PAPA FRANCESCO

Papa Francesco fa slittare ancora un viaggio in Argentina, troppi problemi e possibili contestazioni

Giovedì 14 Novembre 2019 di Franca Giansoldati

Città del Vaticano - I giornali argentini riportano l'indiscrezione che Papa Francesco difficilmente andrà in Argentina l'anno prossimo. Ancora una volta il Papa sembra dilazionare il viaggio nella sua patria che non vede dal 2013, da quando ha salutato i suoi collaboratori per arrivare a Roma e partecipare al conclave che lo avrebbe eletto Papa.

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Da allora, nonostante i reiterati inviti da parte delle autorità civili ed eccleiali, Bergoglio ha evitato accuratamente di programmare una visita in patria. Chi conosce bene la situazione in Argentina riferisce che in questo modo il Papa si evita possibili contestazioni, visto che la sua figura non da tutti è apprezzata. Ma si tratta di voci e indiscrezioni. Un'altra ragione potrebbe risiedere nei rapporti difficili che ha con il presidente Macri, in carica dal 2015, la cui visione economica non è in sintonia con quella che il Papa ha esplicitato nella enciclica Laudato Si e nella esortazione apostolica Evangeli Gaudium.

L'Argentina corre ai ripari per evitare il default

Ad allontanare ulteriormente il progetto di un viaggio in Argentina sono le parole che Papa Francesco ha affidato alla agenzia Telam in questi giorni. Egli ha precisato che vede alcune difficoltà nella realizzazione del viaggio ma che avrebbe pianificato l'Argentina e l'Uruguay più tardi. «Vorrei andare» ha però rassicurato.

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Intanto per il 2020 si delineano altri viaggi importanti. Quello in Sud Sudan, per esempio, da realizzare in compagnia dell'arcivescovo di Canterbury ma solo se le parti in lotta firmeranno la pace e arriveranno a breve alla composizione di un governo. Altro sogno nel cassetto è l'Iraq. Il Papa è stato più volta costretto a metterlo da parte per via delle condizioni di sicurezza proibitive. Ora che la situazione si sta lentamente assetando potrebbe pianificarlo. Infine, un'altra meta posibile è l'Oceania, l'Indonesia e Timor Est. Ma per ora tutto sembra fermo sulla carta. 
 

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