure c’è anche chi, più pessimista, teme che il provvedimento possa restare lettera morta. E la cosa può avere non poche ripercussioni sui circa 170.000 dipendenti pubblici in uscita quest’anno attraverso l’anticipo pensionistico o le regole ordinarie della Fornero e sugli altri 60.000 andati in quiescenza lo scorso anno. Nel decretone che ha regolamentato la stessa Quota 100 e il reddito di cittadinanza, il governo appena caduto ha previsto che i dipendenti pubblici che vanno in pensione, possano ottenere in tempi brevi parte del loro Tfs (fino a 45.000 euro) grazie a un prestito bancario a tasso calmierato (intorno al 2,5 per cento). Altrimenti dovrebbero aspettare i tempi canonici, che prevedono un’erogazione a tranche entro due anni dall’uscita. Ma a rallentare l’avvio della misura ci sono i ritardi nella pubblicazione del decreto attuativo, senza il quale non si possono perfezionare le convenzioni operative necessarie con l’Abi e con l’Inps.

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PROCEDURE
Il regolamento è stato scritto circa 3 mesi fa e prevede, per esempio, che l’erogazione dell’anticipo sia effettuata entro 75 giorni dalla presentazione della domanda. Ma soltanto nei primi giorni d’agosto il Garante della privacy e l’Antitrust hanno rinviato a Palazzo Vidoni il provvedimento, segnalando nei loro pareri alcune modifiche. Come detto, al dicastero della Funzione pubblica i dirigenti sono stati fatti rientrare in anticipo proprio per inserire le correzioni delle due authority. E sempre dal ministero fanno capire che non sarà un lavoro lungo. Ma dopo l’aggiornamento bisogna spedire il nuovo testo al ministero del Lavoro e a quello dell’Economia. E qui sorgono i primi problemi, perché al Mef hanno una posizione diversa su come regolare il fondo da 75 milioni da costituire all’Inps, per pagare ai lavori in uscita gli interessi sul prestito calmierato, tanto da chiedere un’ulteriore relazione tecnica sull’utilizzo del fondo.

Chiuso questo passaggio, il regolamento dovrebbe essere poi inviato al Consiglio di Stato per l’ultimo parere e alla Corte dei Conti per il controllo di legittimità. Solo allora - e potrebbero passare altri due o tre mesi - non ci sarebbero più ostacoli alla firma del ministro e al passaggio in consiglio dei ministro, propedeutici per le due convezioni che mancano ancora. In primo luogo quella con l’Abi, che ha già accettato il livello calmierato degli interessi sui prestiti, quindi quella con l’Inps, che dovrebbe gestire il fondo da 75 milioni per riconoscere alle banche il costo di queste operazioni.

OPPORTUNITÀ POLITICA
Ma tra due o tre mesi in molti si chiedono se l’Italia avrà ancora l’attuale governo dimissionario in carica soltanto per l’ordinaria amministrazione oppure uno nuovo. Nel primo caso soltanto l’opportunità politica potrebbe spingere Bongiorno a non vidimare l’atto. Invece in caso di nuovo esecutivo - ed è questo il timore dei sindacati - c’è da chiedersi, se la prossima maggioranza abbia voglia di confermare una misura voluta dalla Lega oppure abolire tutto il pacchetto legato a Quota 100, che nel 2020 costerà 8,3 miliardi di euro.

Ultimo aggiornamento: 21:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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