Norman Atlantic, i morti salgono a 11. Tre italiani

Martedì 30 Dicembre 2014
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Lo sbarco dei naufraghi a Brindisi

E' arrivata al porto di Brindisi la nave anfibia San Giorgio con a bordo 212 naufraghi della Norman Atlantic e, si è appreso, anche cinque salme. Le operazioni di sbarco richiederanno parecchio tempo anche se sulla banchina e nella strutture aeroportuali tutto era stato allestito per dare assistenza ai naufraghi che, se le loro condizioni lo permetteranno, saranno anche sentiti dalla procura. Sono indagati per naufragio ed omicidio plurimo colposi il comandante e l'armatore del Norman Atlantic, il traghetto andato a fuoco al largo dell'Albania. Sono saliti a 11 i morti, di cui tre italiani, mentre 427sono le persone salvate. Ma è giallo sui dispersi: 38 secondo la Grecia.

La prefettura ha reso noto che due naufraghi erano stati già portati in ospedale nel pomeriggio, dopo essere stati prelevati da un elicottero.

A bordo della San Giorgio anche il comandante Argilio Giacomazzi che dopo lo sbarco potrebbe essere portato a Bari per essere sentito. Alcuni componenti dell'equipaggio sarebbero già stati ascoltati dagli investigatori che avrebbero raggiunto la San Giorgio e ora ascolteranno i naufraghi: si tratta di personale della Squadra mobile, della Polizia di Frontiera e dell'ufficio Immigrazione e della Digos della questura di Brindisi.

Cinque medici hanno monitorato le condizioni dei naufraghi durante il viaggio: a parte la stanchezza sarebbero tutti in buone condizioni di salute. A terra ad attenderli un'altra equipe di sanitari già in contatto con i medici a bordo. I naufraghi saranno portati in diversi alberghi dove ad aspettarli troveranno i loro parenti. I membri dell'equipaggio saranno invece trasferiti a Bari.

Tre camionisti partenopei - secondo quanto si apprende - sono morti nel terribile rogo della nave. I tre camionisti erano dipendenti della ditta Eurofish. A riconoscere i corpi i familiari. I tre napoletani stavano portando a termine un trasporto di pesce per i cenoni di Capodanno. Questi i loro nomi: Giovanni Rinaldi 34 anni, Carmine Balzano 55 anni e Michele Liccardi 32 anni tutti sposati e con figli. I tre napoletani erano dipendenti della società EuroFish il cui amministratore, Pietro Avolio, è anche presidente del consorzio ittico napoletano. Le vittime lavorano presso la sede di Mugnano della Eurofish, società con sedi a Napoli, Volla, Mugnano e in Spagna.

Gli uomini della Capitaneria hanno mostrato ai parenti dei trasportatori le foto di due corpi recuperati a poca distanza dal traghetto. I tre camionisti della EuroFish trasportavano regolarmente i prodotti sulla rotta Igoumenitsa-Bari a bordo dei traghetti della società SuperFast. In questo caso, però, hanno utilizzato la Norman partendo da Igoumenitsa con arrivo ad Ancona per questioni logistiche. I tre erano partiti in aereo il 26 con destinazione Igoumenitsa, lì hanno trovato i camion, hanno preso la merce (un carico di anguille) e si sono diretti verso il porto per salire a bordo del traghetto. L'arrivo era previsto per il 28 ad Ancona.

I tre sarebbero morti per ipotermia. Dopo l'incendio i tre hanno chiamato Avolio (presidente della società EuroFish) dal gommone di salvataggio. Sarebbero infatti stati tra i primi a fuggire dalla nave. A causa del mare agitato il gommone si è ribaltato, facendo finire i tre in mare; poco dopo la morte per ipotemia. Questa è la ricostruzione più attendibile dei fatti. Al telefono con Avolio i tre hanno raccontato con parole di terrore quei momenti. Poco dopo la tragedia.

