Rossi: «Già a luglio la ripartenza».
Idee per il rilancio, Martella: «Alle
nostre strutture certificato di sanità»

Rossi: «Già a luglio la ripartenza». Idee per il rilancio, Martella: «Alle nostre strutture certificato di sanità»
di Michele Bellucci
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PERUGIA - L’Umbria è scattata dalle prime file nell’attesa ripartenza e il settore agricolo scalpita. Un territorio che ha subito gravi danni a livello economico ma che, forte di caratteristiche uniche e risorse peculiari, sembra avere chances per recuperare subito terreno. Questo grazie soprattutto al binomio agricoltura e turismo, che ora più che mai potrebbe essere l’asso nella manica per attrarre visitatori nella regione e nuovi flussi economici: «C’è bisogno di una politica meno frammentaria - sostiene Fabio Rossi, presidente di Confagricoltura Umbria - specialmente in termini di promozione. Dall’ambiente ai prodotti della terra, dalla ristorazione fino alle bellezze artistiche, è fondamentale promuovere l’Umbria nel suo insieme e puntare a una svolta, già nei mesi di luglio e agosto». Parole che trovano riscontro in un progetto che Confagricoltura Umbria insieme alle strutture omologhe di Emilia Romagna, Marche e Toscana sta implementando con il Club Alpino Italiano: «Il Sentiero Italia CAI rappresenta una grande occasione - spiega Rossi - è uno dei percorsi più lunghi del mondo (368 tappe, 6.880 chilometri, ndr) e unisce il Paese attraversando la catena appenninica. Vogliamo rendere fruibile il nostro pezzo di Appennino trasformandolo in un piccolo “Cammino di Santiago”. Faremo il necessario per migliorare il percorso già esistente, poi va creata la rete di attività che lo renderanno davvero interessante. Un progetto che imprenditori seri, supportati da politici lungimiranti non condizionati dalle elezioni, potrebbero realizzare in breve tempo». Il rilancio del Sentiero Italia CAI nel tratto umbro era al centro di un convegno programmato per lo scorso marzo e saltato a causa del Coronavirus; tra le idee più interessanti il rilascio di una “certificazione di qualità” alle strutture (ricettive, commerciali, culturali, ecc) aderenti alla rete.

Già nei prossimi giorni potrebbe vedere la luce un altro progetto che punta sul turismo rurale e sull’attribuzione di un “bollino di garanzia” per piazzare l’Umbria in testa alla classifica delle mete per l’estate 2020: «Abbiamo proposto di creare un protocollo per tutti gli operatori agrituristici della regione - annuncia Francesco Martella, presidente dell'Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali umbri - così che sarà possibile dire agli italiani “venite in Umbria, questa è la nostra garanzia che starete in una struttura corrispondente a tutte le norme anti-contagio”. Va stimolato di nuovo il turismo rurale perché abbiamo strutture di altissima qualità e un enorme bacino cui puntare, in primis quello romano. Un patrimonio culturale invidiabile, un simile contesto e gli ampi spazi di cui disponiamo sono una cosa unica. In Italia quest’anno circa 6 milioni di persone forse non potranno andare al mare, quindi va fatto un pacchetto promozionale che valorizzi la nostra gestione familiare, più accurata su molti aspetti. Un simile flusso attiverebbe anche il consumo dei prodotti di qualità del territorio». Gli agronomi, tra i professionisti con uno sguardo più pragmatico sul mondo dell’agricoltura e sensibili alle sue problematiche, sottolineano che una rete tra le imprese è fondamentale per il rilancio: «Anche questa è tra le proposte che abbiamo fatto all’assessore Morroni. Urge riprendere il lavoro sulle produzioni certificate di qualità, perché abbiamo tanti prodotti tipici da valorizzare ed è il momento di farlo».

