I ritratti di Corot e la bellezza del paesaggio: dopo "La vita è bella" Papigno cerca il rilancio con la cultura

I ritratti di Corot e la bellezza del paesaggio: dopo "La vita è bella" Papigno cerca il rilancio con la cultura
di Aurora Provantini
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 “Dal profondo di un bosco e con il rumore della Cascata affermo di avere un solo scopo nella vita che intendo perseguire con costanza: dipingere paesaggi”. Emille Corot si trovava a Papigno quando espresse all’amico Abel Osmond, in una lettera, la volontà di dedicarsi ad un genere di pittura nuovo, l’8 agosto del 1826. Era ospite dei conti Graziani. E a Papigno produsse dal vivo otto paesaggi, tre disegni e quei due ritratti che divennero famosi in tutto il mondo: la ragazza che filava la lana e il giovane papignese. Erano gli anni in cui la bellezza della natura sembrava essersi concentrata sul paesino a ridosso del Nera, rendendo popolari gli orti e uniche le sue pesche gialle. Una delle gole più ammirate della Valnerina, dipinte da artisti provenienti da ogni parte d’Europa. A metà degli anni Settanta, a causa della fabbrica del carburo, il paesino era tutto ingrigito. I tetti, i muretti lungo la strada, persino le facciate delle case, erano ricoperte da quella polverina che rendeva il paesaggio surreale. Erano i fumi che le ciminiere della fabbrica nata sulla sponda del Nera avevano scaricato per decenni nel cielo, proprio all’altezza delle case abbarbicate sullo sperone di roccia che svetta dirimpetto. Quando ci si accorse che il terrapieno era fatto di sostanze inquinanti, l’intero borgo venne interdetto e si spopolò. Papigno, che era una delle zone coltivate di maggior pregio del Paese, era stato sconquassato dall’industrializzazione. Anche se le sue pesche gialle conquistano un capitolo tutto per loro dentro l’archeologia arborea. Papigno decide di ripartire da Corot, per il suo rilancio storico, artistico, culturale, turistico ed ambientale. Con un progetto di rigenerazione urbana unico nel suo genere. Un merito che va all’ associazione “Il castello di Papigno”, che si è messa all’opera per migliorare il borgo. In queste ore i paesani stanno lavorando alacremente per allestire i percorsi “Corot- Papigno”. Anche il presidente Luigi Ascani sta spostando la terra per mettere i cartelli con le raffigurazioni dei quadri di uno dei più grandi paesaggisti di tutti i tempi. L’operazione rientra nel più ampio progetto del “Museo Diffuso dei Plenaristi”, che rievoca i dipinti dei pittori en plein air, attraverso riproduzioni fotografiche collocate nei luoghi salienti della valle ternana, esattamente nel punto in cui gli artisti li realizzarono due secoli fa. Franco Passalacqua, la mente e l’anima dei “Plenaristi nella valle incantata” lo chiama “Il miracolo Corot”. “Dobbiamo tutto a lui, a Corot – secondo Passalacqua – ed è grazie alla sua magia che ancora oggi sembra di rivivere l’emozione provata dai pittori en plein air”. Ci saranno i due giovani di Papigno ritratti da Corot nel 1826. E ci saranno le opere del pittore tedesco Carl Blechen, con le riproduzioni del dipinto delle ragazze (nelle cinque versioni) che si bagnano nel fiume Nera immerse nei boschi sotto Papigno. Si tratta di due percorsi ad anello: uno dentro e uno tutto attorno al borgo. Per far ritrovare quel contesto scenografico che fu di ispirazione a Corot e ai pittori en plein air, il Garden Club di Terni si sta occupando dell’allestimento diffuso del verde. L’8 maggio verranno inaugurati quei percorsi che racconteranno la storia del paesino che fece innamorare tanti artisti oltre due secoli fa. 

Domenica 25 Aprile 2021, 10:12
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