L'umbro Lorenzo Barone ce l'ha fatta: ha percorso in bicicletta la strada più a nord del mondo

Martedì 13 Aprile 2021 di Vanna Ugolini
L'umbro Lorenzo Barone ce l'ha fatta: ha percorso in bicicletta la strada più a nord del mondo

«Ce l'ho fatta. Sono a pezzi mentalmente e psicologicamente ma ce l'ho fatta». Lorenzo Barone, 23 anni, partito da San Gemini, vicino a Terni, ci ha raccontato in questi mesi in cui ha pedalato lungo le strade più fredde del mondo che cosa significa l'avventura. Che cosa significhi mettere i propri limiti alla prova, in solitudine e, tutto sommato, senza attrezzatture stellari. Barone pedala da quando era un bimbo, la mamma l'ha cresciuto come un uomo libero e lui quella libertà se l'è presa tutta. Senza tanti soldi, (un paio d'anni fa lo si incontrava per le strade del centro di Terni a vendere le sue foto per finanziarsi), con un gruppo di amici che gli ha fatto da supporto a distanza, pubblicando foto e video quando lui non poteva, ha pedalato prima nel deserto d'estate e poi in Sibera d'inverno, con l'unico obiettivo di mettersi alla prova e di avere la mente aperta. Aperta, soprattutto, agli incontri, all'umanità che ha incontrato. A rapportarsi con la grandezza della natura. Lungo la strada ha trovato anche l'amore, Aygul, e l'ha sposata a gennaio. In una giornata piena di sole e di neve, naturalmente, con la sposa che non ha rinunciato all'abito sbracciato e al decolletè anche se fuori il termometro segnava parecchi gradi sotto zero e la cerimonia è finita a palle di neve, con lui in maniche di camicia a difendersi dalla neve gettata da lei sullo sfondo di un cielo chiaro e rosato.

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Oggi, 13 aprile 2021, è infatti arrivato al traguardo, a Yuryung Khaya, nella Repubblica di Sakha, dopo 2.801 chilometri percorsi sulle due ruote in solitaria. Lungo il tragitto, in questi due mesi, ha incontrato temperature anche di meno 45 gradi, mentre nell'ultima tratta del viaggio, dopo essersi lasciato alle spalle villaggi sperduti, ha pedalato su un fiume ghiacciato per 675 chilometri. «È un sogno» commenta Barone, sempre emozionato nel vivere
l'esperienza di essere «isolato dal mondo». Ha quasi sempre dormito in tenda, accettando qualche volta l'ospitalità nei villaggi che attraversava. Un anno fa aveva completato un viaggio lungo il polo del freddo siberiano nei mesi più freddi ed era stato fermato là dalla pandemia.

Una profonda esperienza umana ma anche scientifica e un formidabile test per i materiali che aveva con sè. In realtà avrebbe voluto fare l'impresa in gennaio, quando era più freddo ma non era riuscito a partire perchè gli pneumatici della bici si spaccavano per il freddo e il peso dei bagagli. Una vera e propria avventura umana che Lorenzo Barone ha affrontato con semplicità e sempre con il sorriso, senza mai andare oltre il limite della sua incolumità. Ha dovuto infatti anche fermarsi per rimettere in sesto un ginocchio che gli si era gonfiato per la fatica di una lunga pedalata controvento. E anche ora Lorenzo ha deciso di fermarsi. "Mi ci vorrà almeno un mese per riprendermi fisicamente e mentalmente". E dopo? Dopo si vedrà. Il mondo è una straordinaria scoperta soprattutto se lo si guarda pedalando su due ruote. 

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