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Alitalia, Orlando: «Licenziamenti solo selettivi. Ita decollerà, non sarà una preda»

Ministro Orlando: «Licenziamenti solo selettivi. Ita decollerà, non sarà una preda»
di Umberto Mancini
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 21 Aprile 2021, 00:27 - Ultimo aggiornamento: 17:40

Ministro del Lavoro Andrea Orlando, lunedì si è svolto un vertice a Palazzo Chigi sul caso Alitalia con il premier Mario Draghi e i ministri Giorgetti, Franco e Giovannini. C’è una tensione crescente tra i dipendenti preoccupati per il futuro della compagnia stretta tra i diktat della Ue, la pandemia e il decollo ritardato di Ita. Avete individuato una soluzione per proteggere gli eventuali esuberi? E in che direzione vuole andare il governo per far decollare il vettore il prima possibile?
«E’ ancora aperta una interlocuzione con la commissione Ue e, come sa, sul fronte Alitalia sono state tante le occasioni perse in passato. Nella trattativa Bruxelles deve tenere conto anche della dimensione che deve avere Ita per essere competitiva rispetto alle altre compagnie. Inoltre è giusto difendere i livelli occupazionali e dare a Ita una dimensione tale che le consenta di essere sostenibile, stabile, di andare avanti».

Ma a Bruxelles si sta facendo di tutto per ritardare le decisioni...
«La trattativa deve tenere conto della situazione che stiamo attraversando. Non vogliamo che Ita diventi una preda. Siamo consapevoli che se sarà eccessivamente sottodimensionata questo sarà il pericolo. Per questo insisteremo per far valere le nostre esigenze, gli interessi del Paese».

Alitalia-Ita, vertice a Palazzo Chigi. Sui ristori i ritardi dei commissari

Il tempo stringe e a fine mese gli stipendi degli 11 mila dipendenti rischiano di non arrivare?
«E’ evidente che la compagnia deve ripartire approfittando della ripresa dei traffici. I tempi più che dalla Commissione Ue mi sembrano dettati da questa esigenza. Sarebbe assurdo non sfruttare la ripartenza. Quanto agli ammortizzatori non mi sembra corretto definirli nel dettaglio adesso, con il negoziato aperto con la Ue. Di certo posso assicurare che ridurremo eventuali impatti sull’occupazione. Ci sono vari scenari allo studio e vari strumenti che possono essere utilizzati. Ci stiamo lavorando insieme al Mims, il ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili».

Sempre sul fronte degli esuberi e dello sblocco dei licenziamenti a fine giugno, come vi muoverete? Ci sarà uno sblocco selettivo? Per settori? Con quali criteri e con che tempi?
«Non sappiamo ancora quale sarà l’impatto finale della crisi pandemica sull’economia. È necessario aggiustare progressivamente la mira. Sarà importante per questo il confronto con le parti sociali che parte oggi».

Ma sui licenziamenti cosa intendete fare?
«Credo sia necessario - e ne parleremo al tavolo con le aziende - distinguere tra le varie dimensioni delle imprese per prevedere uno sblocco selettivo. Faremo un censimento delle diverse situazioni e pensiamo di adottare misure ad hoc per gestire le crisi aziendali e per le politiche industriali».

Vuole dire che ci sarà una diversificazione molto accentuata?
«Alcuni settori hanno subito di più la crisi, anche all’interno dello stesso macro comparto. Sarà l’eccezione a mettere in discussione la regola generale. Con il dialogo pensiamo di realizzare interventi mirati, anche territoriali, per distretto, per filiera, quasi chirurgici».

Svilupperete il contratto d’espansione?
«Sì. Potrebbe essere esteso anche alle piccole realtà. Ci stiamo ragionando».

Ministro, lei si è fortemente impegnato per varare una riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive del lavoro. Ci spiega come sarà la Cig universale e quali ostacoli vanno superati?
«La riforma è a portata di mano. Siamo obbligati a correre e tutti sanno che raggiungere un’intesa è essenziale. Anche se è vero che tutti vogliono uno strumento universale di protezione, ma poi in molti difendono il proprio particolare. La Cig universale andrà declinata in ragione delle varie specificità dei settori, non seguendo le eredità storiche. Va detto che le semplificazioni avviate hanno tagliato i tempi di erogazione e stanno funzionando. E questa è stata una buona partenza».

Ma i tempi?
«Entro luglio auspico che vengano definiti i beneficiari, il perimetro della Cig universale e i trattamenti. Insomma, l’impianto generale».

Cambierete anche il reddito di cittadinanza?
«Si è parlato di maggiori controlli contro i furbetti, di una revisione dell’assegno, di una diversificazione più netta tra aiuti agli indigenti e a chi cerca lavoro e non lo trova o magari non lo accetta. «Abusi ci sono ovunque purtroppo. In ogni strumento di protezione. Di certo contrasteremo chi se ne approfitta. Cercheremo soprattutto di agganciare meglio il reddito alle politiche attive del lavoro».

Come farete?
«Ci sono due target nel reddito di cittadinanza. Persone a bassissima scolarizzazione, in molti non hanno concluso le elementari, e lavoratori a bassa qualificazione. Per i primi vanno attivati percorsi di accesso alla scuola, per i secondi occorrono politiche attive e formazione professionale. Per questo è essenziale potenziare la rete pubblica dei centri per l’impiego. Ed è un lavoro che va fatto con le Regioni».

Che però non sembrano molto impegnate sul fronte.
«Ho attivato con le Regioni incontri bilaterali per accelerare le assunzioni nei centri per l’impiego. Purtroppo sono proprio le Regioni con i tassi di disoccupazione più alti ad essere in grave ritardo. Molti enti locali non hanno nemmeno un piano su questo fronte. E bisogna accelerare. Mi aspetto che con il confronto si possa superare il problema rapidamente». 

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