FEMMINICIDIO

L'allarme dell'associazione: «In Umbria aborto sotto attacco. Mancano alloggi-rifugio per i centri antiviolenza»

Mercoledì 25 Novembre 2020 di Monica Riccio
Vignetta di Befeldo per Sputnink, donata al Messaggero in occasione del 25 novembre 2020

ORVIETO «Aborto sotto attacco in Umbria». Nella "Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne" a fare un punto sulla situazione, orvietana e umbra, è il Centro Antiviolenza "L'albero di Antonia" di Orvieto che da anni si occupa di assistenza, sostegno e tutela di donne vittime di violenza. «In Umbria – spiegano le volontarie del Centro - sotto attacco è il diritto di aborto: nell’emergenza Covid l’interruzione volontaria di gravidanza chirurgica, non è più garantita in 5 ospedali su 9, mentre l’Ivg farmacologica è possibile solo in 3 ospedali, obiettori di coscienza permettendo. Dopo le nuove indicazioni emanate dal Ministero della Sanità le associazioni femministe umbre premono per un immediato ripristino della Ivg farmacologica senza obbligo di ricovero ospedaliero, contrariamente a quanto deliberato dalla Giunta regionale nel giugno scorso». E' un tema su cui non è possibile perdere tempo e che necessita di grande attenzione e per il quale “L'albero di Antonia” sta portando avanti molti confronti, in tutto il territorio regionale, al pari della attenzione, sempre massima, nei confronti delle situazioni di violenza.

La violenza di genere. «Nel territorio Orvietano i dati emersi e l’esperienza vissuta durante i nove mesi d’emergenza Covid hanno evidenziato un incremento dei casi e della gravità delle situazioni di violenza – spiegano dal Centro - diverse donne sono state costrette a lasciare le loro case a causa del partner violento. Nella fase attuale di seconda ondata di emergenza, con il prolungarsi della crisi lavorativa ed economica, cresce ancora la complessità nel gestire i percorsi di fuoriuscita dalla violenza, anche per le difficoltà di intervento di altri servizi preposti: mancanza di alloggi di emergenza e temporanei, intempestività per la copertura dei costi di accoglienza, tempi più lunghi per gli ordini di protezione, inadeguati e tardivi finanziamenti ai centri antiviolenza, tanto per citare le principali difficoltà. In questi nove mesi le donne si sono fatte carico, oltre al lavoro in smart working per chi lo ha mantenuto, degli impegni di famiglia con figli in casa da gestire, insieme ad anziani, malati e invalidi». In questa situazione "L’Albero di Antonia" di Orvieto ha operato, come tutti gli altri centri, con le dovute strumentazioni e precauzioni, tramite attività webinair ed in presenza. «Le criticità operative straordinarie – continuano le volontarie - sono state superate grazie ad un alloggio di emergenza concesso gratuitamente, il tutto all’insegna della sicurezza sanitaria, oltre che della privacy e della riservatezza, in un periodo difficile di grandi cambiamenti in un ambito delicato, complesso e impegnativo».

Vignetta di Befeldo per Sputnink, donata al Messaggero in occasione del 25 novembre 2020

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