CoP26, Papa Francesco ai governi: «Non ci sono alternative alla transizione ecologica, siamo in ritardo»

La linea del Vaticano è quella dell'enciclica Laudato Sì: i Paesi con maggiori capacità devono assumersi un ruolo guida nel campo della finanza climatica, della decarbonizzazione, della economia circolare

CoP26, Papa Francesco ai governi: «Non ci sono alternative alla transizione ecologica, siamo in ritardo»
di Franca Giansoldati
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Martedì 2 Novembre 2021, 18:48

Città del Vaticano – «Non abbiamo alternative». Di fronte alle ultime proiezioni apocalittiche dell'Ipcc – il panel intergovernativo dell'Onu – che ha calcolato che se non si limita il riscaldamento climatico alla fine del secolo vi saranno almeno 300 milioni di persone costrette ad abbandonare la propria terra per l'innalzamento delle acque del mare, Papa Francesco manda un messaggio estremo alle delegazioni riunite a Glasgow per la Cop26. Il discorso lo ha affidato al cardinale Pietro Parolin che lo legge facendo attenzione a calcare su ogni parola per renderlo il più fluido e ricevibile possibile. Al suo posto doveva esserci Bergoglio ma all'ultimo momento ha scelto di non partire, forse la trasferta si presentava troppo faticosa e poi gli impegni anche a Roma non mancano («avrei voluto essere presente con voi, ma non è stato possibile. Vi accompagno però, con la preghiera in queste importanti scelte»). 

Nel messaggio il Papa fa un riassunto di quello che in questi giorni ha ribadito personallmente ai vari leader che sono transitati in Vaticano in udienza, compreso il presidente americano Biden. «Possiamo conseguire gli obiettivi scritti nell’Accordo di Parigi solo se si agirà in maniera coordinata e responsabile. Sono obiettivi ambiziosi, ma indifferibili. Oggi queste decisioni spettano a voi. La COP26 può e deve contribuire attivamente a questa coscienziosa costruzione di un futuro dove i comportamenti quotidiani e gli investimenti economico-finanziari possano realmente salvaguardare le condizioni di una vita degna dell’umanità di oggi e di domani in un pianeta sano». 

La linea del Vaticano in questi anni, specie dopo la pubblicazione della Laudato Sì, non è mai cambiata: i Paesi con maggiori capacità devono assumersi un ruolo guida nel campo della finanza climatica, della decarbonizzazione del sistema economico, della economia circolare e, aggiunge, il Papa, della vita delle persone. La road map indicata è di sostenere i Paesi più vulnerabili aiutandoli ad affrontare gli impatti del cambiamento climatico. Desertificazione, allagamenti di intere regioni, fiumi e laghi prosciugati o avvelenati da decenni di sversamenti velenosi.

«Si tratta della transizione verso un modello di sviluppo più integrale e integrante, fondato sulla solidarietà e sulla responsabilità; una transizione durante la quale andranno considerati attentamente anche gli effetti che essa avrà sul mondo del lavoro» afferma il pontefice nel messaggio. Di seguito aggiunge: «in tale prospettiva, particolare cura va rivolta alle popolazioni più vulnerabili, verso le quali è stato maturato un debito ecologico, connesso sia a squilibri commerciali con conseguenze in ambito ambientale, sia all’uso sproporzionato delle risorse naturali del proprio e di altri Paesi. Non possiamo negarlo».

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