L’Oscar tradisce Bellocchio: è finita la corsa del "Traditore"

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Ci risiamo. Anche quest’anno l’Italia è fuori dall’Oscar. La doccia gelata è arrivata ieri a mezzanotte, con il comunicato dell’Academy: Il Traditore di Marco Bellocchio non è entrato nella shortlist, cioè la lista preliminare dei dieci film (uno in più rispetto al passato) da cui il 13 gennaio prossimo verranno scelti i cinque finalisti che il 9 febbraio a Los Angeles si contenderanno la statuetta di Best International Film, nuova e più ”inclusiva” denominazione al posto del solito Miglior film straniero.

Malgrado l’entusiasmo della critica internazionale, a dispetto dei distributori di tutto il mondo che, già a Cannes, avevano fatto a gara nell’assicurarsi i diritti del film, Il Traditore non ha convinto i giurati dell’Academy che hanno preferito puntare su Parasite del coreano Bong Joon-ho, Palma d’oro a Cannes (e favorito anche all’Oscar), Les Misérables del regista-rivelazione francese Ladj Ly, il dramma autobiografico Dolore e gloria del maestro spagnolo Pedro Almodòvar, il senegalese Atlantique, l’ungherese Those who remained, l’estone Truth and Justice, il ceco The Painted Bird, il polacco Corpus Christi, il macedone Honeyland, il russo Beanpole.

COSCIENZA A POSTO 
«È una grande delusione», commenta Paolo Del Brocco, ad di RaiCinema che ha coprodotto Il Traditore, «siamo comunque felici di aver supportato un grande maestro come Bellocchio e il suo meraviglioso film che, con tutto il rispetto, ci sembra superiore ad altri che sono entrati nella shortlist. Ma abbiamo la coscienza a posto, tutto quello che c’era da fare per spingere la designazione è stato fatto. Forse ci ha penalizzato il fatto che usciremo in America solo il 31 gennaio». È dal 2015, l’anno dopo la vittoria di La grande Bellezza di Paolo Sorrentino, che sulla via dell’Oscar il nostro cinema è costretto a fermarsi al primo ostacolo. E pensare che l’Italia è il Paese straniero che detiene il record di statuette vinte: da Sciuscià a La Grande Bellezza sono ben 13. La delusione si estende ora all’intero cinema italiano che, dopo le recenti designazioni infruttuose (Dogman di Matteo Garrone l’anno scorso, A Ciambra di Jonas Carpignano nel 2017) sperava di fare un passo avanti nel percorso verso il massimo premio mondiale. Invece deve uscire di scena. E resta l’amaro in bocca perché la storia del primo pentito di mafia Tommaso Buscetta, interpretato da un superlativo Pierfrancesco Favino, racconto epico ma mai celebrativo, aveva assunto una dimensione universale e convinto tutti. Unica consolazione: Il Traditore, che da noi ha incassato quasi 5 milioni, uscirà negli Usa il 31 gennaio distribuito da Sony Classic che già sulla Croisette aveva espresso l’entusiasmo per questo gangster movie all’italiana capace di sfidare i classici Usa del genere, a cominciare dal Padrino. 

NUOVA SPERANZA 
Lo sbarco nelle sale americane significa che l’opera di Bellocchio è tecnicamente candidabile come miglior film nell’edizione 2021 degli Academy e Favino, già acclamato dalla critica internazionale, potrebbe trovarsi in gara come miglior attore protagonista fianco a fianco con le star hollywoodiane. Largo alla nuova speranza.

di Gloria Satta

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