Stupratore seriale a Perugia, il nodo delle indagini durate mesi

Stupratore seriale a Perugia, il nodo delle indagini durate mesi
di Egle Priolo
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PERUGIA Fernando Polzoni nega. Nega forse prima di tutto a se stesso di essere stato in grado di violentare Marta e Giulia, le due ragazzine di 13 e 15 anni aggredite a gennaio in un centro commerciale, la prima, e mercoledì scorso in pieno centro, la seconda.

Entrambe lo hanno riconosciuto, hanno fatto il suo nome ai carabinieri, che lo hanno arrestato martedì notte su richiesta del procuratore aggiunto Giuseppe Petrazzini. A firmare l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, sottolineando il suo essere «pericoloso» e capace di rifarlo, il giudice Angela Avila, che ieri avrebbe dovuto interrogarlo. Ma Fernando, 19 anni, assistito dall'avvocato Guido Maria Rondoni ieri mattina nel carcere di Capanne di fronte al gip si è avvalso della facoltà di non rispondere. Una linea motivata anzitutto dalla necessità da parte della difesa di analizzare nel dettaglio le carte delle due indagini che riguardano il giovane nato in Ecuador ma residente a Bastia fin da piccolissimo. Ma anche, probabilmente, dal voler dare tempo al diciannovenne (di professione aiuto cuoco in un locale di Bastia e che da qualche mese si era trasferito a Perugia) di capire fino in fondo la gravità dei fatti che gli sono contestati. Magari anche attraverso colloqui con i genitori. Per analizzare e capire, valutare e prendere piena consapevolezza dell'accaduto.

Lui, infatti, sempre secondo il pochissimo che filtra in un'inchiesta blindata anche per l'età delle vittime, avrebbe un atteggiamento «negatorio» di fronte ai due eventi, quasi potesse pensare di non aver usato violenza. Come se non ascoltare infiniti no, quando in realtà ne doveva bastare uno, fosse normale.
Resta anche da capire come mai dal primo caso di gennaio il cerchio su di lui si sia stretto soltanto dopo la seconda violenza. L'indagine sull'orrore vissuto da Marta su una scala senza uscita di un centro commerciale, a pochi passi dai suoi amici, è partita comunque con tre settimane di ritardo, quando la ragazzina, 13 anni compiuti da meno di 20 giorni, non ce l'ha fatta più a reggere il peso e ha deciso di denunciarlo. Gli accertamenti avrebbero poi richiesto molto tempo, tra testimonianze e indagini sui social. Al punto che, sempre secondo quanto si apprende, quando Giulia ha denunciato la violenza subita, i carabinieri stavano ancora lavorando sui riscontri relativi alle telefonate minatorie che il ragazzo avrebbe fatto a Marta. Pare anche che nei mesi scorsi lui avesse chiesto a qualche amico di capire se e come la ragazzina avesse fatto denuncia. Poi, vista la gravità della situazione raggiunta con la seconda violenza nella notte tra mercoledì e giovedì scorsi in centro, le indagini avrebbero preso una decisa accelerata. Con il gip che chiede di verificare «ulteriori fatti di reato dello stesso tipo che devono essere meglio investigati».
Intanto, Fernando resta in carcere. A capire il valore di un no.

Giovedì 18 Giugno 2020, 15:40
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