CORONAVIRUS

Papa Francesco: «Il mondo ha bisogno di padri e non di padroni», troppa disoccupazione in giro

Martedì 8 Dicembre 2020 di Franca Giansoldati
Papa Francesco: «Il mondo ha bisogno di padri e non di padroni», troppa disoccupazione in giro

Città del Vaticano - Il mondo ha bisogno di padri e non di padroni. Così come ha bisogno di garantire lavoro alle famiglie. Papa Francesco indice un anno dedicato alla figura di San Giuseppe, patrono della Chiesa e dei lavoratori, a 150 anni dalla dichiarazione fatta da Pio IX. In un documento pubblicato oggi ha affrontato sotto vari aspetti il grande tema della paternità legato al ruolo dello sposo di Maria.

Il desiderio di scrivere su un tema del genere al Papa è venuto durante «questi mesi di pandemia»  vedendo «tante persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, ma che stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine». 

 

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Tutto questo Bergoglio lo associa alla grandezza di San Giuseppe poichè anche lui  «si pose al servizio dell’intero disegno salvifico».

«Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti» scrive il Papa. 

Allo stesso modo la figura di San Giuseppe sembra passare quasi inosservata e ricorda «l’uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta, un intercessore, un sostegno e una guida nei momenti di difficoltà. San Giuseppe ci ricorda che tutti coloro che stanno apparentemente nascosti o in “seconda linea” hanno un protagonismo senza pari nella storia della salvezza. A tutti loro va una parola di riconoscimento e di gratitudine». 

San Giuseppe, di professione falegname, ricorda al Papa anche il dramma del lavoro che manca in questi tempi segnati dalla crisi economica. «Il lavoro sembra essere tornato a rappresentare un’urgente questione sociale e la disoccupazione raggiunge talora livelli impressionanti, anche in quelle nazioni dove per decenni si è vissuto un certo benessere, è necessario, con rinnovata consapevolezza, comprendere il significato del lavoro che dà dignità e di cui il nostro Santo è esemplare patrono». 

«Una famiglia dove mancasse il lavoro è maggiormente esposta a difficoltà, tensioni, fratture e perfino alla tentazione disperata e disperante del dissolvimento. Come potremmo parlare della dignità umana senza impegnarci perché tutti e ciascuno abbiano la possibilità di un degno sostentamento?»

«La perdita del lavoro che colpisce tanti fratelli e sorelle, e che è aumentata negli ultimi tempi a causa della pandemia di Covid-19, dev’essere un richiamo a rivedere le nostre priorità. Imploriamo San Giuseppe lavoratore perché possiamo trovare strade che ci impegnino a dire: nessun giovane, nessuna persona, nessuna famiglia senza lavoro!» 

Infine, Francesco affronta di petto la grande questione dell'autorità paterna, un ruolo che è di fatto stato indebolito – sia a livello familiare che a livello sociale - dal Sessantotto. «Il mondo ha bisogno di padri, rifiuta i padroni, rifiuta cioè chi vuole usare il possesso dell’altro per riempire il proprio vuoto; rifiuta coloro che confondono autorità con autoritarismo, servizio con servilismo, confronto con oppressione, carità con assistenzialismo, forza con distruzione. Ogni vera vocazione nasce dal dono di sé, che è la maturazione del semplice sacrificio».

«La paternità che rinuncia alla tentazione di vivere la vita dei figli spalanca sempre spazi all’inedito. Ogni figlio porta sempre con sé un mistero, un inedito che può essere rivelato solo con l’aiuto di un padre che rispetta la sua libertà. Un padre consapevole di completare la propria azione educativa e di vivere pienamente la paternità solo quando si è reso “inutile”, quando vede che il figlio diventa autonomo e cammina da solo sui sentieri della vita, quando si pone nella situazione di Giuseppe, il quale ha sempre saputo che quel Bambino non era suo, ma era stato semplicemente affidato alle sue cure».

 

 

Ultimo aggiornamento: 12:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA