Sangemini, quattro anni di cassa
integrazione e la paura per il futuro
«Salvaguardare tutti e 5 i marchi»

Sabato 30 Maggio 2020 di Aurora Provantini
SAN GEMINI Quattro anni di cassa integrazione, prima ordinaria a rotazione, poi straordinaria per ristrutturazione a fronte di un piano industriale condiviso con la Regione Umbria (datato novembre 2018) che non è mai partito. «E’ la storia di tante promesse fatte dalla proprietà del gruppo Acque Minerali d’Italia e di tanti sacrifici da parte dei lavoratori» – dicono le Rsu dei siti di Sangemini e Amerino. «Siamo impiegati alla Sangemini da 32 anni – dicono due degli 86 lavoratoti - e non abbiamo mai vissuto un periodo tanto difficile come questo».
«La maggior parte delle maestranze ha superato i cinquant’anni d’età, e vuole continuare ad impegnarsi duramente pur di mantenere la propria occupazione» – dicono i delegati sindacali. «Soprattutto ci preme tenere in vita i nostri cinque marchi, perché oltre alla Sangemini (l’acqua della salute che viene venduta anche nelle farmacie, ndr) c’è Amerino, Grazia, Fabia e Aura, ciascuna con caratteristiche proprie di mercato».
«Dal 2014, anno in cui la proprietà passa alla famiglia Pessina – dichiarano le segreterie di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil - abbiamo visto spendere denaro in campagne pubblicitarie, eppure le strategie di vendita sembravano svilire proprio i marchi umbri, perché gli spazi commerciali che prima erano di Fabia e Grazia, venivano occupati nella grande distribuzione in parte anche da Gaudianello e Norda, altre acque di proprietà del gruppo Ami. Che fine ha fatto la tanto sbandierata politica dell’acqua a chilometro zero funzionale ad una razionalizzazione dei costi? E gli investimenti destinati all’innovazione tecnologica?» L’apertura della procedura di concordato doveva approdare ad un piano di rilancio che metteva i siti umbri al centro del progetto di ristrutturazione. «Chiediamo di conoscere quanto prima quel piano – gridano a gran voce i sindacati - perché lì c’è scritto il futuro di 86 famiglie».
Il 20 maggio scorso c’è stato il secondo incontro al Mise. «E’ ora - dichiarano le Rsu - vista la situazione alquanto delicata a causa del concordato in essere, di provare a costruire un percorso condiviso e ove possibile, sereno». Sindacati e Rsu ribadiscono che non accetteranno «azioni unilaterali che mirano a non riconoscere i siti umbri strategici per la ripresa del gruppo», auspicando il coinvolgimento di «tutte le istituzioni locali e di tutti i parlamentari eletti in Umbria, per un vero e duraturo patto sociale a salvaguardia di Sangemini e Amerino, per lo sviluppo industriale, la salvaguardia dell’occupazione sul territorio, la tutela dei marchi storici».
La richieste non sono solo quelle di rispettare l’accordo del 2018 e di conoscere il piano industriale prima che venga depositato presso il Tribunale di Milano, ma anche che venga mantenuto quanto promesso dalla direzione di Ami, di sospendere per i mesi di giugno, luglio e agosto, la cassa integrazione, trattandosi del periodo di picco produttivo e di alta stagionalità”. Ultimo aggiornamento: 31 Maggio, 18:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Roma deserta, i controlli e la storia di Marta abbandonata in strada dai vigili (come in una favola)

di Pietro Piovani