Women's Forum, Bonetti: «Stiamo lavorando a un piano per contrastare la violenza domestica»

Women's Forum, Bonetti: «Stiamo lavorando a un piano per contrastare la violenza domestica»
di Maria Lombardi
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Martedì 19 Ottobre 2021, 17:10 - Ultimo aggiornamento: 20:07

«Stiamo lavorando a un piano per contrastare la violenza domestica», annuncia la ministra per le pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti, intervenendo al Women's Forum G20 di Milano, «Ora è il momento di agire». La pandemia ha aggravato le diseguaglianze e messo in difficoltà le donne più degli uomini, riconosce il ministro. Non a caso nel corso del Forum è stata lanciata la She-Covery, «una ripresa inclusiva e sostenibile che metta il ruolo delle donne al centro dell'agenda del G20», come ha spiegato Chiara Corazza, la rappresentante speciale per il G7 e G20 del Women' s Forum for the Economy & Society.

La ministra Bonetti sottolinea che «la pandemia ha amplificato qualcosa che esisteva prima, gli stereotipi. Questa situazione critica per le donne è ancora più alta nelle economie emergenti. Il governo italiano è fortemente impegnato a livello nazionale e internazionale. Bisogna preparare l'economia e il paese per i tempi a venire. Dobbiamo sostenere le donne per una partecipazione paritaria, sostenere la costruzione di competenze nelle discipline Stem.Il nostro impegno deve essere quello di fornire strumenti gratuiti ed efficaci per mettere le donne al centro della ripresa, far crescere le opportunità di cambiamento nella società. Ora è il nostro momento di agire».

Che cosa fanno le aziende per migliorare, dopo la pandemia, l'equilibrio tra lavoro e vita e far crescere le competenze digitali delle donne? La domanda che Maria Latella, la giornalista che modera il panel del Forum "Realising a fair equilibrium: the Champions of the future of work" a cui partecipa anche la ministra, rivolge a Michele Crisostomo, presidente Enel. «La pandemia ha avuto un impatto sulla nostra vita familiare e ha evidenziato i problemi che c'erano già. Ma è un'opportunità per riconsiderare il futuro. Un'azienda digitalizzata ha più flessibilità e consente un migliore equilibrio nella vita lavorativa. Potrebbe essere una scelta strategica per le aziende. Un vantaggio per le donne. Le aziende che non sono digitalizzate soffrono di più da questo punto di vista. La questione del gender gap è un problema per qualsiasi leadership, privata e pubblica, non solo per le donne. Coinvolge tutti». Ma per un reale cambiamento, conclude, è necessaria una rivoluzione «culturale e nell'organizzazione familiare». 

La pandemia è stata uno choc, aggiunge Hana Brixi,  Global Director for Gender di World Bank, «il nostro impegno è quello di minimizzare le conseguenze, sostenendo la campagna vaccinale e proteggendo le donne che hanno perso il lavoro».

Per Mauro Macchi, amministratore delegato di Accenture Italia, «bisogna guardare al lavoro del futuro, in cui la tecnologia svolge un ruolo fondamentale e agire per renderlo un'opportunità per l'inclusione. Bisogna quindi lavorare sul sistema di istruzione per stimolare i nuovi talenti ad intraprendere percorsi formativi legati alle nuove tecnologie, favorendo l'accesso delle donne a carriere di tipo Stem». Cosìche è intervenuto questo pomeriggio al panel ',

 

RIVOLUZIONE GREEN

Uno degli altri temi al centro del Forum di Milano. «Le donne possono essere al centro della rivoluzione 'green'. Le donne hanno una grande opportunità nella transizione verde, perché in molti campi sono leader, a differenza del passato. Questo cambiamento può aiutare la transizione, ci saranno molte nuove opportunità di lavoro, e il nostro compito è quello di impiegare sempre più donne in questo cambiamento», sostiene Antonella Centra, Evp General Counsel, Corporate Affairs & Sustainability di Gucci. «Quello per il clima è un impegno oneroso, ma ne vale la pena. Tutto il gruppo è impegnato da tempo nella transizione green. Siamo convinti che sia fondamentale agire e generare un cambiamento positivo, ma prima di tutto dobbiamo essere consapevoli di cosa fare e come farlo. Dal 2018 siamo carbon neutral perché abbiamo creduto che ne valesse la pena. Quello che non riusciamo ad eliminare possiamo compensarlo in altro modo, come per esempio con l'agricoltura rigenerativa».

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