Superlega, Ceferin debole con i potenti: il calcio "super" non può salvarsi

Superlega, Ceferin debole con i potenti: il calcio "super" non può salvarsi
di Antonello Valentini
2 Minuti di Lettura
Domenica 25 Aprile 2021, 07:40

Non era la Superlega, ma non sarà nemmeno la SuperChampions a risolvere la crisi di un calcio europeo in coma finanziario, a un passo dal crac. Se la pandemia ha accelerato e inasprito il problema dei conti in rosso, le trame carbonare di Florentino Perez e Andrea Agnelli con Real Madrid e Juventus e altre 10 società golpiste hanno scavato un solco profondo nel sistema Uefa/Federazioni/club. E nella nostra Lega di Serie A, la cosiddetta Confindustria del pallone più nota per litigiosità e lacerazioni che per efficienza e progettualità, sarà difficile anche ricucire i rapporti personali dopo gli stracci volati in questi giorni.
In linea con la Uefa - dove il presidente Ceferin non è esente da responsabilità - la Figc si prepara a scongiurare il rischio di altri strappi per quanto riguarda le Coppe europee. Chi partecipa alla Serie A dovrà firmare una clausola vincolante di fedeltà alla Champions League e all’Europa League, ma anche alla prossima Conference League, la terza competizione internazionale che da quest’anno farà resuscitare la vecchia Coppe delle Coppe e coinvolgerà all’inizio altre 32 squadre. A proposito del clima che si respirerà in Italia, sarà interessante seguire perciò domani i lavori del Consiglio federale della Figc. A parte Agnelli che si è già dimesso da n.1 dell’Eca (Associazione dei club europei) dove avrebbe dovuto difendere gli interessi di 246 società, c’è da capire che farà Marotta, che in Consiglio rappresenta tutta la Serie A e con l’Inter aveva aderito alla Superlega. Così come da più parti si chiede un passo indietro all’altro “congiurato”, Paolo Scaroni, presidente del Milan e componente del Consiglio della Lega di A.
Ma la vera partita per un progetto di calcio sostenibile si gioca senza alternative sul tavolo della razionalizzazione dei costi: stadi di proprietà per capitalizzare, tetto al budget, taglio degli stipendi dei calciatori, compensi dei procuratori arrivati a cifre indecenti (nel 2019, solo Juve, Inter e Milan hanno speso complessivamente 96 milioni in provvigioni). Dalla Uefa non è arrivato un esempio di consapevolezza e rigore. Il fair play finanziario è diventato un colabrodo, basterebbero i casi del Manchester City e del Paris Saint Germain. Lo sloveno Ceferin, successore di Platini, ha dimostrato fin qui nei rapporti con i club scarsa personalità e una preoccupante sudditanza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA