Montefiascone, il principe di Canino alla Commenda tra gli amori e gli scavi di Vulci

Mercoledì 10 Settembre 2014
Montefiascone, il principe di Canino alla Commenda tra gli amori e gli scavi di Vulci
​Uomo dalla forte e contrastante personalità, amò le donne, l’arte e la bella vita.

Di questo personaggio dalle mille sfaccettature che fu politico, ambasciatore, scrittore, archeologo e anche mercante parlerà Mauro Marroni durante la serata culturale-gastronomica di venerdì all’antico borgo “ La Commenda” di Montefiascone.



Figlio di Carlo Maria Bonaparte e di Letizia Ramolino, quindi fratello di Napoleone Bonaparte, Luciano aveva uno spirito libero e risoluto e non accettò mai le intrusioni e le interferenze dell’Imperatore nella sua vita privata.



Non rifiutò però i favori, gli onori e i prestigiosi incarichi che la potente parentela gli assicurò.



Nominato ministro dell’Interno sposò, contro il volere del fratello, Christine Boyer, figlia di un albergatore di un piccolo paese della Francia. Da lei ebbe due figlie ma dopo soli tre anni di matrimonio, Christine morì lasciando il marito nell’angoscia più profonda.



Nel 1800 Luciano fu nominato ambasciatore a Madrid; qui conobbe la marchesa di Santa Cruz, donna bella, colta e raffinata della quale s’innamorò perdutamente. Si dice portasse appeso al collo un medaglione con il ritratto della marchesa e una sua ciocca di capelli. La relazione durò un anno, un periodo sufficiente per permettere alla marchesa di ottenere in prestito dall’innamorato 500.000 franchi; somma enorme per quel tempo che non gli sarà mai restituita.



Tornato in Italia, ancora una volta, contro il volere dell’imperatore che aveva in mente altre “combinazioni” matrimoniali, sposò Alexandrine de Bleschamp vedova Jouberton.



L’ira di Napoleone si riversò sul fratello che fu messo davanti ad un’unica soluzione: il divorzio o l’esilio.



Luciano scelse l’esilio. Si stabilì a Roma dove acquisto palazzo Nuňes ( poi Torlonia) in via Condotti , villa “Ruffinella” nei pressi di Frascati dove trasferì la sua collezione di quadri e diversi terreni nella zona di Canino.



Nominato Principe di Canino dal Papa Pio VII fu presto costretto, a causa di una crisi finanziaria, a ridimensionare il suo stile di vita e a vendere molti dei suoi possedimenti.



Sarà solo nel 1828 che inizierà per Luciano Bonaparte quell’avventura archeologica che lo porterà a pubblicare il resoconto degli scavi da lui eseguiti nei dintorni di Vulci e lo renderà il più grande collezionista di antichità della sua epoca.



Qualcuno lo ha però definito “predatore di tombe ”. Un giudizio ingiusto?



Ultimo aggiornamento: 12 Settembre, 16:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA