Scuola, caos rientri dopo la febbre
i medici di famiglia sotto pressione

Martedì 29 Settembre 2020 di Monica Riccio

TERNI Uno starnuto, un colpo di tosse, magari gli occhi un po’ arrossati, e scatta la psicosi Covid. Ovunque. E’ allarme ansia-da-Covid ormai un po’ dappertutto in questo inizio autunno che ha portato, oltre alle prime piogge, anche i primi raffreddori, e quelli che fino a un anno fa erano considerati semplici malesseri di stagione ecco che oggi fanno oggettivamente paura. A fare le spese di questa nuova situazione sanitaria di perenne pre-allarme sono le scuole, gli studenti, le famiglie, l’organizzazione scolastica in generale dove ritrovarsi il naso che cola è peggio ormai che un 4 in pagella. E se al naso che cola si aggiunge qualche linea di febbre ecco che va in tilt anche il miglior dirigente scolastico, e con lui la più saggia delle mamme. 
Chiamati a mettere ordine in questo “protocollo Covid scuola” sono i pediatri, e i medici di famiglia per gli studenti più grandi, a loro, ai medici di medicina generale e pediatrica è demandato il “potere” di decidere. Anche quando pure per loro non è affatto facile farlo. Già perché le linee guida parlano di “sintomatologia Covid”, ma quando un sintomo è Covid e non semplice raffreddore? Ed ecco che alunni con febbre, raffreddore e/o problemi gastrointestinali finiscono a casa da scuola e li restano, anche per dieci e più giorni in attesa di poter tornare alle lezioni, o meglio in attesa di poter effettuare il tampone, se il medico/pediatra lo richiede. Ricapitolando: febbre, raffreddore, si sta a casa, si chiama il medico/pediatra che valuta e decide se attivare la procedura Covid, con richiesta del tampone alla Direzione Sanitaria di competenza. E qui la faccenda si blocca, perché se nei primi giorni di scuola le procedure risultavano abbastanza snelle adesso, a raffreddore diffuso, il sistema è andato a gambe all’aria. E non poteva essere altrimenti.
«Se noi medici richiediamo il tampone in prima giornata per qualsiasi paziente che ci si presenta con sintomatologia sospetta Covid è normale che il sistema non ce la faccia – spiega la dottoressa Simonetta Centurione, medico di famiglia che opera a Terni, segretario provinciale della Fimmg – Federazione Italiana Medici di Medicina Generale. Meglio osservare per tre o quattro giorni, del resto la sintomatologia è la stessa dell’influenza. Solo un raffreddore non può portare un ragazzo immediatamente al tampone ma quando è richiesto non può nemmeno essere atteso giorni e giorni – afferma». 
Dello stesso avviso è la dottoressa Valeria Colantoni, medico di medicina generale a Terni: «la chiave è una attenta anamnesi del paziente e dei sintomi che riferisce o manifesta – spiega – per evitare di imbottigliare nel percorso Covid chi non ne ha bisogno e di fare ingolfare il sistema a danno di chi, al contrario, va sottoposto a esame». E’ innegabile che i telefoni dei medici di famiglia in questi giorni sono roventi, tutti li cercano, tutti pretendono risposte. Un po’ di chiarezza ha cercato di metterla in campo anche la presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, che con la ordinanza numero 55 del 22 settembre ha predisposto un nuovo piano per affrontare tutti i casi che si dovessero presentare a scuola e a casa: “Si ricorda – precisa il dispositivo - che soprattutto nei bambini da 0 a 6 anni la sola rinorrea (raffreddore) è condizione frequente e non può essere sempre motivo in sé di non frequenza o allontanamento dalla scuola”. Viene poi ribadito che “la misurazione della temperatura e la routinaria rilevazione dello stato di salute è una precisa responsabilità della famiglia” e che in caso di sintomatologia riconducibile a Covid, “il pediatra/medico – spiega l’ordinanza - valuta se richiedere la esecuzione di tampone diagnostico. Due i percorsi: tampone positivo e il caso viene preso in gestione dal Servizio Igiene e Sanità Pubblica, tampone negativo e la certificazione per la riammissione a scuola viene redatta dal pediatra/medico di famiglia. Inutile dire che dietro l’angolo è attesa l’influenza stagionale e che se il sistema non sarà snellito, si rischia la paralisi di ogni percorso di sorveglianza scolastica.

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