«In Slovenia serve una commissione indipendente che indaghi sulla pedofilia nella Chiesa», la richiesta di un prete abusato da ragazzo

«In Slovenia serve una commissione indipendente che indaghi sulla pedofilia nella Chiesa», la richiesta di un prete abusato da ragazzo
di Franca Giansoldati
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Venerdì 13 Maggio 2022, 13:16

«Mi chiamo Janez Cerar, sono un prete cattolico sloveno, mi occupo di minori vulnerabili e io stesso sono un sopravvissuto ad un abuso sessuale». Inizia così il racconto di questo giovane sacerdote che da cinque anni si batte perchè venga promossa in Slovenia, così come è già accaduto in altri paesi europei, una commissione indipendente che possa analizzare, fotografare e definire il fenomeno degli abusi nella Chiesa. Premette subito di amare la Chiesa e di lavorare perchè possa essere una istituzione evangelica davvero trasparente e vicina alle vittime, poi però passa a sintetizzare la sua storia, durante una conferenza nella sede della Stampa Estera.

«L'abuso sessuale che ho subito, avvenne dopo il mio ingresso nella congregazione religiosa alla quale appartengo: ero all'inizio dei miei studi di teologia, negli anni Novanta. Naturalmente il fatto l'ho denunciato sia alle autorità civili che a quelle ecclesiastiche». La denuncia ha portato a galla altri reati. Si è così scoperto che il prete che ha abusato di don Janez era un seriale, alle spalle aveva diverse vittime. «Due adulti, tra cui me che avevo 26 anni e altre tre vittime stavolta però minoreni, di 15 e 16 anni. L'autore dei reati era un superiore e questo ha reso le cose ancora più odiose, perche vi era anche un abuso di potere. Il rapporto tra superiore e subordinato è ovvio che nella vita sociale significa dipendenza dalle decisioni del superiore. Per molto tempo ho portato dentro di me il peso di quello che avevo vissuto poi nel 2018 mi sono unito ad un gruppo di laici che chiedevano cambiamenti nella Chiesa e abbiamo fondato una iniziativa chiamata Dovolj je, che significa Basta».

Affiancato dall'avvocata della associazione, Barbara Nastran, don Janez ripercorre l'iter delle denunce fatte e i problemi che via via affioravano. «Per esempio che le vittime non sono state informate del contenuto del decreto penale del Vaticano». La Santa Sede, infatti, ha emesso l'anno scorso una sentenza contro il prete pedofilo nella quale gli vietava per un periodo di tre anni di dire messa, di avvicinare ragazzi, di svolgere incarichi elettivi e di celebrare una messa in privato a favore delle vittime, recitando preghiere per loro. «Purtroppo né la Chiesa slovena né il Vaticano hanno mai rilasciato alcuna dichiarazione, né hanno informato le vittime di queste decisioni». 

In questi anni l'associazione Dovolj je ha raccolto ben 57 vittime accertate. Molti casi secondo il diritto sloveno sono prescritti, anche se tutti riscontrano ancora pesanti conseguenze dal trauma (persino problemi mentali e ricoveri). In alcuni di questi casi i sacerdoti colpevoli dei reati sono stati condannati dalla Chiesa, in tre casi i preti sono stati ridotti allo stato laicale. Tuttavia il quadro complessivo fa dire a don Janez che forse ora c'è bisogno di fare un passaggio ulteriore: «La credibilità della Chiesa richiede di agire in modo che il punto di partenza sia il principio della tolleranza zero. Mi riferisco ad azioni conseguenti ispirate alla trasparenza, alla responsabilità, alla chiarezza al fine di consentire una azione preventiva che, in caso di abuso, si attivi immediatamente». La preoccupazione che affiora è la tendenza a «offuscare i fatti piuttosto che muoversi verso i cambiamenti, e questo è dimostrato dalle procedure che richiedono tempi lunghi e alle procedure di verifica e di decisione alle quali partecipano persone che spesso non dimostrano competenza».

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