Ragazze da 110 e lode ma deluse sul lavoro: meno occupate e con stipendi più bassi degli uomini

Ragazze da 110 e lode ma deluse sul lavoro: meno occupate e con stipendi più bassi degli uomini
di Maria Lombardi
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Sabato 29 Gennaio 2022, 15:34 - Ultimo aggiornamento: 5 Febbraio, 16:59

Brave, bravissime, le migliori. Ragazze da 110 e lode. All'università nessuno le batte. Si laureano prima e con voti più alti, intraprendenti e appassionate, un passo avanti ai loro colleghi. Poi però, una volta fuori dalle aule degli atenei e con il titolo in tasca, i ruoli si rovesciano. Qualche anno dopo la foto di rito con l'alloro in testa, avviene il sorpasso. I laureati battono le laureate: lavorano e guadagnano di più. Anche nella carriera gli uomini vanno più spediti, le brillanti studentesse non raggiungono i traguardi all'altezza dei loro libretti. E quando arrivano i figli, la distanza cresce. Volete recuperare lo svantaggio e pareggiare, se non vincere? Ragazze studiate materie scientifiche e tecnologiche, suggeriscono i dati della ricerca presentata ieri a Bologna, prendete una laurea Stem perché è lì il dislivello con i vostri colleghi è più sottile.
A misurare il gap è il primo rapporto di genere sulle esperienze universitarie e professionali dei giovani realizzato dal Consorzio AlmaLaurea. L'indagine ha coinvolto 291.000 laureati del 2020, e 655.000 del 2019, 2017 e 2015, intervistati a uno, tre e cinque anni da quando hanno conseguito il titolo. Bene, nel 2020 le donne rappresentavano il 60% dei dottori. Eppure sul mercato dei lavoro sono «mortificate», come sottolinea Ivano Dionigi, presidente di AlmaLaurea. Con la pandemia la situazione è peggiorata, le richieste dei curricula indirizzate prevalentemente a ragazzi.


I DATI
Studiare per le giovani vuol dire emanciparsi e uscire dai binari. Sono le prime a seguire con minor frequenza le orme dei genitori (il 18,8% contro il 21,7%) e più frequentemente hanno alle spalle famiglie meno istruite. In quanto a pagelle e libretti non c'è gara, il voto medio del diploma per le studentesse è di 82,5/100 a fronte di 80,2/100 dei loro coetanei. E all'università, dopo aver seguito con più costanza i corsi e terminato il ciclo di studi in corso (60,2% rispetto al 55,7%), sono prime anche alla discussione della tesi: il voto medio finale è più alto (103,9 rispetto a 102,1/110)
Complimenti, fate vedere quanto valete. Una parola, a distanza di qualche tempo per le giovani il lavoro è spesso una delusione. Il tasso di occupazione a 5 anni dal titolo di primo livello è pari all'86,0% per le donne e al 92,4% per gli uomini ( 85,2% e 91,2% per il secondo livello). Anche il tipo di attività svolta li avvantaggia: più lavoro autonomo (7,5% per le laureate e 11,6% per i laureati) o con un contratto a tempo indeterminato (52,2% e 59,1% dopo la magistrale). Per le donne più contratti a tempo determinato (17,0% rispetto al 12,2% degli uomini tra i laureati di primo livello) anche perché le prime sono più occupate nel settore pubblico.


I GUADAGNI
Il divario è anche economico. Dopo 5 anni i giovani guadagnano il 20% in più. E fanno più carriera, dirigenti o manager in maggior numero. Questione anche di ambizioni. Nel 2020 le laureate cercano più degli uomini la stabilità del posto di lavoro (+11,0 punti percentuali), l'utilità sociale (+10,4, la coerenza con gli studi (+9,4) e l'indipendenza o autonomia nel lavoro (+8,9). Gli uomini, invece, mettono avanti guadagno, prestigio e carriera. Le laureate, a 5 anni dal titolo, non solo sono meno occupate, ma hanno anche meno contratti a tempo indeterminato. I colleghi più disposti a trasferirsi per motivi di lavoro (il 49,8% rispetto al 43,0%) e nella ripresa economica post-pandemia anche in prima linea. Analizzando le richieste di curricula, la ricerca AlmaLaurea ha evidenziato come nella fase del lockdown il gap tra donne e uomini si era assottigliato. Per poi allargarsi ancora di più in fase di ripartenza (nel quarto trimestre 2021 le richieste di curricula sono state quasi 193mila per i laureati e quasi 152mila per le laureate). In prativa la ripresa ha coinvolto soprattutto gli uomini.


L'ASCENSORE SOCIALE
«Questo rapporto di AlmaLaurea è estremamente utile, perché ci consente di valutare l'efficacia di alcune politiche adottate nel tempo», commenta Maria Cristina Messa, ministro dell'Università e della Ricerca alla presentazione dello studio. «Il fatto che i divari tra laureate e laureati in materie Stem siano più contenuti è sicuramente un segno positivo e la prova che le misure che stiamo adottando, dall'orientamento verso le materie scientifiche al supporto con quote premiali per le borse di studio in favore delle ragazze che scelgono questi percorsi di studio, ci stanno indirizzando sulla strada giusta». Resta il fatto che le laureate siano meno valorizzate sul lavoro. «Un dato in apparente contraddizione rispetto ai risultati universitari generalmente migliori su cui solo interventi di sistema che, come governo, abbiamo messo in cantiere, potranno realmente incidere».
Ragazze comunque più coraggiose, sottolinea Marina Timoteo, direttore di AlmaLaurea: «Emerge un ruolo importante delle donne nel far ripartire l'ascensore sociale: tra le laureate, è più frequente trovare ragazze che provengono da contesti familiari meno favoriti e che seguono con minore frequenza le orme di famiglia. A queste donne, innovative, il sistema Paese deve garantire parità di condizioni in termini di accesso e di status in ambito professionale».
 

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