Altri due morti. Intanto il team medico di nave San Giorgio della Marina Militare è intervenuto in un incidente su rimorchiatore Iliria, coinvolto nel traino del traghetto Norman Atlantic. Durante il traino la rottura del cavo di rimorchio ha colpito due marinai albanesi. Entrambi sono deceduti.

La nave San Giorgio, dove sono stati messi in salvo circa 180 naufraghi del Norman Atlantic,

si trova ancora nelle vicinanze del traghetto in avaria e quindi slitta il suo arrivo nel porto di Brindisi che era previsto in mattinata. Il traghetto Norman Atlantic, invece, sarebbe attualmente rimorchiato da un mezzo navale albanese verso Valona. Al seguito del traghetto Norman Atlantic che procede verso Valona ci sono anche i rimorchiatori italiani della famiglia brindisina Barretta. Quest'ultima è stata delegata dalla procura di Bari, in qualità di ausiliario di polizia giudiziaria, di eseguire il sequestro della nave e di occuparsi della custodia giudiziale della imbarcazione. Il custode nominato sarebbe Francesco Barretta.

Le salme delle vittime saranno portate a Bari. Anche il comandante Argilio Giacomazzi ha lasciato il traghetto dopo essere rimasto solo a bordo insieme a quattro ufficiali della marina militare. Recuperati 8 corpi delle 10 vittime accertate, altri 2, informa un tweet della Marina Militare, sono ancora sul relitto. Altri 38 naufraghi del traghetto Norman Atlantic sono attesi in mattinata al porto di Manfredonia (Foggia).

I conti non tornano. «Non ci pronunciamo sulla questione dei dispersi: fare previsioni sul numero ci sembra assolutamente prematuro», hanno detto i ministri Lupi e Pinotti in conferenza stampa. «Il punto incerto è se c'è qualcuno che nelle fasi concitate della messa a mare della scialuppa, sia caduto in mare. In maniera cautelativa ci siamo mossi partendo dalla lista ufficiale. Via via mentre procedevamo nei soccorsi andavamo affinando i nomi salvati confrontandoli con la lista dell'imbarco siamo arrivati a un quadro preciso».Ma nella nave c'erano anche una decina di clandestini afghani, tre deui quali salvi sulla San Giorgio. Tra i 427 salvati ci sono 56 membri dell'equipaggio, tra i quali 22 italiani. Tra i passeggeri, 234 greci, 54 turchi, 22 italiani, 22 albanesi, 18 tedeschi, 10 svizzeri e poi di altre nazionalità.

«Molta gente è caduta in mare purtroppo. Ho visto anche una decina di persone che erano a bordo di una lancia che poi sono finite in mare e non so proprio che fine abbiano fatto», ha detto un testimone. «Sentivamo urlare "fire, fire", fuoco fuoco e in cinque minuti - dice l'uomo - tutta la nave era a fuoco. Era buio e c'era molto fumo. C'è stato poco da fare: molta gente è svenuta, siamo rimasti isolati». L'uomo sarebbe dovuto andare a Roma dove avrebbe trascorso il Capodanno insieme con amici.

Le fiamme sono partite dai garage della nave. «Bruceremo come topi, siamo in pericolo e non so quanto resisteremo», è stato il drammatico racconto di chi è ancora sul ponte della nave. L'incubo inizia alle 4.30 del mattino a una ventina di miglia dalle coste dell'Albania: il traghetto, di proprietà della società armatrice Visemar di navigazione, era partito da Patrasso e, dopo una sosta ad Igoumenitsa, era atteso ad Ancona alle 17 di domenica.

Le vittime. Georghios Doulis è morto mentre cercava di raggiungere una scialuppa di salvataggio. Il suo corpo è stato recuperato e trasferito con una motovedetta a Brindisi dove sono stati portati anche i 4 feriti più gravi, due che erano a bordo della nave, un aerosoccorritore della Marina e un militare delle Capitanerie di Porto. Sul cadavere arrivato a Brindisi c'è però un giallo.

