PAPA FRANCESCO

Papa Francesco suona l'allarme per le foreste, a rischio persino i lemuri del Madascar

Sabato 7 Settembre 2019 di Franca Giansoldati
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Antananarivo (Madagascar) – Il Papa pianta simbolicamente un piccolo baobab sperando che quella minuscola piantina possa crescere e non essere distrutta come i milioni di alberi che ogni minuto vengono bruciati in Africa per lasciare spazio a culture intensive. Un male che non succede solo in Amazzonia. Si tratta, infatti, di un problema ben conosciuto anche in Madagascar, isola ricchissima e bella alla quale Papa Francesco dedica tutte le sue energie per sottrarla agli appetiti delle multinazionali.
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L'allarme non è locale ma globale e per questo Francesco rivolge un appello alla comunità internazionale. Secondo diverse agenzie e ong la quarta isola più larga del pianeta ha perso il 44% del suo manto boschivo negli ultimi 60 anni per alimentare le esportazioni illegali di ebano e di legno di rosa, causando squilibri alla biodiversità che stanno mettendo in pericolo l'ecosistema. Persino i famosi parchi popolati di lemure – le scimmiette che sono diventate famose con il film della Disney Madagascar – sono in pericolo. 
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Ecco cosa ha detto Papa Francesco: «La vostra bella isola del Madagascar è ricca di biodiversità vegetale e animale, e questa ricchezza è particolarmente minacciata dalla deforestazione eccessiva a vantaggio di pochi; il suo degrado compromette il futuro del Paese e della nostra casa comune. Come sapete, le foreste rimaste sono minacciate dagli incendi, dal bracconaggio, dal taglio incontrollato di legname prezioso. La biodiversità vegetale e animale è a rischio a causa del contrabbando e delle esportazioni illegali. È vero che, per le popolazioni interessate, molte di queste attività che danneggiano l’ambiente sono quelle che assicurano per il momento la loro sopravvivenza. È dunque importante creare occupazioni e attività generatrici di reddito che siano rispettose dell’ambiente e aiutino le persone ad uscire dalla povertà. In altri termini, non può esserci un vero approccio ecologico né una concreta azione di tutela dell’ambiente senza una giustizia sociale che garantisca il diritto alla destinazione comune dei beni della terra alle generazioni attuali, ma anche a quelle future». 

Papa Francesco pronuncia il suo discorso davanti agli ambasciatori di tutti i paesi. «La globalizzazione economica, i cui limiti sono sempre più evidenti, non dovrebbe portare ad una omogeneizzazione culturale. Se prendiamo parte a un processo in cui rispettiamo le priorità e gli stili di vita originari e in cui le aspettative dei cittadini sono onorate, faremo in modo che l’aiuto fornito dalla comunità internazionale non sia l’unica garanzia dello sviluppo del Paese; sarà il popolo stesso che progressivamente si farà carico di sé, diventando l’artefice del proprio destino». 

Il programma del Papa in Madagascar – seconda tappa dopo il Mozambico del suo tour africano – è proseguito intenso. Dopo l'incontro con il presidente malgascio è voluto andare a visitare un convendo di suore di clausura. A loro ha confidato che la via della perfezione si ritrova nei piccoli passi di carità e amore. Alle suore ha aggiunto: «state attente al demonio che si traveste di nobiltà ed educazione».

 

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