Stop aborto farmacologico a domicilio, il Popolo della Famiglia: «Così si aiutano le donne. Ma la prof Federici: «Maternità valore sociale, va sostenuta»

Mercoledì 17 Giugno 2020 di Aurora Provantini

Il Popolo della Famiglia Umbria esprime apprezzamento per la scelta della giunta Tesei di abrogare la delibera regionale del 2018, che consentiva agli ospedali del territorio di organizzare con il day hospital il servizio per l’interruzione volontaria della gravidanza farmacologica. “L’articolo 5 della legge 194 del 1978 richiama infatti obblighi precisi a tutela della donna” – si legge in una nota. “E’ infatti necessario valutare tutte le soluzioni possibili ai problemi e fornire ogni aiuto per rimuovere le cause che porterebbero la donna all’interruzione della gravidanza, offrendo quanto necessario sia durante la gravidanza, sia dopo il parto”. Un dichiarato invito a tornare sulle proprie decisioni. “Riteniamo l’atteggiamento del Pd e del movimento 5stelle superficiale ed ideologico, oltre che inconsapevole dei veri contenuti ed obiettivi della legge sull’aborto”. “In ogni situazione - dichiara Marco Sciamanna, presidente del Popolo della Famiglia Umbria - anche la più difficile, non dovrebbe essere mai trascurato lo scenario che una donna potrebbe non pentirsi di aver messo al mondo un figlio, o una figlia”. In buona sostanza si vuole tornare a discutere di diritto alla vita. Maria Caterina Federici, docente di sociologia dell’Università di Perugia chiarisce che il tema “ha una portata molto più vasta e attiene a scelte politiche nel senso del bene comune, che dovrebbero orientarsi verso politiche di sostegno alla famiglia e alle donne”. Caterina Federici porta ad esempio il modello della “laicissima Francia ove la maternità è sostenuta realmente sia dal punto di vista economico che con la conciliazione delle politiche degli orari di lavoro, tanto che in Francia il tasso di natalità delle donne in età fertile è doppio rispetto all’Italia”. “Ciò dimostra che l’abbassamento del tasso demografico in Italia e la scelta sempre tragica dell’aborto, sono spesso frutto della solitudine in cui la donna è lascata a gestire la maternità” – sottolinea la sociologa. “Maternità che non è un fatto esclusivamente privato - ricorda Federici - ma riguarda la famiglia, la comunità, la società intera. Riguarda inoltre la fiducia e la speranza nel futuro. Se viene meno tutto ciò, in assenza di politiche adeguate, di potenziamento della medicina del territorio (consultori, ndr) si apre l’abisso della depressione che può portare all’aborto, che per questo non va penalizzato ma casomai evitato” . Questa prassi rimane purtroppo una scelta solitaria della donna, che per le associazioni di genere e di medici ginecologi non va complicata con l’obbligo di ricovero di tre giorni per l’interruzione attraverso la somministrazione della pillola Ru486. 

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