Covid, l'economista della Sapienza: «Scuola e lavoro, i giovani la categoria più fragile: ecco come la pandemia mina il loro futuro»

Covid, l'economista della Sapienza: «Scuola e lavoro, i giovani la categoria più fragile: ecco come la pandemia mina il loro futuro»
di Giuseppe Croce
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Giovedì 19 Novembre 2020, 23:21 - Ultimo aggiornamento: 23:36

La pandemia da Covid-19 sta colpendo duro il sistema sociale ed economico ma il suo impatto non si distribuisce in modo omogeneo tra la popolazione. Come tristemente testimoniato dai fatti, gli anziani sono i più esposti ai rischi sanitari. La loro protezione deve essere al centro delle preoccupazioni in questo momento. D'altra parte, però, non possiamo trascurare i costi sopportati dai giovani.
Nei primi sei mesi di quest'anno il numero degli occupati totali in Umbria, si legge nell'aggiornamento autunnale del Rapporto della Banca d'Italia sull'economia regionale pubblicato nei giorni scorsi, è diminuito dell'1,4 per cento. Ma se si guarda ai soli occupati a tempo determinato il calo è stato quasi del 25 per cento. Questo significa che sono in prevalenza i giovani ad aver perso il lavoro. I primi posti che le aziende hanno tagliato sono i loro.
È sconfortante il confronto con i dipendenti adulti. Questi, sia pure non tutti e pur nelle gravi difficoltà del momento, stanno almeno godendo di forme di protezione straordinarie attraverso l'estensione della cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti. Al contrario, la gran parte dei giovani è rimasta esclusa da queste protezioni.

Ma c'è di più e di peggio. Il blocco dei licenziamenti pressoché indiscriminato e ora prorogato per altri sei mesi aggrava di fatto anche il blocco delle assunzioni e delle trasformazioni dei contratti a termine in contratti permanenti. Nel contesto di elevata incertezza che paralizza le imprese, il blocco dei licenziamenti affossa definitivamente qualsiasi piano di assunzioni, anche là dove ci siano spiragli in questa direzione. A questo si aggiunge il blocco, tranne rare eccezioni, dei concorsi nel pubblico. Il conto di tutto questo ricade in gran parte sui giovani. Sono i loro piani professionali e di vita a subire uno stop.

Allo stesso tempo, niente è stato fatto fin qui per potenziare le politiche attive del lavoro. La pandemia ha fatto esplodere il già radicato dualismo del mercato del lavoro italiano, la separazione asimmetrica tra lavoratori adulti e protetti, da una parte, e lavoratori giovani e dimenticati, dall'altra.

E sono ancora i giovani a pagare costi pesanti nella scuola. La didattica a distanza è un rimedio prezioso e irrinunciabile, un'acquisizione importante anche per il futuro, oggi tenuta in piedi grazie all'impegno generoso dei docenti. E tuttavia, va riconosciuto, è un rimedio imperfetto e parziale. Il complesso e delicato percorso di insegnamento-apprendimento e di socializzazione dei ragazzi e delle ragazze, che presuppone l'interazione in presenza a scuola, uscirà da questa fase lacerato e impoverito.

Con la didattica a distanza aumentano le disuguaglianze tra gli studenti. I danni all'apprendimento di questi mesi rischiano di indebolire la formazione degli alunni e di condizionarne negativamente le loro prospettive future di inserimento nel mondo del lavoro.

Anche il blocco delle attività sportive, associative, ecclesiali non ha lo stesso peso per adulti e giovani. Sono questi ultimi a soffrirne le conseguenze più serie e durature. E sulle loro spalle ricadrà, non lo dimentichiamo, anche l'ulteriore preoccupante aumento del debito pubblico.

La cronaca propone immagini parziali della realtà quando insiste esclusivamente sui comportamenti irresponsabili della movida. L'attuale generazione di giovani, in modi ancora non riconosciuti, sta pagando un prezzo molto alto alle esigenze di protezione collettiva dal Covid-19.
 Terni. Il tema si pone in termini ancora più drammatici a Terni, che già prima della pandemia era una realtà incapace di offrire prospettive per i suoi giovani. Come città siamo in debito nei loro confronti. Lo eravamo già prima, lo saremo ancora di più all'uscita dall'attuale emergenza. È il caso di cominciare a preparare gli opportuni ristori.

Cosa serve. Nell'immediato servono piani straordinari di recupero dei percorsi scolastici. Iniziative delle scuole da mettere in campo appena possibile per rimediare a quanto si è perso in questi mesi. Nel mercato del lavoro serve un vero rafforzamento dei servizi per l'impiego e delle politiche attive. Si vorrebbe sperare che sindacati e imprese spingano in questa direzione ma è lecito dubitare che siano tanto interessati a questo quanto lo sono, rispettivamente, nei confronti del blocco dei licenziamenti e dei sussidi.
Ma se Terni vuole veramente pagare il proprio debito nei confronti dei suoi giovani deve finalmente superare paure e nostalgie e mettere al centro dei suoi interessi la preparazione del futuro.
Ci dobbiamo chiedere quale futuro ci interessa come città, di quali risorse ancora disponiamo e quali opportunità possiamo e vogliamo creare, su quali percorsi concentrare gli sforzi. Rimediare a decenni di declino e preparare la crescita della città è il compito della nostra generazione di adulti nei confronti della generazione che segue e che oggi subisce l'impatto pesante della crisi sanitaria.
Professore di Economia
La Sapienza Università Roma

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