Il Papa sposta il Segretario della Cei a Velletri, scelta una sede minore per mandare messaggi alla prossima assemblea dei Vescovi

Il Papa sposta il Segretario della Cei a Velletri, scelta una sede minore per mandare messaggi alla prossima assemblea dei Vescovi
di Franca Giansoldati
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Sabato 7 Maggio 2022, 19:40

Città del Vaticano – Destinazione: Velletri. Per un vescovo come Stefano Russo che fino a oggi è stato segretario generale della Cei, guidando una realtà piuttosto articolata, ricca e molto potente, interfacciandosi con i governi e firmando importanti accordi, la piccola diocesi laziale scelta per lui da Francesco non si può proprio dire che sia di “prima classe”, tra quelle più importanti e prestigiose. Se non è uno schiaffo a tutta la Cei poco ci manca, certamente è un messaggio che il pontefice ha veicolato in vista della prossima assemblea generale prevista per fine mese, e dalla quale dovranno uscire decisioni importanti. 

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Nella sua recente intervista al Corriere della Sera il pontefice, in un passaggio, aveva anticipato che il prossimo Presidente (al posto del cardinale Bassetti in uscita per via dell'età) sarà un cardinale capace di portare avanti “un bel cambiamento”. Una svolta da realizzare appoggiandosi ad un nuovo segretario generale di sua scelta per lavorare meglio. L'appuntamento di fine maggio si presenta cruciale: i vescovi dovranno non solo votare la terna di nomi dei candidati alla presidenza (poi spetterà il Papa la nomina finale) ma in agenda hanno anche la decisione di come andare avanti sul fronte della lotta alla pedofilia, esprimendosi se accettare di fare o meno una indagine storica sul fenomeno degli abusi (come è stata fatta da quasi tutti i paesi europei). Un passaggio necessario per fotografare il quadro storico e capire come sono stati affrontati i casi. Finora su questo argomento Papa Francesco si è scontrato a più riprese con una maggioranza di vescovi perplessi o contrari.

 Sulla questione della lotta alla pedofilia Papa Francesco si era lamentato perchè ai documenti molto avanzati di questo pontificato, non corrispondono in tutte le diocesi italiane forti azioni di trasparenza e prevenzione. Per questo, anche durante l'ultima sessione, i vescovi erano stati strigliati un po'. Li aveva anche incalzati ad essere meno burocrati. 

Ma a questo malumore carsico se ne era aggiunto un altro che di recente ha fatto perdere la pazienza al pontefice inducendolo a dare forfait all'ultimo momento all'incontro di Firenze organizzato dai vescovi e dai sindaci del Mediterraneo. All'ultimo minuto il Papa non si era presentato, adducendo un problema di salute, nonostante che a Firenze vi fosse - quel giorno - la presenza del Capo dello Stato.

Dietro questa decisione grave vi era il bisogno di prendere le distanze dalla impostazione fornita dalla Cei. A Francesco non era piaciuto leggere che a quel convegno – tra i partecipanti del comitato scientifico – vi fosse  Marco Minniti. Una presenza ritenuta in quei giorni, da un nutrito gruppo di realtà cattoliche «inopportuna e imbarazzante». In una lettera pubblica che era circolata (e che era arrivata sul tavolo di Bergoglio) si ricordava che Minniti «nella veste di ministro degli interni è stato il promotore del Memorandum Italia-Libia del 2 febbraio 2017. Un Memorandum la cui applicazione da quel giorno ha consegnato ai lager libici circa 82.000 persone - tra uomini, donne e bambini - destinandoli alla detenzione arbitraria, alla tortura, a trattamenti crudeli, inumani e degradanti, agli stupri e alle violenze sessuali, ai lavori forzati e alle uccisioni. Ciò è potuto accadere semplicemente grazie alla sua firma sugli accordi di cooperazione finalizzati all’intercettamento dei migranti e dei rifugiati durante la traversata del Mar Mediterraneo». Da qui la netta presa di distanza di Francesco dall’incontro della Cei.Il trasferimento a Velletri di monsignor Russo, di conseguenza, è maturato in questo clima complicato.

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