SETTORI IN CRISI
Fabio Rossi di Confagricoltura sottolinea che al momento tutte le aziende che “correvano” e avevano un mercato in essere, soprattutto se diretto ovvero non mediato da Grande distribuzione o altri canali, stanno soffrendo molto. Il vino in particolare, per problematiche legate anche alle tempistiche di produzione e stoccaggio, ma anche il mondo dell’olio e la zootecnia non si sono salvate. Inoltre «chi ha fatto investimenti, ad esempio nel diversificare con attività come quelle connesse all’offerta agritusitica, ora è in enorme difficoltà». Il credito è a suo parere il problema più scottante, perchè «anche con garanzie statali che coprono il 90% della richiesta, le banche si prendono i loro tempi, come se fossimo in una situazione normale. Ci stiamo lavorando - garantisce - e probabilmente una soluzione sarà arrivare a coprire anche il restante 10% attraverso Gepafin». Così tra proposte, nuove iniziative e progetti in partenza c’è spazio per non cedere al pessimismo: «Dopo i momenti più neri c’è sempre una ripartenza. In Umbria dovremmo iniziare col censire seriamente tutta la nostra offerta, perché tra corsi di cucina, gite in canoa, sentieri ciclistici, grotte da visitare… c’è davvero di tutto però manca un quadro di quel che è possibile fare nella regione. Un atteggiamento provinciale ha sempre impedito di realizzare una cosa simile, ma ora essendo tutti con l’acqua alla gola, la stessa politica oltre agli imprenditori, credo che sarà possibile finalmente creare un sistema ben organizzato. Tutte le risorse disponibili devono essere messe a regime dietro un progetto, non in modo frammentario». E annuncia che è stata già commissionata una ricerca all’Università di Perugia per capire dove vanno a finire le risorse europee all’agricoltura che arrivano sul territorio umbro, «perché chiarire a chi vanno i soldi sarà il primo passo per fare tutto ciò».

Non è rosea neppure l’analisi di Francesco Martella, che indica cinque settori particolarmente colpiti. Al già citato comparto del vino, «in sofferenza perché l’intero ambito l’Horeca si è fermato e l’Umbria, che produce soprattutto vini di pregio che vanno nei ristoranti anziché a tavola, ne sta soffrendo più di altre regioni», si aggiungono quello florovivaistico che nel momento clou della stagione ha visto bloccarsi tutto, la zootecnia soprattutto per la parte legata agli ovini («non si può lavorare questo latte destinandolo alla lunga conservazione e anche la riduzione di consumo degli agnelli sotto Pasqua è stato un duro colpo»), per chiudere con quello agrituristico e delle aziende agricole che facevano vendita diretta di prodotti velocemente deperibili. L’antidoto sembra essere soprattutto muoversi rapidamente e soprattutto puntare al cambio di paradigma, anticipando in Umbria rivoluzioni che presto saranno al centro del dibattito internazionale: «I nostri agricoltori hanno aderito in massa alle misure agroambientali - sottolinea il presidente dell'Ordine degli agronomi - quindi restano sistematicamente sotto i limiti consigliati per le concimazioni e i trattamenti. È stata una visione politica abbracciata da gran parte del territorio. Ora si accende una grande sfida, ovvero andare oltre il concetto di biologico e muoversi verso il cosiddetto “residuo zero”, cioè garantire che il prodotto offerto al consumatore non contenga né agrofarmaci né molecole di sintesi né sostanze indesiderate. Per esempio a volte nell’agricoltura bio non avendo potuto trattare le colture contro malattie fungine i prodotti potrebbero contenere sostanze che, seppur naturali, potrebbero dare intolleranze. Dato che attualmente l’Umbria è tra le regioni con il più alto numero di ettari aderenti alle misure agroambientali, cioè regolate da vincoli volontari che l’agricoltore ha scelto di abbracciare, saremmo poco lungimiranti a non puntare su questo per ripartire». Intanto per domani, 19 maggio, l’Ordine degli agronomi dell’Umbria ha organizzato un webinar sul tema del credito per le imprese agricole e per i professionisti. Tra le altre cose si approfondiranno la cambiale agraria, le garanzie Ismea e il Fondo Re Start, con una serie di ospiti come lo stesso Martella, il direttore generale di Ismea Raffaele Boriello, quello di Gepafin Carmelo Campagna e l’assessore regionale Michele Fioroni (inizio alle 16.00, iscrizione obbligatoria, maggiori informazioni sulla pagina FB ufficiale).

Lunedì 18 Maggio 2020, 13:36 - Ultimo aggiornamento: 14:57
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