Referendum, a 105 anni ha votato
contro le monarchie (tutte)

urne
di Italo Carmignani
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Mercoledì 7 Dicembre 2016, 18:53



Dove sono finiti i comunisti a Gualdo Tadino, comune in cui il sindaco bocciano Presciutti ha trascinato tutta la città verso il Sì? Mangiati dai bambini.
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Cime neanche tempestose. Resterà memorabile la foto del consigliere Attilio Solinas, sinistra Pd, che svetta (è alto 1,96) in una manifestazione per il No di tutti ruvidi leghisti.
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La grande forza trasversale del No? Il vento anche “de’ sinistra” che ha spirato dietro il loro successo? La felicità intellettualpopolare? Ecco tutto questo in una memorabile istantanea davanti alla Banca d’Italia, ieri pomeriggio, in un banchetto di meraviglioso sapore ottocentesco: il costituzionalista Mauro Volpi, ex membro del Csm, con il dissidente di sinistra Luigino Ciotti a distribuire vino dalemiano e porchetta nazionalpopolare ai passanti. Prosit.
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L’unico che riesce ad avere una seppur «magra consolazione», dice in una nota ufficiale, nello schieramento umbro del Sì è il segretario regionale Leonelli. E’ contento di essere arrivato quarto tra le regioni italiane, che sarebbe come essere appena fuori dal podio alle olimpiadi. Un piacere ai limiti del masochismo.
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A Scheggino ha vinto il “Sì”. Ma l’indicazione arrivata dal clan Urbani, regnanti del tartufo, che da sempre decide sindaco, assessori, luminarie e voti era per il “No”. La gente ha sempre detto “Sì” alla famiglia Urbani. Stavolta l’ha messo anche per iscritto.
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La presidente Donatella Porzi si ritrova a stare dietro di 10 punti nella sua Cannara. Una volta di più: nessuno è profeta in patria. Peggio se non si è profeti da nessuna parte. 
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Prendete Papiano, agitate bene e uscirà la vittoria del sì. Perché è importante Papiano, frazione di Marsciano dove il sì vince? Ma perbacco, è la patria del competitor del centrodestra della Marini, Claudio Ricci. Il No perde per due voti 375 a 373 e Ricci infila il filotto: perde per la Regione, ad Assisi e adesso il referendum. Nonostante il nome, il renziano Gionata Moscoloni, vince senza sforzo.
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A Perugia si racconta di una riunione di giunta in cui ognuno ha messo sul tavolo il suo voto. Era un gioco, che si può ricostruire così: No per Prisco, Romizi e Cicchi. Sì per Calabrese, Waguè e Fioroni. La Severini era rimasta al 1416. Barelli né sì né no. Ma lui da sempre .
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In molti comuni dell’Orvietano, terra di vini, ha vinto il Sì. Il produttore Massimo D’Alema è avvertito.
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Polino è una garanzia per il Pd, sono bastati 89 voti per sbaragliare il No, fermo a 63. Piccolo è bello.
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Preci è uno dei pochi comuni terremotati in cui ha vinto nettamente il “Sì” . Qualche settimana fa Renzi c’era andato a pregare. 
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Abituati alla corsa, a Gubbio vanno sempre di fretta. Così una ragazza al suo primo voto, dopo avere presentato la tessera elettorale e documento al seggio, stava per crociare la scheda davanti a tutti rischiando d’invalidarla. Preso alla lettera il concetto di voto trasparente. 
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Umbertide il «sì» ha avuto un consenso del 53,30% nonostante il forte impegno di due pezzi da novanta quali Marco Vinicio Guasticchi, vice presidente del consiglio regionale, e dell’onorevole Giampiero Giulietti. Vorrà dire qualcosa?
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A Citta’ di Castello, come per ogni appuntamento elettorale dal 1946 in poi, si è presentata alle urne Luisa Zappitelli, con tutti i suoi 105 anni compiuti a novembre. Nel 1946 disse “No”. Alla monarchia.

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