La Norman Atlantic, che può ospitare fino a 836 passeggeri e circa 250 auto, era stata noleggiata a dicembre dalla compagnia greca Anek Lines per sostituire la nave Ellenic Spirit, attualmente in manutenzione, per il collegamento Venezia- Igoumenitsa-Patrasso: il contratto sarebbe scaduto a metà gennaio. Cosa abbia scatenato le fiamme saranno le inchieste a chiarirlo; forse un corto circuito, forse un problema a uno dei 128 camion nel garage, alcuni carichi d'olio.

«Nave troppo carica». Secondo alcuni camionisti il traghetto era sovraccarico e la «parte alta dei mezzi pesanti faceva attrito con il soffitto del garage, può essere che una scintilla sia partita da lì». E sarà sempre l'inchiesta a chiarire se vi siano state delle carenze alle porte tagliafuoco: un'ispezione effettuata 10 giorni fa dall'organizzazione internazionale Paris Mou aveva evidenziato un «malfunzionamento» proprio delle strutture che devono impedire alle fiamme di propagarsi. Ma l'armatore della nave, Carlo Visentini, smentisce: «il problema c'era ma è stato subito risolto. Il traghetto era pienamente funzionante».

L'incendio. Fatto sta che l'incendio si è propagato molto velocemente raggiungendo i ponti superiori. Il traghetto è diventato immediatamente ingovernabile e il comandante ha dichiarato l'abbandono nave. Nonostante questo da bordo sono riusciti a calare una sola scialuppa, con cui sono state messe in salvo una quarantina di persone. L'equipaggio sarebbe anche riuscito a contenere il fuoco al ponte 5, ma le altissime temperature e soprattutto il fumo denso rischiano di trasformare il traghetto in una bara d'acciaio per centinaia di persone.

L'inchiesta. Aperte tre inchieste da parte della procura di Bari, di Lecce e di quella di Brindisi, per naufragio colposo. Il procuratore di Bari, Giuseppe Volpe ha precisato che si tratta di una prima configurazione di reato. Volpe ha precisato che «si stanno acquisendo i primi dati tecnici ascoltando i naufraghi e i soccorritori» e poi si valuterà con la procura di Lecce «la configurazione definitiva dell'ipotesi di reato e la competenza territoriale».

Il relitto. La Visemar di Navigazione, società armatrice del Norman Atlantic, ha incaricato la società olandese Smit, specializzata in salvataggio navale, delle operazioni per il recupero del relitto che si trova ad alcune miglia dalla costa italiana.

L'armatore: certo efficienza nave. «La società confida nel lavoro delle autorità investigative - ha detto l'armatore Carlo Visentini - che dovranno trovare le esatte cause dell'incidente, ma è certa della piena efficienza della nave, una nave di recente costruzione, con tutte le certificazioni necessarie ad operare». Così l'ammiraglio Carlone a P.Chigi: «La nave era stata ispezionate il 19 dicembre a Patrasso: erano state riscontrate 6 deficienze di cui 2 immediatamente risolte» e comunque «senza rilevanza» nell'incendio. «Per le altre 4 era stata prescritta la soluzione in 14 giorni. La nave era pienamente efficiente, rispondeva a tutti i requisiti».

Soccorsi difficili. A rendere ancora più difficili i soccorsi, coordinati dall'Italia, anche le condizioni meteo proibitive. Per tutta la mattina di domenica il mare forza 7-8 ha alzato onde di oltre cinque metri, rendendo impossibile qualsiasi manovra di avvicinamento alla nave in fiamme. Nel pomeriggio le condizioni sono leggermente migliorate ma il vento di 35-40 nodi e la visibilità scarsa ha costretto i soccorritori ad operare solo con gli elicotteri. I velivoli della Marina, dell'Aeronautica e della Guardia Costiera italiana, per tutto il giorno hanno così fatto la spola tra il traghetto e le navi presenti in zona: quelle italiane, quelle greche e albanesi e i mercantili dirottati in zona.

Ultimo aggiornamento: 31 Dicembre, 09:30

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