Congedo parentale negato perché lesbica, il tribunale condanna l'azienda per omofobia

Lunedì 30 Novembre 2020 di Franca Giansoldati

Di fatto la sentenza apre la strada ai congedi parentali delle coppie gay. L'azienda milanese che si occupa di salute sul territorio, l'ATS è stata condannata dal tribunale di Milano per omofobia. In pratica ha discriminato una donna lesbica, sua dipendente, negandole il congedo parentale al quale aveva diritto per accudire il bambino biologico avuto con la compagna e nato grazie all'inseminazione artificiale avvenuta in Spagna. I giudici milanesi hanno così stabilito che si è trattato di un atto ingiusto e penalizzante. 

Il fatto risale a marzo 2020 quando la mamma del piccolo aveva chiesto e non ottenuto il congedo parentale, finendo col chiedere un mese di aspettativa non retribuita per poter seguire il bambino. Fino a fare causa all'Ats. 

Il datore di lavoro aveva giustificato il diniego in ragione dell’incertezza del quadro normativo sul riconoscimento della genitorialità nelle coppie formate da persone dello stesso sesso. Pur dando atto dei recenti approdi della Cassazione e della Corte costituzionale, il giudice del lavoro di Milano ha affermato invece che, a fronte della documentazione attestante che il piccolo è figlio di entrambe le madri, «é sottratta al datore di lavoro ogni valutazione in merito alla sussistenza del legame genitoriale».

Inoltre, hanno spiegato i magistrati milanesi, se la stessa documentazione fosse stata prodotta da un lavoratore o una lavoratrice di una coppia eterosessuale, il datore di lavoro non avrebbe mosso alcuna obiezione e avrebbe pacificamente riconosciuto il congedo.

La controversia rappresenta il primo caso noto a livello nazionale di applicazione del divieto di discriminazione in ragione dell'orientamento sessuale sul lavoro a tutela della relazione genitoriale delle persone Lgbt. 

 

 

Ultimo aggiornamento: 1 Dicembre, 07:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA