Foligno, Giostra della Quintana: «Vi racconto come è nato l’amore per il Giotti che dura da 40 anni»

Stefano Cruciani in una foto di tanti anni fa
di Giovanni Camirri
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Sabato 3 Settembre 2022, 08:19 - Ultimo aggiornamento: 4 Settembre, 22:56

FOLIGNO C’è un pezzo di Quintana che è il motore più vero della Giostra: Il Popolo della Quintana. E i popolani, e con loro i figuranti e tutto il mondo dei rioni, hanno storie bellissime da raccontare. Una di queste è quella di Stefano Cruciani, 55 anni, da sempre e per tutti “Recchietta” che proprio in questo settembre quintanaro festeggia i suoi 40anni, come testimonia la foto del 1982, di militanza al rione Giotti.

Come è iniziato tutto?

“La genesi prende le mosse nel 1981. All’epoca ebbi la mia prima esperienza con la Quintana quando seguii l’allora cavaliere Mauro Mazzocchi. L’anno seguente Mazzocchi passò al Giotti e lo seguii. Era il 1982, avevo 15 anni, e da allora sono trascorsi 40 anni”.

Quale è stato il primo “incarico” al Giotti?

“Dovevo fare il portalancia e nell’attesa di provare il costume entrai nella stanza dove c’erano i tamburi. Erano tempi in cui per attutire il rumore in prova si coprivano con le bandiere. Mi misi a suonare e da li tutto è cambiato”

Cosa accadde?

“Entrò Osvaldo Pinchi, altro storico rionale del Giotti, e io temei di aver combinato qualcosa. Invece mi fece continuare a suonare e divenni tamburino, ruolo in cui sono rimasto per 11 anni, fino al 1993”.

C’è stata, quindi, una ulteriore evoluzione, giusto?

“Sì, perché poi ho ricoperto per diversi anni il ruolo di padrino dei cavalieri e ho incarnato anche altre figure”.

Una grande passione, quindi, quella per la Quintana e per il Giotti

“Una grandissima passione, direi, fatta di sacrificio, gioie e qualche delusione. Ma sempre vissuta nel senso più vero della festa, dello stare insieme per crescere. Adesso è diverso”.

Si spieghi meglio

“I ragazzi di oggi vivono una Quintana che ha vissuto negli ultimi 7-10 anni un cambio generazionale per certi versi mai visto. E se da un lato si tratta di un elemento positivo in chiave di nuove leve, dall’altro va approfondito per trovare un filo d’unione tra passato e presente. La mia non è una critica, ma vuole essere un invito a dare valore ad una esperienza che guardando al futuro, anche un futuro molto lontano, può correre il rischio di andar perduta. Ai ragazzi dico: vivete la Quintana divertendovi”.

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