Papa, tensione con gli ebrei per l'interpretazione di San Paolo. «Alimenta germi antisemiti»

Papa, tensione con gli ebrei per l'interpretazione di San Paolo. «Alimenta germi antisemiti»
di Franca Giansoldati
3 Minuti di Lettura
Giovedì 2 Settembre 2021, 11:22

Città del Vaticano – Non si placano i dissidi tra il Papa e le massime autorità ebraiche. Anzi. La querelle su una interpretazione di un passo di San Paolo letta durante una udienza invece che appianarsi sta per riaccendersi di nuovo dopo che padre Antonio Spadaro, lo spin doctor di Francesco, in una riflessione pubblicata sul Fatto Quotidiano (dove ha una rubrica fissa) ha finito per ingarbugliare ancora di più la delicata questione affermando – per fare una sintesi – che San Paolo ha cesellato la “religione del cuore” contrapponendola all'ebraismo, la dottrina dei farisei, dedita a formalità, rigidità.

Tranchant il giudizio apparso su Moked, la rivista ebraica, punto di riferimento delle comunità ebraiche italiane: «si rispolvera un tema caro a componenti del mondo cattolico che non sono mai state capaci di liberarsi dell’armamentario di pregiudizi del vecchio antisemitismo».
 

E ancora. «Per Spadaro una delle “moine” dietro cui si celerebbe “una visione falsa del rapporto con Dio, come se l’uomo dovesse porsi in una condizione ‘pura’ per rivolgersi a Dio”. Addirittura, secondo il gesuita, “questi lavaggi finiscono solo per immunizzarci da Dio stesso, a sterilizzarci dalla fede”. Spadaro impartisce la sua lezione concludendo che il rapporto trascendente con Dio “o tocca l’autenticità profonda di una vita oppure è inutile paccottiglia devota, trash».

Il caso era scoppiato in sordina da una catechesi del Papa dell'11 agosto dedicata agli scritti di San Paolo (Lettera ai Galati). Da quella riflessione papale le autorità dell'ebraismo in Israele erano intervenute chiedendo chiarimenti su alcune affermazioni relative alla Torah. A firmare una lettera erano stati il Rabbino Rasson Arousi, Presidente della Commissione del Gran Rabbinato d'Israele per il Dialogo con la medesima Commissione della Santa Sede.

Nell'udienza il Papa rifletteva su quanto diceva san Paolo sulla Torah: «L'Apostolo spiega ai Galati che, in realtà, l'Alleanza con Dio e la Legge mosaica non sono legate in maniera indissolubile», e «la Legge non è alla base dell'Alleanza perché è giunta successivamente, era necessaria e giusta ma prima c’era la promessa, l'Alleanza». «Un'argomentazione come questa – aveva aggiunto il Pontefice - mette fuori gioco quanti sostengono che la Legge mosaica sia parte costitutiva dell'Alleanza. No, l'Alleanza è prima, è la chiamata ad Abramo. La Torah, la Legge in effetti, non è inclusa nella promessa fatta ad Abramo (...)»

Perchè mai questa polemica interreligiosa rischia di non risolversi a breve lo spiega lucidamente il rabbino Riccardo di Segni in un commento a Repubblica. Ecco il passo più significativo: «Riproporre in termini semplificati le contrapposizioni antiche comporta il rischio di confermare stereotipi ostili, nel caso particolare quello dell'ebraismo come religione abrogata e formalistica, tutta doveri, senza spirito, o semplice preparazione, "pedagogia" alla nuova fede. Trattare questi temi richiede attenzione e valutazione delle ricadute. Stupiscono anche certe difese di ufficio, in cui si arriva a dei paradossi». Lo spettro dell'antisemitismo è sempre dietro l'angolo.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA