Marco Conti
QUI MONTECITORIO di
Marco Conti

Referendum costituzionale,
la corsa di Di Maio
che concede pochi spazi
alle richieste di Zingaretti

Martedì 1 Settembre 2020 di Marco Conti
ROMA “Non è un test per il governo”, si affretta a sostenere il ministro Francesco Boccia. Difficile pensare che le imminenti elezioni regionali non rappresentino un momento decisivo per le coalizione di governo. Anche se è discutibile, lo sono sempre state ormai da anni. Indimenticabili le bandierine di Emilio Fede nel 1996, così come le elezioni regionali del 2000 che costrinsero Massimo D’Alema a lasciare palazzo Chigi.
Sarà così anche questa volta e i nuvoloni i su palazzo Chigi si addensano mentre il presidente del Consiglio Giuseppe Conte da qualche settimana si è eclissato lasciando ai suoi ministri la gestione della riapertura delle scuole.
Delle possibili conseguenze nefaste, in caso di sconfitta,  ne è invece ben consapevole il segretario del Pd Nicola Zingaretti che continua a pubblicare appelli in favore della legge elettorale che dovrebbe permettere ai Dem, qualora venisse votata almeno in un ramo del Parlamento, di schierarsi per il “Si” al referendum condividendo la vittoria con i 5S di Luigi Di Maio. Quest’ultimo conduce una campagna elettorale che guarda molto al Movimento e agli assetti interni che verranno dopo gli Stati Generali.
Di Maio continua a dirsi favorevole ad una legge elettorale, appoggia il segretario del Pd, ma non mostra particolare fretta. La voglia di cogliere il successo in solitaria è troppo forte per potersi permettere di sostenere sino in fondo le richieste dei Dem.
Conte osserva in silenzio, preoccupato. Ultimo aggiornamento: 13:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA