Terni, mamma incinta di 8 mesi per lo Stato italiano non esiste: deve pagare anche le analisi fatte in gravidanza

Terni, mamma incinta di 8 mesi per lo Stato italiano non esiste: deve pagare anche le analisi fatte in gravidanza
di Sergio Capotosti
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Martedì 16 Febbraio 2021, 12:18 - Ultimo aggiornamento: 15:01

C'è ma non si vede. E rischia anche di sparire. Un gioco di prestigio che solo la burocrazia italiana è capace di fare. L'ultimo colpo di teatro ieri quando la donna si è vista negare per l'ennesima volta il codice fiscale, e ora non solo rischia di essere rimpatriata in Ucraina a fine anno, ma anche di non poter vivere accanto al bimbo che porta in grembo. «Un rimpallo continuo di responsabilità e di competenze sulle spalle di questa ragazza che è incinta all'ottavo mese. Solo in Questura abbiamo trovato persone disposte a risolvere il problema, come nel caso del commissario Paolo Suraci», dice Sara Francescangeli, l'avvocato che si batte per tutelare i diritti di questa donna.

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L'odissea


L'odissea di Alina (nome di fantasia) inizia con il suo ingresso in Italia. Alla donna, oggi trentenne, viene concesso un permesso di soggiorno per asilo politico. È in quell'occasione che le viene rilasciato un codice fiscale solo numerico. Passano gli anni e si avvicina la scadenza per il rinnovo del permesso di soggiorno, ma quel codice numerico serve a poco, anzi solo a complicare le cose.

Intanto, la donna resta incinta e deve fare le prime analisi per le visite mediche di routine. «Ma senza codice alfanumerico, il classico codice fiscale per capirci - spiega l'avvocato Francescangeli - non può avere la residenza e di conseguenza nemmeno la tessera sanitaria. Inoltre, non può ritirare i referti, e nemmeno pagare i ticket, perché non ha il codice fiscale».

È la prima anomalia che Alina si trova a dover combattere.
La più spigolosa però è la residenza. «Anche in questo caso non viene rilasciata dal Comune di Terni se non c'è il codice alfanumerico», prosegue il legale di Alina. Quei numeri identificativi che le sono stati assegnati al suo ingresso in Italia diventano così una sorta di incubo dal quale non riesce a liberarsi. Una battaglia che l'avvocato sta portando avanti da mesi, coinvolgendo Agenzia dell'Entrate, Questura e Comune. E di recente anche la Prefettura.

«Il problema nasce all'ultimo rinnovo di permesso, quando il codice generato per il rinnovo è stato nuovamente numerico, quando a volte, per pura fortuna, viene generato alfanumerico», ribadisce il legale. La beffa nella beffa di quella che l'avvocato battezza come «la ruota delle fortuna dei codici fiscali». Un documento che per Alina potrebbe essere di vitale importanza, considerando che il permesso di soggiorno ottenuto per motivi politici lascia intendere che un suo ritorno in Ucraina può essere rischioso. Ma c'è anche un altro aspetto, quello legato alla maternità che rischia di essere negata.

«Senza il codice alfanumerico - spiega ancora l'avvocato Francescangeli - Alina non può avere la residenza insieme al bambino, futuro cittadino italiano , e quindi rischia di essere rimpatriata perché non trovandosi sullo stato di famiglia del bimbo non potrà usufruire dei permessi concessi dalle legge per le madri straniere di cittadini comunitari». Insomma, è il caso di dirlo: quello che l'amore sta per creare solo la burocrazia italiana è capace di separare.

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