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Afghanistan, torna l'obbligo del burqa in pubblico per le donne: il decreto dei talebani

Afghanistan, torna l'obbligo del burqa in pubblico per le donne: il decreto dei talebani
3 Minuti di Lettura
Sabato 7 Maggio 2022, 19:11 - Ultimo aggiornamento: 20:14

In Afghanistan passo indietro nel tempo per le donne. I "nuovi" talebani - che da nove mesi sono tornati a comandare - hanno imposto per decreto a tutte le donne, quando non siano in casa propria, il burqa, il vessillo dell'identità femminile nascosta. «Le donne che non sono né troppo giovani né troppo anziane devono coprirsi il volto, tranne gli occhi, come indicato dalla Sharia, per evitare di provocare quando incontrano uomini che non siano mahram», cioè parenti stretti, recita il decreto firmato dal leader supremo dei talebani, Haibatullah Akhunzada.

Afghanistan, torna l'obbligo del burqa

Esse, prosegue, «devono indossare un chadori», cioè quel tipo di burqa che copre l'intera figura, dalla testa ai piedi, lasciando solo intravvedere gli occhi dietro a una feritoia velata da una griglia, «in quanto è tradizionale e rispettoso».

Il decreto

A chiarire dettagli e corollari del decreto ci ha pensato Khalid Hanafi, ministro ad interim per la Propagazione della virtù e la Prevenzione del vizio, che in una conferenza stampa ha spiegato che a rispondere di eventuali violazioni saranno anche il padre, il marito o il parente maschio più vicino alla donna: saranno passibili di ammonimento alla prima infrazione, di convocazione da parte del ministero alla seconda, di tre anni di carcere e licenziamento al terzo. «Vogliamo che le nostre sorelle vivano in dignità e sicurezza», ha concluso beffardamente Hanif.

Il burqa

Ancora largamente diffuso nel conservatore Afghanistan rurale, il burqa era quasi sparito in alcuni quartieri cittadini, soprattutto fra le ragazze più giovani, nate o cresciute dopo la fine del primo regime talebano, fra il 1996 e il 2001, che continuavano a coprirsi i capelli con un foulard lasciando però scoperto il volto: donne abituate a lavorare, ad andare a scuola, a spostarsi anche senza mariti o padri. E anche a far sentire la propria voce, apertamente, in pubblico: spazi, questi ultimi, ormai quasi completamente chiusi, perché ad ogni occasione di protesta - peraltro sempre più sporadiche e limitate nei numeri -, le partecipanti vengono disperse con la violenza quando non vengono fermate per poi, spesso, sparire nel nulla. Come se non bastasse il burqa, nel decreto di Akhunzada si stabilisce che se una donna non ha cose di vitale importanza da fare all'esterno, «è meglio che resti in casa». Del resto, è in quella direzione che convergono e spingono le varie «linee guida» emanate in questi nove mesi dai talebani un po' alla volta. Avevano già impedito alle donne di viaggiare fuori dalla propria città o regione senza la compagnia di un parente maschio, di svolgere molti mestieri, persino di essere curate in ospedale senza la presenza di un accompagnatore. A Kabul, inoltre, alle donne è consentito passeggiare nel parco, ma a giorni alternati con gli uomini. 

La reazione degli Usa

Gli Usa sono «estremamente preoccupati» dall'erosione dei diritti delle donne in Afghanistan, dopo che i talebani hanno reintrodotto l'obbligo di burqa in pubblico. «Siamo estremamente preoccupati dal fatto che si stiano erodendo i diritti e i progressi conquistati e goduti dalle donne e delle ragazze e afghane negli ultimi 20 anni», ha detto un portavoce del dipartimento di stato, aggiungendo che Washington e i suoi partner internazionali «restano profondamente inquietati dai recenti passi dei talebani verso donne, comprese le restrizioni sull'educazione e sui viaggi».

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