Norman Atlantic, dai profughi afghani agli imbucati: ecco perché i conti non tornano

Norman Atlantic, dai profughi afghani agli imbucati: ecco perché i conti non tornano
di Mauro Evangelisti
3 Minuti di Lettura
Martedì 30 Dicembre 2014, 06:06 - Ultimo aggiornamento: 12:46

Perché i numeri ieri sera non tornavano? Come è possibile che non sia sovrapponibile la lista dei passeggeri a bordo del Norman Atlantic con quella delle persone salvate e dei dieci morti? Per comprendere le ragioni di questo rompicapo, che non rassicura sulla certezza dell'identità di coloro che salgono a bordo di un mezzo come un traghetto, che trasporta il doppio dei passeggeri di un Boeing 737 o di Un Airbus 320, bisogna partire da un dato: sulla Norman Atlantic c'erano almeno dieci clandestini. Sono di origine afgana. Tre sono stati individuati nel mercantile attraccato a Bari, gli altri sette dovrebbero essere in viaggio sulla San Giorgio insieme agli altri superstiti.


Bene, già questo è un elemento di confusione nella verifica dei passeggeri dispersi: se la lista ufficiale viene confrontata con il numero dei viaggiatori portati in salvo, bisogna però sottrarre dieci unità perché comunque non erano previsti all'inizio. D'altra parte, Ancona (destinazione del traghetto andato a fuoco), Bari e Brindisi sono i porti in cui è maggiormente accentuato il fenomeno di coloro che entrano illegalmente nel nostro paese.

LA TESTIMONIANZA Il dirigente della polizia di frontiera di Brindisi, Salvatore De Paolis, è in prima linea nell'arginare questa invasione, e sa che spesso gli immigrati vengono trovati nascosti nei camion imbarcati sui traghetti. Il caso della Norman Atlantic è proprio questo è ciò fa anche ritenere che i dieci clandestini possano essersi trovati molto vicino al luogo in cui è divampato l'incendio. Non solo: non si può neppure escludere che vi siano altre vittime che, appunto, viaggiavano illegalmente, che probabilmente resteranno per sempre senza nome.

C'è un altro elemento a rendere più scivoloso il raffronto tra i nomi e i numeri dei passeggeri portati in salvo e quelli che comparivano nella lista ufficiale: qualcuno potrebbe essersi imbarcato regolarmente, ma all'ultimo momento, magari approfittando del fatto che qualche passeggero con prenotazione non si è presentato. Di più: rispetto a un aereo di linea, dove i controlli della corrispondenza tra passaporto e titolare dei biglietti sono pressanti, nel caso dei traghetti che percorrono queste rotte, secondo gli esperti, sono meno stringenti (anche se vengono svolti).

LA CONFUSIONE A tutti questi elementi va aggiunto un caos quasi inevitabile in una tragedia di questo tipo. Di qui si spiega anche il caso, macabro, del figlio a cui è stato detto che il cadavere del padre era stato recuperato, ma poi alla camera mortuaria di Brindisi ha scoperto che si trattava di uno sconosciuto. È successo ieri mattina, si tratta della prima vittima accertata, Georgios Doulis, un greco di 65 anni. È la moglie Teodora, dall'ospedale di Galatina a spiegare: «Dove eravamo noi, incastrati negli scivoli che dovevano portarci alle scialuppe, i morti erano due. Uno aveva gli stivali marroni, l'altro era mio marito, che non sono riuscita a salvare». Dunque, è probabile che il cadavere effettivamente portato all'obitorio - sempre un greco, ma più giovane - sia l'altra vittima, d'altra parte anche il documento ritrovato nella tasca non lascia dubbi. Alla camera mortuaria di Brindisi ieri è arrivata anche la salma di una donna turca di circa cinquant'anni anni, altri tre cadaveri dovrebbero essere sulla nave San Giorgio attesa questa mattina insieme agli altri superstiti.