La testimonianza choc di Maryam, attivista afghana sfuggita ai talebani: «Donne continuamente torturate»

La testimonianza choc di Maryam, attivista afghana sfuggita ai talebani: «Donne continuamente torturate»
di Franca Giansoldati
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Sabato 24 Settembre 2022, 12:22 - Ultimo aggiornamento: 17:06

Assisi – Parla sul palco di Assisi, davanti a Papa Francesco. Si chiama Maryam ma viene omesso il suo cognome per proteggerla. E' una attivista per i diritti delle donne in Afghanistan scampata alla morte certa e arrivata a Roma in modo rocambolesco. Ora è protetta dallo status di rifugiata politica. «Alcune di noi sono state sequestrate dai talebani, altre sono state torturate e uccise. Quindi siamo state costrette a vivere in luoghi nascosti, spostandoci di notte perché ricercate dai servizi segreti talebani. Non avevamo più nessuna speranza di sopravvivere, eravamo certe di morire. Anche mio marito ha perso presto il suo lavoro perché mi ha sempre sostenuto e aveva partecipato ad alcune manifestazioni. La casa in cui vivevamo è stata data alle fiamme».

In Afghanistan era una insegnante che lavorava nelle scuole insegnando alle bambine e alle ragazze, un modo per contrastare la disparità di genere e le violenze. Spesso per quello che faceva veniva minacciata, ma nulla a confronto di quello che poi si è verificato quando i Telabani hanno ripreso il controllo del paese, dopo la decisione degli Usa di lasciare il paese. 

«L'Afghanistan è tornato indietro di un secolo. Disoccupazione, povertà e tirannia ora regnano in Afghanistan. Le donne e le ragazze sono state private della libertà, non possono studiare né lavorare, andare dal medico. Chi manifesta per i diritti e libertà viene brutalmente represso. Ogni occasione è motivo per uccidere per strada, anche solo ascoltare la musica nella propria auto viene punito con la morte. La povertà e la disoccupazione hanno costretto le famiglie a vendere i loro familiari più cari (spesso bambini) e organi del corpo: abbiamo assistito anche a questo. Noi donne e ragazze che ci consideravamo difensori dei diritti (...) venivamo minacciate, picchiate e violentemente attaccate» ha affermato parlando dal palco di Assisi, una delle otto testimonianze scelte dal vescovo Domenico Sorrentino, organizzatore della kermesse basata sulla enciclica Laudato Si. 

Il quadro che Maryam descrive è impressionante. Il terrore che regna sovrano. Maryam  però è stata fortunata ha già ricevuto lo status di rifugiata assieme al marito «e speriamo che presto possano arrivare anche le nostre famiglie che purtroppo sono ancora in Afghanistan. Ora sto studiando l’italiano e vorrei riprendere presto il mio impegno a favore delle donne. Grazie Papa Francesco, grazie Economy of Francesco».

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