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Covid, gli anticorpi monoclonali funzionano: la prima paziente umbra non ha più sintomi

Covid, gli anticorpi monoclonali funzionano: la prima paziente umbra non ha più sintomi
di Luca Benedetti
4 Minuti di Lettura
Martedì 13 Aprile 2021, 08:06 - Ultimo aggiornamento: 14 Aprile, 09:20

C’è prudenza, ma anche un pizzico di ottimismo rispetto al trattamento dei malati Covid con gli anticorpi monoclonali.
Le buone notizie arrivano dal San Matteo degli Infermi di Spoleto dove il 25 marzo il farmaco sperimentale è stato infuso a una paziente folignate di 78 anni, dializzata da 32. La donna era arrivata in ospedale per il trattamento che presentava sintomi lievi: un po’ di febbre e tosse.

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«La paziente è asintomatica», informa la dottoressa Paola Vittoria Santirosi, responsabile della struttura di Nefrologia e Dialisi dell’ospedale di Spoleto che ha in cura la paziente folignate, prima in Umbria ad essere sottoposta a terapia con anticorpo monoclonale. La donna «non presenta nessun sintomo di malattia, anche se persiste tampone positivo ma a bassa carica virale». L’assistita, spiegano dalla Asl 2, è ancora seguita quindi nel reparto Covid di Nefrologia di Spoleto (è in dialisi da oltre trent’anni), attentamente seguita dallo staff medico ed infermieristico del San Matteo degli Infermi.
Una luce in fondo al tunnel per l’Umbria che ha giocato la partita degli anticorpi monoclonali sin da subito. E che ha numeri quasi da primato nazionale.


«I dati in nostro possesso aggiornati a venerdì-spiega al telefono l’assessore alla Salute, Luca Coletto- ci dicono che c’è il Veneto che ha il dato più alto di infusioni con 176, la Campania con 68, la Lombardia con 26 come le Marche e noi ne abbiamo ventotto. Quindi, dimostriamo che l’Umbria crede in questo tipo di sperimentazione. Che serve per curare i malati di Covid in casa seguiti da usca e medici di famiglia. Un sistema di gestione al quale crediamo e che permettere di tenere lontano i positivi dagli ospedali. Cioè liberare i posti letto. Ecco perché cerchiamo di accelerare l’utilizzo delle 250 sacche che abbiamo come riserva nazionale, sacche che altrimenti possono essere assegnate ad altre regioni. Il momento è complesso per i medici di famiglia impegnati anche nelle vaccinazioni, ma il fatto che anche il medico del Pronto Soccorso può eleggere un paziente da curare con la terapia monoclonale, ci dà una spinta in più».

Se da Spoleto arrivano segnali positivi sulla prima paziente che è stata curata con gli anticorpi monoclonali, l’assessore Coletto aggiunge un altro dato confortante: «Non abbiamo avuto esito negativo delle cure in corso. Se non qualche segnalazione di malessere che è rientrato in fretta. Anche se per avare i primi risultati che si possono ritenere attendibili rispetto alla sperimentazione in corso dobbiamo aspettare un mese dal momento che c’è stata la somministrazione».

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Con il primo bilancio sull’utilizzo degli anticorpi monoclonali per battere il Covid, l’assessore Coletto rilancia la sfida per la medicina del territorio: «Il problema, visto il numero degli ospedali che ha l’Umbria, è che nel corso degli anni è stata fatta una scelta con gli ospedali al centro piuttosto che puntare sulla medicina del territorio. E questo ha un peso anche sulle scelte legate elle cure da effettuare nella sfida al Covid. Tra l’altro l’Umbria vuol puntare ancora di più sulle terapie domiciliari per i pazienti asintomatici o paucisintomatici tant’è che abbiamo avviato la sperimentazione anche per l’uso della colchicina legata a chi ha il virus ma non necessita di ospedalizzazione».
Resta il nodo dei protocolli nazionali per la cura domiciliare del Covid-19. «Non ci sono ancora- attacca Coletto- e non sappiamo perché. Ci sono state sperimentazioni positive, i medici che lo hanno fatto su cento pazienti con il virus ne hanno dovuti ricoverare solo due. Non solo, hanno anche avuto vinte partite delicate e complesse al Tra. Eppure ci sono dei freni incomprensibili».

 

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